Cgil: «Produrre acciaio produce rifiuti, non può essere messa in discussione Rimateria»

Per il segretario generale Giovanni Golino «oggi è necessaria, per l’acciaio che verrà, e lo è per le bonifiche e per la demolizione del sito ex Lucchini, come non smette di ripetere la stessa Jindal»

[3 dicembre 2018]

Ogni processo industriale produce rifiuti, e l’industria dell’acciaio non può sfuggire alla regola: anzi, quando il ciclo industriale è basato sui forni elettrici i rifiuti sono sia l’input (rottame, essendo in questo caso l’acciaieria un vero e proprio impianto di riciclo) sia lo scarto. A Piombino nel corso di lunghi decenni si sono accumulate milioni di tonnellate di questi scarti, mai adeguatamente gestiti, e altri arriveranno quando – questo è l’auspicio comune – l’attività siderurgica riprenderà con Jindal.

Per questo i quesiti referendari promossi dai contrari all’attività di Rimateria, azienda locale attiva nell’economia circolare, secondo la Fp-Cgil della Provincia di Livorno – rappresentata dal segretario generale Giovanni Golino – sono «errati, anzi fuorvianti, rispetto alle scelte reali a cui sono sottoposti i cittadini e i lavoratori di Piombino. Il vero quesito referendario è se si vuole produrre acciaio: sì o no».

«Ad ascoltare tutte le forze sociali coinvolte nel dibattito, sono tutte concordi – sottolinea Golino – nel voler tornare alla produzione dell’acciaio. Vorremmo allora ritrovare negli stessi soggetti la stessa determinazione nel dire alla collettività che produrre acciaio, inevitabilmente, vuol dire produrre rifiuti, e che quindi ci sarà assoluto bisogno di una discarica, per quella frazione di rifiuti non riciclabile. Ecco perché non può essere messa in discussione l’azienda Rimateria. La discarica è oggi necessaria, per l’acciaio che verrà, e lo è per le bonifiche e per la demolizione del sito ex Lucchini, come non smette di ripetere la stessa Jindal. Chiarito che è volontà comune far ripartire la produzione metallurgica, a questo punto il secondo vero quesito è se si vuole una discarica interamente privata, magari gestita direttamente dal produttore di acciaio, come già accaduto per decenni nella ex Lucchini, o se si preferisce una discarica che abbia all’interno della sua compagine societaria il Pubblico. Ai due quesiti la Funzione Pubblica Cgil di Livorno ha due risposte chiare. Sì, vogliamo che si produca acciaio. Sì, vogliamo che ci sia rappresentato l’interesse pubblico all’interno della proprietà della discarica».

Da sottolineare che non si tratta “solo” di una discarica, in quanto Rimateria è un’azienda che ha nella sua mission quella della riqualificazione ambientale che già oggi sta portando avanti, delle bonifiche, del riciclo e (infine) dello smaltimento in sicurezza dei materiali non riciclabili, offrendo un concreto supporto alla sostenibilità dei cicli produttivi (in primis) locali.

Questo non toglie che «la partecipazione e la libertà di esprimere le proprie rivendicazioni è un diritto fondamentale, compresi – sottolinea Golino – i lavoratori di Rimateria che nel Consiglio comunale dello scorso 29 novembre sono stati oggetto di aggressioni verbali e insulti: non per questo però essi rinunceranno a difendere il territorio in cui vivono e il proprio posto di lavoro. Come spesso accade, si cade nella rete della lotta fratricida di chi vuole contrapporre lavoro ad ambiente, è una vecchia storia a cui non cederemo, per la Fp-Cgil Livorno la coscienza ambientalista è divenuta una positiva costante nelle lotte di difesa del territorio da parte dei cittadini, e ancora di più da parte degli tesi lavoratori. Proprio per questo rilanciamo la necessità del confronto costruttivo, chiedendo ai comitati e a tutte le forze sociali di poter incontrare tutte le forze sindacali, per trovare insieme gli strumenti migliori che riescano a coniugare il rilancio industriale, la tutela ambientale e l’occupazione».

L. A.