Legambiente e Radicali rielaborano una proposta di fiscalità ambientale

Meno inquino meno pago: ovvero come trovare 5 miliardi di euro nella legge di Stabilità

In Italia non mancano le risorse per un nuovo modello di sviluppo: semmai non si vogliono trovare

[12 novembre 2015]

meno inquino meno pago

In Italia le tasse sono troppo alte? Dipende. Quelle che gravano sul capitale e soprattutto sul lavoro sono fuori misura, mentre la tassazione volta a colpire il consumo di risorse naturali viaggia a tassi irrisori. Il governo Renzi ha fatto della riduzione delle tasse il mantra del proprio operato, ma ha scelto le tasse sbagliate. La necessità di un correttivo ecologico che possa imprimere forza e qualità allo sviluppo italiano nel mentre non fa che crescere, e ad offrire un pacchetto di misure pronto all’uso sono ancora una volta Legambiente e Radicali italiani. La proposta #menoinquinomenopago, che già era stata messa sul tavolo lo scorso anno (poi bellamente ignorata dal governo Renzi), è stata rielaborata per inserirsi nel contesto della legge di Stabilità 2016, e presentata oggi a Roma con un sostegno trasversale: insieme a Edoardo Zanchini di Legambiente e Michele Governatori dei Radicali italiani c’erano esponenti di ogni forza politica, dal Pd a Forza Italia, passando per i Cinquestelle.

Gli interessi in gioco, d’altronde, riguardano tutti gli italiani. Intervenendo sulla fiscalità ambientale per cancellare privilegi e rendite è possibile liberare risorse per nuovi investimenti e mettere in moto processi di innovazione in settori produttivi centrali per l’economia italiana. Nel nostro paese, inoltre, chi estrae risorse preziose come l’acqua o materie prime per l’edilizia per fini privati paga canoni irrisori (a volte nulla!) a differenza di quel che avviene nel resto d’Europa, così come paga pochissimo chi conferisce rifiuti in discarica. Territorio e beni comuni sono oggi sfruttati a beneficio di pochi privilegiati che, per politiche vecchie e miopi, pagano oneri bassissimi pur incidendo sul benessere di tutti.

Cancellare le rendite contro l’ambiente e i sussidi alle fonti fossili, al contrario, libererebbe risorse per investimenti in innovazione ambientale e per la riduzione delle tasse sul lavoro: la nuova proposta di legge #menoinquinomenopago, secondo i suoi relatori, consentirebbe di  generare 5 miliardi di euro all’anno di risorse fiscali (erano 7 nell’elaborato dello scorso anno), intervenendo sia nell’ambito dei canoni di concessione per le attività di escavazione e prelievo di acqua e materie prime e il conferimento a discarica dei rifiuti, sia sulle bollette dove si annidano costosi sussidi diretti e indiretti al consumo di ambiente.

I particolare, la proposta interviene sul settore energetico (Articolo 1 – Eliminazione regimi di favore per i combustibili fossili e ridefinizione delle accise con obiettivi ambientali), dove l’utilizzo di fonti fossili determina inquinamento e emissioni climalteranti, e dove sono individuabili esenzioni alle accise sui consumi energetici pari ad almeno 5,7 mld/a nel 2014, quasi tutte a vantaggio del consumo di fonti fossili, in gran parte nei trasporti. Le proposte di modifica della Legge di Stabilità intervengono anche in campo ambientale (Articolo 2 – Fiscalità in materia di acque di sorgente, attività estrattive e conferimento a discarica),  dove oggi il sistema di tutela e la fiscalità sul prelievo e l’uso di risorse limitate e non rinnovabili è iniquo, pro-consumo di risorse naturali e a favore delle rendite. Nelle bollette pesano inoltre sussidi alle fonti fossili pari a oltre 2 miliardi di Euro (nel 2012), e gli oneri generali di sistema non sono caricati in modo proporzionale bensì con un sussidio incrociato a favore soprattutto dei consumatori di taglia più grande e di quelli con più grande incidenza dei costi energetici. La proposta di modifica, agli articoli 6 e 7, interviene su questi punti.

In campo ambientale, dove oggi il sistema di tutela e la fiscalità sul prelievo e l’uso di risorse limitate e non rinnovabili è iniquo, pro-consumo di risorse naturali e a favore delle rendite, si interviene nell’attività di escavazione, dove i canoni di concessione stabiliti dalle Regioni sono estremamente bassi o pari a zero (compiendo un doppio danno, visto che i materiali riciclati utilizzabili al posto di quelli vergini rimangono troppo spesso inutilizzati), con regole di tutela incomplete e inadeguate; idem per le acque minerali dove i canoni sono irrosori perfino in aree con difficoltà di approvvigionamento idrico. Qualche dettaglio: i canoni per le concessioni da cava da 34 milioni di euro/anno a 230 milioni, quelli per le concessioni di acqua minerale da 12 milioni di euro/anno a 240 milioni, quelli per il conferimento a discarica da 40 milioni di a 500 milioni; la rimodulazione delle accise sui prodotti energetici, con la soppressione di esenzioni che per il 2014 sono stimate in 5,7 mld, permetterebbe di ridurre ulteriormente il carico fiscale sui redditi.

Nel loro complesso, l’approvazione delle modifiche permetterebbe di generare complessivamente risorse fiscali per almeno 5 miliardi di euro: non è vero che nel nostro Paese mancano le risorse per gli interventi per promuovere un nuovo modello di sviluppo. Quando “mancano”, la verità è che non si vogliono trovare.

L. A. 

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