Che fine faranno gli incentivi all’eolico italiano

Nelle previsioni GSE fino al 2018 l’onere in bolletta scenderà di oltre 200 milioni di euro

[19 marzo 2015]

Come già evidenziato da ANEV e dallo studio eLeMeNS sui ”Costi e Benefici dell’eolico”, il GSE conferma che il peso degli incentivi dovuti all’eolico diminuirà significativamente nei prossimi anni, anche a fronte della realizzazione dei nuovi impianti con le aste 2015/2020.

Lo sviluppo dell’eolico incentivato in esercizio ha subito un brusco rallentamento con l’introduzione del DM 6 luglio 2012.  Nella presentazione del GSE “Lo sviluppo dell’eolico in Italia: incentivi e risultati”, risulta che a partire dal maggio 2013 fino alla fine del 2014, la potenza incentivata è stata di soli circa 300 MW.

Tale rallentamento è ben evidenziato anche dal contatore FER del GSE, che aggiorna mensilmente il costo indicativo cumulato annuo degli incentivi, come previsto dal DM 6 luglio 2012 (art.2).

Dal contatore di gennaio 2015, si apprende che l’eolico incide per circa 1,52 miliardi di euro sul totale di 5,77 miliardi di euro. Gran parte del costo indicativo dell’eolico ricade sui CV (Certificati Verdi), con un valore di 1,38 miliardi di euro, valore quest’ultimo destinato a decrescere significativamente nei prossimi anni, e già a partire dal 2015, per effetto del termine del periodo di incentivazione (CV in uscita). Si prevede infatti, per il 2015, l’uscita di 7 impianti per una potenza totale di 87 MW, per il periodo 2016 – 2020 l’uscita di 145 impianti per un totale di 1.934 MW e per il periodo 2023 – 2028 un totale di 448 impianti pari a 5.975 MW, ovvero la maggior parte degli impianti.

Anche il GSE, così come era stato già rappresentato dall’ANEV, prevede un notevole impatto sul contatore FER dovuto all’uscita dei CV. Per il periodo 2015 – 2018, nell’ipotesi in cui il prezzo dell’energia rimarrà costante (uguale al 2014); non si avranno significative variazioni nella producibilità degli impianti e si avrà la graduale entrata in esercizio di tutti gli impianti aventi diritto, per effetto dell’uscita dei CV si prevede una riduzione progressiva dell’onere di incentivazione di circa 15 milioni di euro nel 2015, 50 milioni di euro sia nel 2016 che nel 2017 e 90 milioni di euro nel 2018, determinando la discesa dell’onere complessivo a circa 1,29 miliardi a dicembre 2018.

I dati resi noti dal GSE mettono inoltre in luce il fatto che per l’eolico la richiesta di partecipazione alle procedure d’asta è stata di molto più elevata rispetto alla effettiva disponibilità (eccetto che per il primo bando) e che una percentuale molto bassa di impianti sono entrati in esercizio rispetto agli aventi diritto (meno del 50% nel primo bando) per via dei termini molto estesi. Emerge un chiaro squilibrio tra la volontà degli investitori di voler sviluppare l’eolico in Italia e lo scarso impegno delle Istituzioni a voler favorire tale crescita rendendo disponibili adeguati contingenti di potenza.

La diminuzione del costo dell’incentivo all’eolico previsto per i prossimi anni, offre un ulteriore stimolo e margine per le aziende che vogliono investire nel settore, volendo peraltro puntare al raggiungimento dell’obiettivo che si è posto il Governo, all’interno del PAN, di realizzare 12.680 MW al 2020. Si auspica quindi che il Ministero dello Sviluppo Economico, in procinto di emanare un nuovo decreto per la definizione dei contingenti di potenza, tenga conto di questi dati e fornisca la possibilità al settore eolico di riprendere la sua crescita e portare al Paese benefici quali crescita economica, occupazione e tutela dell’ambiente.

di Anev