Blue energy, i cittadini toscani sono favorevoli allo sviluppo delle energie rinnovabili marine

È nato a Grosseto il primo Blue energy lab organizzato dall’Università di Siena, coordinatrice del progetto europeo Maestrale nato per favorire lo sviluppo sostenibile nel Mediterraneo

[4 maggio 2018]

I cambiamenti climatici esistono, e ci riguardano direttamente: in tempi di negazionismo climatico rampante (come Oltreoceano mostra benissimo il presidente Usa Donald Trump) è confortare osservare come sia d’accordo con quest’affermazione oltre il 93% degli intervistati dall’Università di Siena all’interno di Maestrale, il progetto co-finanziato dall’Ue con 2,4 milioni di euro che vede proprio l’Ateneo toscano come il coordinatore a livello europeo.

I risultati del sondaggio – che è stato attraverso Facebook, ArpatNews e il nostro quotidiano online – sono stati presentati ieri dal responsabile scientifico del progetto, il chimico ambientale Simone Bastianoni, durante lo svolgimento del primo Blue energy lab che ha animato la sala consiliare del Comune di Grosseto. Sono 353 i cittadini ascoltati, per il 92% e per il 58% costieri, per verificare negli intervistati la percezione dei cambiamenti climatici; la conoscenza pregressa delle blue energy; la propensione alla loro installazione e  gli aspetti collegati ritenuti come più preoccupanti; la preferenza tra le varie tecnologie blue energy. I risultati possono dirsi confortanti.

Non solo la quasi totalità degli intervistati crede che i cambiamenti climatici siano una minaccia da fronteggiare, ma larga parte ritiene che le blue energy – ovvero le energie rinnovabili marine – siano una delle leve da mettere in campo per far fronte alla sfida. Su una scala da 1 a 10 il 92,6% si dichiara infatti favorevole (voto uguale o superiore a 6) all’installazione di tecnologie blue energy, mentre il 77,6% si dichiara molto favorevole (voto uguale o superiore a 8). Poi, certo, non mancano i punti interrogativi: pur mostrandosi aperti all’impiego sul territorio delle energie marine, i cittadini sono in parte (38%) preoccupati dall’impatto che queste potrebbero avere su flora e fauna, sulla pesca (25%), per il loro impatto visivo (24%) e per il rumore (18%).

«Sostenibilità ambientale, tutela degli ecosistemi, reali potenzialità e adattabilità delle tecnologie, oltre che alla loro accettazione da parte della cittadinanza – commenta al proposito Bastianoni – sono elementi da valutare bene prima di partire con progetti esecutivi: quello di oggi (ieri, ndr) è il primo step di un progetto partecipativo che si allargherà sempre di più».

Lo scopo finale è quello di dare pienamente corpo al progetto Maestrale – che oltre al nostro Paese riguarda altri sette Paesi europei, ovvero Cipro, Croazia, Grecia, Malta, Portogallo, Slovenia e Spagna –, iniziato nel 2016 e con orizzonte la fine del 2019, promuovendo la capacità di innovazione nell’area  mediterranea per uno sviluppo sostenibile: ad oggi nel mondo il 90% dell’energie rinnovabili marine è utilmente impiegato in Europa, ma gli impianti sono per la quasi totalità installati nel nord del Vecchio continente, mentre le potenzialità del Mare nostrum sono state finora trascurate. Il potenziale energetico è diverso, ma non per questo meno utile: «Dobbiamo prendere atto di un contesto dove il moto ondoso, ad esempio – ha spiegato il ricercatore dell’Università di Siena Riccardo Pulselli – non è forte come nel Mare del Nord, ma nel Mediterraneo sono presenti caratteristiche interessanti che permetterebbero una certa continuità produttiva». In grado non solo di generare elettricità ma anche biofuel (grazie alle alghe) e calore (impiegando pompe di calore).

Un’opportunità di rilievo anche sotto il profilo occupazionale, dato che utilizzare le energie marine potrebbe garantire «la creazione di 400mila posti di lavoro in tutta Europa», come ha ricordato intervenendo a Grosseto l’oceanografo e responsabile del laboratorio di modellistica climatica Enea Gianmaria Sannino.

Un’opportunità che, per essere colta anche nel Mediterraneo – e perché no anche in Toscana nello specifico – deve passare attraverso un approccio integrato e una condivisione coi territori. Per questo l’Università di Siena, dopo aver già condotto una review delle migliori tecnologie ad oggi disponibili per lo sviluppo delle blue energy, apre adesso il dibattito alla partecipazione dei cittadini: il Blue energy lab che si è appena concluso, e al quale anche greenreport è stato invitato a partecipare come stakeholder, è solo la prima di numerose iniziative all’insegna dell’inclusività che attraverseranno il territorio toscano nel corso dei prossimi mesi: stay tuned.