Se la politica tergiversa il clima non aspetta: 2 morti in Calabria dopo una bomba d’acqua

Che fine ha fatto l’ambiente nella nota di aggiornamento al Def del governo?

Molti buoni propositi ma pochi numeri. E intanto peggiora ancora la decarbonizzazione del Paese: Enea, la quota di rinnovabili sui consumi finali è ferma ai valori del 2015

[5 ottobre 2018]

Dopo un’altalena di dichiarazioni contraddittorie e un ritardo di molti giorni rispetto a quanto programmato, la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) del governo M5S-Lega è stata presentata – dopo aver informato la Commissione Ue – in Parlamento, con una novità importante: dopo il ruvido confronto con le istituzioni europee e l’impennata dello spread, il livello del deficit pubblico non è stato fissato al 2,4% per il prossimo triennio, ma soltanto per il prossimo anno. Rimane il problema: per fare cosa?

Il nodo sarà definitivamente sciolto solo con la legge di Bilancio che il governo gialloverde si appresta a varare, definita dal ministro dell’Economia Giovanni Tria come «coraggiosa e responsabile, puntando alla crescita e al benessere dei cittadini, assicurando in seguito un profilo di riduzione del deficit, che passerà dal 2.4% del 2019 al 2.1% del 2020 per chiudere all’1.8% del 2021». Il tutto insieme a un pacchetto di misure che «porterà un aumento della crescita all’1.5 per cento nel 2019 per arrivare all’1.6 e l’1.4 negli anni successivi». Stime assai generose rispetto a quelle fornite ad oggi da fonti nazionali (come Confindustria) e internazionali, ma tant’è.

In tutto questo quale ruolo è stato riservato allo sviluppo sostenibile nei progetti del governo? All’interno delle 138 pagine della nota di aggiornamento al Def (disponibile qui https://goo.gl/5AsLn7) viene dedicato al tema il paragrafo Ambiente e energia, dove in realtà si spazia dalla volontà di intervenire «sulla Legge-quadro sulle aree protette» a quella di promuovere «un’efficace integrazione del Capitale naturale nelle valutazioni e nei sistemi di monitoraggio delle politiche», dall’obiettivo di «garantire l’accesso all’acqua quale bene comune e diritto umano universale» a quelli di «limitare il consumo del suolo, prevenire il rischio idrogeologico», del «contenimento delle emissioni del particolato PM 10 e del biossido di azoto NO2» o di «governare la transizione verso l’economia circolare e i ‘rifiuti zero’». Nessun obiettivo quantitativo viene però dettagliato su questi fronti, coerentemente del resto con il contratto di governo M5S-Lega, rendendo difficile seguire l’attuazione di questi buoni propositi. Un target invece è presente per quanto riguarda le energie rinnovabili, anche se a lunghissimo termine: «Obiettivo generale – si legge nella nota di aggiornamento al Def – è arrivare al 2050 con un sistema energetico alimentato solo da fonti rinnovabili e sostenibili. In tale contesto, sarà varato il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, finalizzato a raggiungere gli obiettivi europei per il 2030». Nel documento si legge che tale Piano è «in fase di definizione e da presentare alla Commissione Ue entro la fine del 2019», sperando naturalmente si tratti di un refuso: il primo Piano dovrà arrivare a Bruxelles entro 1 gennaio 2019, ovvero tra poco meno di tre mesi. E su questo fronte l’Italia non è messa bene.

Come spiega infatti l’Enea nel corso del primo semestre 2018 i consumi di energia primaria in Italia sono cresciuti del 3,2% e quelli di petrolio del 4,5%; nonostante la crescita delle rinnovabili nel loro insieme (+9%) peggiora (-9%) l’indice Ispred elaborato dall’Agenzia nazionale proprio «per monitorare la transizione energetica: si tratta del decimo decremento consecutivo in relazione al deterioramento di tutte e tre le sue componenti: prezzi, decarbonizzazione, sicurezza energetica. Lato de carbonizzazione – argomenta l’Enea – la riduzione delle emissioni nel primo semestre 2018 è stata dello 0,7% rispetto al I semestre 2017, segnando una sostanziale stabilità negli ultimi due anni, mentre gli obiettivi europei richiederebbero una discesa molto più rapida. A frenare la decarbonizzazione anche la quota di Fer sui consumi finali che, per il quarto anno consecutivo, si attesta sui valori raggiunti nel 2015». Ma se la politica tergiversa, il clima non aspetta: proprio in queste ore si registrano in Calabria e in larga parte del sud Italia torrenti esondati e allagamenti. Mentre scriviamo sono state salvate già 16 persone – molte rifugiate sui tetti per sfuggire alla bomba d’acqua –, ma una madre e suo figlio (un altro è ancora disperso) sono stati uccisi dall’ondata di maltempo che si è abbattuta su Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro.

L. A.