Chimica verde, in Italia il primo impianto industriale al mondo a produrre biobutandiolo

Un composto chimico il cui mercato vale già 3,5 miliardi di euro, finora realizzato solo a partire da fonti fossili

[29 settembre 2016]

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Il butandiolo è un intermedio chimico con una vastissima gamma di applicazioni, un composto derivato dal butano molto usato sia come solvente sia per la produzione di plastiche, fibre elastiche e poliuretani: il suo mercato vale già oggi circa 3,5 miliardi di euro all’anno, per 1,5 milioni di tonnellate prodotte. Un settore in forte crescita, che si stima raggiungerà nel 2020 le 2,7 milioni di tonnellate (con un valore di oltre 6,5 miliardi di euro). C’è però un problema: finora, il butandiolo è sempre e solo stato prodotto industrialmente soltanto a partire da fonti fossili, alimentando i conseguenti impatti ambientali.

Da oggi un’alternativa la offre l’Italia, con l’inaugurazione dello stabilimento Mater-Biotech di Bottrighe (Rovigo): grazie a un investimento di oltre 100 milioni di euro, sarà il primo impianto industriale al mondo dedicato alla produzione di biobutandiolo. Ovvero, butandiolo ricavato non da fonti fossili ma da zuccheri, attraverso l’utilizzo di batteri escherichia-coli opportunamente ingegnerizzati.

Protagonista dell’iniziativa è il gruppo italiano Novamont: partendo da una tecnologia sviluppata da Genomatica – società californiana leader nel settore della bioingegneria – ha messo a punto la piattaforma biotecnologica necessaria alla produzione del composto chimico, per poi concretizzare l’impianto industriale in provincia di Rovigo riconvertendo un sito abbandonato.

A oggi sono 6 i siti che Novamont ha rivitalizzato e 4 le tecnologie prime al mondo realizzate e moltiplicabili secondo il modello di bioraffineria integrata nel territorio, in cui vengono messi a punto tecnologie e prodotti in grado di dare soluzioni concrete a problemi di ampia portata come, ad esempio quello della valorizzazione del rifiuto organico. «Mater-Biotech, insieme ai centri di ricerca  Novamont di Piana di Monte Verna e di Novara, costituisce  una formidabile piattaforma per le biotecnologie industriali, dalla ricerca di base agli impianti flagship, – commenta Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont – un’occasione per creare un vantaggio competitivo in collaborazione con altre realtà del settore accademico e industriale».

Nel caso dello stabilimento di Bottrighe questo si tradurrà a regime in lavoro per circa settanta persone (più 180-200 nell’indotto), tutte coinvolte per la realizzazione di un prodotto che verrà realizzato su scala industriale – 30.000 tonnellate/anno a regime – con un risparmio di CO2 pari ad almeno il 50% rispetto ai processi che utilizzano fonti fossili; ad accrescere il profilo della sostenibilità ambientale del composto contribuirà anche l’efficienza energetica dell’impianto Mater-Biotech di Bottrighe, concepito per riutilizzare i sottoprodotti della lavorazione per il fabbisogno energetico dell’impianto stesso, ottimizzando così il ciclo di vita dell’intero processo.

«L’inaugurazione dello stabilimento Mater-Biotech di Novamont a Bottrighe – commenta il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci – è un passo avanti importante per la chimica verde italiana. Si tratta infatti del primo impianto industriale al mondo per la produzione di biobutandiolo. Mater-Biotech rappresenta dunque un pezzo di futuro, una scommessa tecnologica, industriale e sociale, un’esperienza di eccellenza che pone ancora una volta l’Italia all’avanguardia nel settore della chimica verde. Ed è anche un’occasione per creare nuova occupazione rinnovando in chiave green la tradizione italiana nel settore chimico».