Il 56% delle famiglie intervistate non conosce la certificazione energetica del proprio immobile. Il 39% degli edifici sono in classe G (la peggiore) e solo il 6% in classe A

Civico 5.0: indagine su condomini poco green e riqualificazione energetica

Riqualificando 30mila condomini entro il 2030 si avrebbe un risparmio di quasi 400 milioni di euro annui per le famiglie

[6 dicembre 2018]

«Se si vogliono ridurre i consumi energetici, e quindi le emissioni in Italia, è fondamentale affrontare il problema del consumo degli edifici attraverso seri interventi di riqualificazione e di efficientamento energetico. Per questo occorre avere il coraggio di riconvertire 30mila condomini all’anno, quelli con maggiori problemi di efficienza energetica, entro il 2030. Se si riqualificassero 30mila alloggi all’anno si potrebbero raggiungere importanti risultati: quasi 400 milioni di euro annui di risparmi in bolletta per le famiglie, per una media di circa 620 euro l’anno ad alloggio, a livello ambientale si eviterebbero emissioni in atmosfera per 840.000 tonnellate di CO2 all’anno e si ridurrebbero i consumi di circa 420 milioni di metri cubi di gas sempre all’anno.  Da un punto di vista economico si potrebbe produrre anche un incremento dei valori immobiliari, stimati da vari studi, in un range compreso tra il 5 e il 15%, per abitazioni ristrutturate con standard energetici e ambientali di questo tipo. Al 2030 questa operazione permetterebbe complessivamente una riduzione di 9,7 miliardi di euro di risparmi globali in bolletta per le famiglie e 20,7 milioni di tonnellate di CO2 non emesse in atmosfera e 10,3 miliardi di metri cubi di gas non consumati. Senza contare che un’azione di questo tipo permetterebbe di creare nuovi posti di lavoro, circa un milione puntando proprio sulla riqualificazione energetica (dato Rapporto Oise)».

È questa la sfida e la proposta che lanciata oggi Legambiente che ha presentato  Civico 5.0 Un nuovo modo di vivere il condominio, la campagna nazionale di studio e informazione che ha come partner Fassa Bortolo e Dolomiti Energia. La campagna è stata presentata oggi a Roma nel corso dell’incontro “Come accelerare la riqualificazione energetica dei condomini”, pensato per presentare i risultati del monitoraggio di Civico e per fare il punto sullo stato di salute dei condomini italiani.

Obiettivo di Civico 5.0, che è anche una web-app, è quello di «sensibilizzare e informare cittadini, ma anche amministratori e tecnici su questi temi, dando strumenti utili per acquisire una maggiore consapevolezza sul peso energico della propria abitazione; l’altro obiettivo è quello di realizzare anche monitoraggi tecnici: indagini termografiche esterne e interne e – novità di quest’anno – analisi sui consumi elettrici per capire quanto consuma una casa».

Legambiente ricorda che «Stando agli ultimi dati sono 1,2 milioni i condomini presenti in Italia dove vivono circa 14 milioni di famiglie. Di questi almeno 740mila (16%) necessitano di un’ampia riqualificazione energetica, perché costruiti nel dopoguerra con materiali e tecniche che avevano scarsissima attenzione all’efficienza dei sistemi di riscaldamento; mentre l’82% sono stati costruiti prima dell’entrata in vigore della legge 10/91sull’efficienza energetica in edilizia».

Anche quest’anno il monitoraggio di Civico 5.0 restituisce un quadro poco felice: «Case colabrodo (disperdono il più delle volte energia termica d’inverno e si surriscaldano d’estate con ricadute sulla salute degli abitanti e un amento della bolletta termica energivore), energivore, poco green e costruite nel dopoguerra con materiali e tecniche che avevano una scarsa attenzione all’efficienza dei sistemi di riscaldamento«. E poi ci sono «Cittadini spesso poco attenti e informati sulle caratteristiche della propria abitazione, come l’indicazione della certificazione energetica dell’immobile, o distratti nel momento in cui acquistano un elettrodomestico senza tener conto della classe energetica che aiuterebbe a ridurre il costo della bolletta».

Nel 2018 Legambiente ha monitorato 22 condomini a Bagheria, Napoli, Potenza, Foggia, Grosseto, Savona, Vercelli, Modena, Rovigo, Trieste, Trento, Ancona, coinvolto 36 famiglie (con figli, giovani coppie senza figli e anziani) e 12 regioni. Il Cigno Verde sottolinea che «La maggioranza dei condomini monitorati è stata costruita negli anni ‘70 e si trova in zona climatica E. Il 56% delle famiglie intervistate non è a conoscenza della classe energetica del proprio immobile. Quando la classe energetica è nota, nel 39% dei casi si tratta di una classe G, e nel 6% dei casi di una classe A. Inoltre nel 28% delle abitazioni sono stati rinvenuti problemi di umidità, e nel 6% formazioni di muffa ad essa correlata. Il sistema di distribuzione del calore più diffuso nei condomini monitorati è quello centralizzato. Quasi il 60% delle abitazioni è risultato sprovvisto di termostato ambiente, il 42% non ha installate valvole termostatiche, i sistemi di contabilizzazione del calore (ripartitori) sono presenti nel 53% delle abitazioni. La caldaia a condensazione è usata da 6 famiglie (17%), pompe di calore da 5 famiglie (14%), e in un solo caso è usata una fonte rinnovabile (solare termico per produzione di ACS). 16 famiglie (44%) segnalano fenomeni di eccessivo caldo e/o freddo nell’abitazione. 12 famiglie (33,3%) eccessivo soleggiamento».

Secondo Katiuscia Eroe, responsabile ufficio energia Legambiente, «E’ fondamentale fare un salto di qualità e quantità degli interventi di riqualificazione energetica dei condomini, per ridurre i consumi energetici, per riuscire davvero ad aiutare le famiglie a vivere meglio e spendere meno, oltre che a ridurre le emissioni di gas serra di cui il Pianeta ha fortemente bisogno. Il nostro Paese negli ultimi anni ha introdotto alcuni strumenti di intervento importanti per la riqualificazione degli edifici, oltre a quelli di ristrutturazione degli alloggi, e in particolare l’Ecobonus e il Sismabonus per i condomini. Il problema è che manca una chiara strategia per legare gli incentivi alle prestazioni raggiunte con gli interventi. Per queste ragioni dobbiamo fissare un obiettivo di interventi da realizzare entro il 2030, da far rientrare nel Piano energia e clima che il nostro Paese dovrà approvare nel 2019».

Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente, aggiunge: «La sfida che Legambiente lancia è quella di riqualificare almeno il 50% degli edifici condominiali, con maggiori problemi di efficienza energetica, entro il 2030. L’obiettivo è di riuscire a garantire la continuità degli incentivi degli Ecobonus fino a quella data, in modo che le imprese abbiano certezze sulla prospettiva, e di stabilire un obiettivo prestazionale minimo per cui i condomini raggiungano almeno la Classe B di certificazione energetica e comunque una riduzione di almeno il 50% dei consumi per riscaldamento e raffrescamento. Interventi di questo tipo, proprio perché permettono di ridurre i consumi energetici degli edifici, vanno esattamente nella direzione richiesta dall’Unione europea con gli obiettivi da raggiungere al 2030 di riduzione delle emissioni di CO2 e che l’Italia dovrà fissare il prossimo anno nel piano energia e clima da inviare a Bruxelles. Non dimentichiamo, inoltre, che la sfida della riqualificazione dei condomini è stata già intrapresa in Germania ed Olanda, dove sono stati introdotti programmi di questo tipo con l’obiettivo di realizzare la riqualificazione globale di edifici residenziali più datati e meno efficienti, ma soprattutto con tempi di realizzazione sempre più brevi e un risparmio sensibile dei costi».

Dal monitoraggio e dalle ispezioni termografiche esterne, è emerso che «Tutti gli edifici monitorati presentano un comportamento termico complessivamente non efficiente. Le superfici verticali e orizzontali sono caratterizzate da debole tenuta termica, così come infissi e serramenti. L’assenza di isolamento è documentata dalla termografia, i cui contrasti cromatici marcano l’ossatura portante dell’edificio. Tra le criticità segnalate, ad esempio, la distribuzione delle temperature superficiali eterogenea dovuta alla mancanza di adeguato isolamento; ponti termici non chiusi, quindi dispersioni presso i punti di connessione tra elementi portanti (travi e pilastri) e le superfici di tamponamento, comprese coperture e tetti; difetti nella posa degli infissi di porte e finestre che determinano migrazioni di calore interno\esterno; surriscaldamento della sezione muraria di frontiera in corrispondenza degli elementi radianti (caloriferi), con la tipica comparsa dell’impronta termica di radiatori e collettori, visibile dall’esterno. I casi più gravi si sono rilevati su condomini costruiti nel periodo 1970-1990, prima dell’entrata in vigore della normativa sull’efficienza energetica in edilizia. Le termografie interne confermano le criticità rilevate durante il monitoraggio esterno. Si registrano ad esempio fenomeni di migrazione del calore verso l’esterno lungo i nodi (angoli) parete perimetrale-solaio, parete perimetrale-pilastro, trave-pilastro, parete perimetrale-infisso. Episodi di umidità da risalita nei primi piani e condensazione presso i ponti termici, che oltre a macchiare le pareti e far sfarinare l’intonaco, alle lunghe portano alla formazione di muffe».

La novità di Civico 5.0 di quest’anno è l’analisi sui consumi energetici e dal monitoraggio è emerso che «Sul bilancio energetico delle 36 famiglie monitorate circa i due terzi (64,2%) vanno per la spesa termica e circa un terzo (41,5%) per l’energia elettrica. In particolare, la spesa per l’energia elettrica incide per il 25% sul totale per 2 famiglie su 36, tra il 25 e il 35% per 8 famiglie, tra il 35 e il 45% per 9 famiglie e superiore al 45% per 7 famiglie. In due casi in Sicilia (rappresentanti il 6% del totale) la spesa termica è risultata nulla, in quanto la famiglia usa solo sporadicamente una pompa di calore elettrica per il riscaldamento. La spesa media per il fabbisogno energetico totale è di circa 1450 euro, con valori massimi e minimi rispettivamente di 2300 e 600 euro. Il costo medio per la fornitura elettrica si posiziona sui 500 euro/anno, con estremi di spesa di 250 e 1200 euro (in valori assoluti più alta al sud). Per quanto riguarda gli elettrodomestici, tolto lo scaldabagno elettrico (apparecchio notoriamente energivoro, ma poco diffuso), i principali poli di consumo domestico, per incidenza media sulla bolletta elettrica, risultano: i frigoriferi (31%), i forni e le lavatrici (15%), la climatizzazione estiva-invernale (13%). Dai monitoraggi effettuati si evince che, ad esempio, il consumo di una lavatrice-tipo si concentra per circa l’80-90% nella fase di riscaldamento della resistenza e, a parità di programma, una lavatrice in alta classe energetica (A+++) può consumare fino al 100% in meno di una in bassa classe energetica (B o equivalente)».

La maggior parte delle famiglie intervistate ha comportamenti virtuosi: «Il 94,4% fa la raccolta differenziata, l’89% usa luci a risparmio energetico, l’86% spegne le luci in ambiente non utilizzati, il 75% usa i mezzi pubblici e/o la bicicletta, il 50% lascia apparecchi elettronici in stand by. Poco o per niente diffusi gli orti (solo il 16% fa orti in terrazzo), fa compost (16,7%), usa sistemi di domotica (2,8%), nessuno invece utilizza piattaforme di sharing economy. Alla domanda quale attività metterebbe in condivisione, il 45% delle famiglie intervistate si dice disposta ad attivare, all’interno del proprio condominio, la condivisione della rete Wi-Fi, uno spazio giochi per bambini, una stanza per bricolage\officina e di una serra od orto (41%). Meno gettonata una sala cinema (16,6%) o una cantina per vini (13,8%).  Più del 70% metterebbe in condivisione con i condòmini giochi e oggetti per l’infanzia, libri, dischi e film. Poca invece la propensione a condividere strumentazione elettrica-elettronica, si attesta al 15%».

Legambiente ricorda che «Oggi sono tantissime le opportunità per migliorare la qualità di vita all’interno del proprio appartamento e in ambito condominiale attraverso la messa in pratica di azioni di efficientamento energetico e di sharing economy di comunità». Per questo il Cigno Verde, oltre alla proposta dei 30mila condomini all’anno da riconvertire, ribadisce «L’importanza di definire una regia nazionale per lo scenario della riqualificazione del patrimonio edilizio, di legare gli incentivi al miglioramento delle prestazioni energetiche e antisismiche di interi edifici e di garantire controlli e sanzioni per le certificazioni energetiche e la sicurezza antisismica per arrivare ad avere un libretto unico del fabbricato per ogni edificio».

L’associazione ambientalista conclude: «La spesa elettrica e termica delle famiglie può essere ridotta in maniera proporzionale all’incisività degli interventi che vengono intrapresi. Nel primo caso – spesa elettrica – attraverso interventi a costo zero (con unna maggiore attenzione agli stili di vita e adottando comportamenti virtuosi si può arrivare a ridurre la spesa dall’1 al 10% annuo); 2) interventi fino a 500 euro (ad esempio sostituendo un singolo elettrodomestico energivoro e non efficiente si raggiungono risparmi tra il 10 e il 20% annuo); 3) Interventi oltre i 1.000 euro (ad esempio: sostituzione di tutto il parco elettrodomestici energivoro e non efficiente, installazione di LED, installazione di strumenti per la gestione intelligente dei consumi – domotica) si possono raggiungere risparmi tra il 20 e il 40% annuo. Anche la spesa termica può essere ridotta in maniera proporzionale all’incisività degli interventi che vengono intrapresi: attraverso interventi a costo zero, interventi sugli impianti (500-2000 euro) ad esempio con investimenti medi (es: passaggio a caldaia a condensazione, installazione sistema di telecontrollo multimediale dell’impianto di riscaldamento, ecc.) si raggiungono risparmi tra il 20 e il 50% annuo. E poi mettendo in cantiere interventi sull’isolamento (oltre i 2000 euro) con investimenti massicci (es: posa del cappotto termico sulle parti comuni dell’edificio condominiale, sostituzione degli infissi) si possono raggiungere risparmi tra il 35 e il 70% annuo».