La geotermia può risolvere due problemi Ue: emissioni di CO2 e scarsità di materie prime

Il progetto Chpm2030, finanziato dalla Commissione europea, punta a combinare la produzione di energia pulita con l’estrazione di metalli utili all’industria continentale

[29 agosto 2017]

L’Unione europea si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra e contribuire ad una transizione completa verso un’economia a basse emissioni di carbonio, il che si traduce nell’impegno a tagliare i gas climalteranti del 80%-95% al 2050, in linea con l’Accordo di Parigi.

Al contempo, per mantenere e migliorare il proprio ruolo manifatturiero, l’Europa deve poter affrontare un’altra grande sfida: garantire la fornitura di materie prime critiche, in particolare metalli, alle industrie Ue. Il territorio del Vecchio Continente è però tradizionalmente povero di molte delle materie prime necessarie ad un’economia verde (e non), diminuendo oltretutto il numero degli impianti di approvvigionamento delle poche disponibili – in particolar modo le miniere – anche a causa dei relativi impatti ambientali. Contesto che trova molte corrispondenze con quello riscontrabile nel nostro Paese.

Come documentato dal Senato italiano, infatti, l’Ue importa oggi «sei volte tanto materiali e risorse di quante riesca ad esportarne, per una cifra che si aggira sui 760 miliardi di euro l’anno e che rappresenta oltre il 50% in più rispetto agli Usa. In particolare, importa circa il 60% del fabbisogno di combustibili fossili e metalli e ha individuato 20 materie prime che rappresentano una criticità in termini di sicurezza degli approvvigionamenti». Le risorse «hanno registrato una variazione in aumento dei prezzi, in termini reali, del 300% nel periodo tra il 1998 e il 2011» e, nonostante «i recenti miglioramenti nella produttività delle risorse, i modelli di consumo europei di risorse rimangono molto intensivi in confronto agli standard mondiali», con aggravi di costi economici ed ambientali.

Per offrire una via di sviluppo sostenibile che sappia incrociare la necessità di risorse naturali e la riduzione delle emissioni di gas serra, l’Ue sta portando avanti il progetto Chpm2030 (Combined heat, power and metal extraction), finanziato dalla Commissione Ue con lo scopo di definire e «sviluppare una nuova soluzione tecnologica, potenzialmente dirompente, che possa contribuire, in un unico processo interconnesso, a soddisfare i bisogni europei nel campo energetico e dei metalli strategici».

La chiave del percorso – che per l’Italia vede coinvolto il Consiglio nazionale dei geologi (Cng) – sta nella geotermia, dato che vi sono già «prove di acque ricche di metalli all’interno degli esistenti impianti geotermici». Inaugurato il 1 gennaio 2016, con una durata prevista di 42 mesi, il progetto Chpm2030 ha «come obiettivo primario – spiegano dal Cng – la trasformazione delle formazioni profonde ricche di minerali metallici in sistemi avanzati costituiti da corpo minerale/sorgente geotermica (Egs – Enhanced geothermal systems) da utilizzare come base per lo sviluppo di una nuova tipologia di risorsa per l’estrazione combinata di calore, energia e metalli.

Lavorando alle frontiere di sviluppo delle risorse geotermiche, dell’estrazione di minerali e dell’elettrometallurgia, Chpm2030 ha l’obiettivo trasversale di «fornire un nuovo impulso allo sviluppo geotermico in Europa, impegnandosi nella ricerca di percorsi precedentemente inesplorati a bassi livelli di maturità tecnologica (low-technology readiness levels – Trl)», obiettivo che «sarà raggiunto attraverso lo sviluppo di una roadmap a sostegno della implementazione pilota del sistema entro il 2030, e di una implementazione commerciale su larga scala entro il 2050». Tutto grazie all’impiego della geotermia, con tecnologie chiave per produrre sia calore sia elettricità a basso contenuto di carbonio.