Cnr: «Le migrazioni indispensabili all’Italia del futuro»

Diminuisce l’immigrazione e aumenta l’emigrazione dall’Italia

[11 dicembre 2017]

La lettura del volume “Migrazioni e integrazioni nell’Italia di oggi” curato da Corrado Bonifazi, direttore dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), che viene presentato a Roma domani, andrebbe consigliato a chi ieri era in piazza a Roma a protestare contro lo Ius Soli, ma probabilmente nessuno dei leader politici che erano su quel parco e di coloro che stavano ad ascoltarli farà nemmeno la fatica di scaricarlo gratuitamente.

Infatti il libro del Cnr demolisce le tesi xenofobe dell’invasione: «Gli sbarchi degli immigrati sono in calo, le emigrazioni degli italiani sono triplicate, un quinto dei bambini nel nostro Paese nasce da madre straniera. A livello globale, l’aumento demografico e di popolazione lavorativa si contrappone al calo europeo e italiano».

Insomma, se anche ci fosse la sostituzione etnica paventata da Salvini e dai suoi corifei non sarebbe certo colpa degli immigrati, ma di un’Italia e di un’Europa sempre più vecchie, che non riescono a dare un’occupazione decente ai propri figli ma che hanno bisogno di manodopera sottopagata per fare i lavori più umili e più indispensabili, tipo le badanti delle quali avranno presto bisogno molti degli anziani rancorosi che pensano che i migranti siano il problema di un Paese impoverito dalle politiche neoliberiste ma dove i ricchi aumentano.

Il Cnr ricostruisce i flussi migratori e dell’integrazione degli stranieri: «Tra 2014 e 2016 sono sbarcati in Italia dai 153 mila ai 181 mila immigrati: cifra ridimensionata nell’ottobre 2017 a 112 mila unità. Sempre più rilevante invece l’impatto demografico della popolazione immigrata nel nostro Paese: un quinto dei nati in Italia ha la madre straniera. Ma cresce anche l’emigrazione degli italiani: le partenze verso l’estero sono quasi triplicate tra 2008 e 2016».

Il libro affronta con dati e analisi qualitative problematiche quali: le dimensioni della popolazione straniera, la condizione dei minori e il loro inserimento nella scuola, le aree di disagio.

Il problema è che l’arrivo degli stranieri è arrivato in un Paese che non era abituato ad ospitarli e che si è scordsato del suo passato coloniale in Albania, Libia, Etiopia, Eritrea e Somalia e che dall’inizio del secolo ha visto quasi quadruplicare la  popolazione straniera ma che l’ha vista . proprio come era accaduto prima in altri Paesi . diventare parte importante della società italiana, con un processo di integrazione con diversi aspetti critici e che ha fatto ingrossare le fila della neodestra xenofoba alleata di fatto dei movimenti neo-fascisti-nazisti, come vediamo in questi giorni.

Bonifazi evidenzia che «Gli stranieri registrati in anagrafe superano i 5 milioni. Il 19,4% dei nuovi nati ha la madre straniera, così come è straniero il 13,8% dei bambini con meno di cinque anni e il 12,6% degli under 20: un adeguamento della legge sulla cittadinanza agevolerebbe sicuramente il loro processo di integrazione. Negli ultimi tre anni il numero degli stranieri residenti è però aumentato di sole 125 mila unità, soprattutto per effetto delle acquisizioni di cittadinanza che hanno raggiunto livelli che ci pongono ai primi posti tra i paesi sviluppati. La crisi economica ha chiuso, per l’Italia, un periodo di straordinaria crescita dell’immigrazione, iniziato con la caduta del Muro di Berlino: tra 1990 e 2008, tramite i flussi migratori, abbiamo guadagnato quasi 3,5 milioni di persone, un valore che trova pochi riscontri nella storia delle migrazioni internazionali. Dal 2008 sono diminuiti gli arrivi degli stranieri per lavoro, sono aumentati i ricongiungimenti famigliari e gli sbarchi sulle nostre coste».

Tradotto; il grosso dell’immigrazione è venuta in Italia dai Paesi dell’est Europa (vi ricordate il pericolo albanese e rumeno?) e chi sbarca oggi in Italia è solo di passaggio, non ci vuole restare e cerca di andarsene in ogni maniera.

Inoltte il rapporto sfata il mito dei “ladri di lavoro”: «Il contributo economico degli immigrati è importante, ma la loro condizione è peggiorata con la crisi».  Ma quanto guadagna un immigrato?  Il direttore Irpps-Cnr risponde che «Nel complesso, anche se si segnala un leggero miglioramento dal 2013, le retribuzioni medie risultano inferiori a quelle degli italiani, gli stranieri sono più frequentemente occupati in mansioni inferiori alla loro qualificazione e i livelli di povertà sono maggiori. Anche sul fronte scuola si evidenziano problematiche che riguardano l’inserimento, gli esiti scolastici, i livelli di apprendimento e gli abbandoni».

Insomma, c’è un problema che Salvini e camerati vari non dicono: gli immigrati sono spesso manodopera sottopagata impiegata da padroni italiani per svolgere lavori che gli italiani non vogliono più fare. Uno sfruttamento che a volte rasenta la schiavitù e che frutta molto bene agli “imprenditori” italiani che magari partecipano alle manifestazioni anti-immigrati e che difficilmente voteranno a sinistra o avranno simpatici i sindacati…

Secondo l’Unhcr , «A livello mondiale, il numero di persone bisognose di protezione ha raggiunto i 65,6 milioni« e Bonifazi aggiunge: «Si stima che nell’Africa Sub-sahariana tra il 2015 e il 2050 la popolazione totale aumenterà di circa 1,2 miliardi, da 969 milioni a quasi 2,2 miliardi, e quella in età lavorativa (20-64 anni) crescerà più di 700 milioni, da 419 milioni a 1,1 miliardi. In Europa invece, nonostante l’apporto migratorio, si avrà un calo di 25,1 milioni della popolazione totale e di 82 milioni di quella in età lavorativa, a cui l’Italia darà un contributo rilevante con perdite, rispettivamente, di 4,4 e 8,9 milioni. Questi dati mostrano come immaginare un futuro dell’Europa e dell’Italia senza immigrazioni sia del tutto irrealistico e come sia necessaria una governance internazionale».

Ma mentre i razzisti e gli xenofobi di casa nostra vorrebbero chiudere le frontiere all’immigrazione,  anche gli italiani hanno ripreso le vie dell’emigrazione: «Le partenze verso l’estero sono quasi triplicate tra 2008 e 2016, da 40 mila a 115 mila – conclude il direttore Irpps-Cnr –  Un fenomeno, quest’ultimo, composto per un quarto da persone tra i 40 e i 64 anni, per due terzi da cittadini con basso titolo di studio o con il diploma, che ha origine soprattutto nel Centro-Nord. Un quarto degli emigrati dall’Italia è nato all’estero».

Verrebbe da dire: aiutiamoli a casa loro, che poi è la nostra.