Coesione è competizione: le imprese con relazioni strutturate hanno performance economiche migliori

Realacci: «Una buona economia aiuta a superare le paure, le solitudini e le diseguaglianze, ed è più competitiva»

[19 novembre 2018]

Nessun uomo è un’isola, ma neanche nessuna azienda e nessun Paese: dei legami non si può fare a meno ma solo prendere coscienza, così da poter provare a valorizzarli. Riuscirci significa avere una marcia in più, come mostra il terzo rapporto Coesione è Competizione – Le nuove geografie della produzione del valore in Italia, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere in partnership con Fondazione Cariplo e con Aiccon, IMA, Comieco, Intesa Sanpaolo. Un lavoro che coglie e rappresenta i fattori strategici per la nostra competitività, che si collocano su lunghezze d’onda che gli indicatori economici più diffusi non percepiscono.

Secondo i dati messi in evidenza nel rapporto le imprese ‘coesive’ – quelle cioè che intrattengono relazioni strutturate con le altre imprese, le comunità, le istituzioni, i consumatori, il terzo settore, perciò caratterizzate da un elevato grado di networking – hanno una performance economica migliore.

Le imprese ‘coesive’ hanno infatti registrato nel periodo 2017-2018 aumenti del fatturato nel 53% dei casi, mentre fra le “non coesive” tale quota si ferma al 36%. Dimostrando una migliore dinamicità anche sul fronte dell’occupazione: il 50% delle imprese coesive ha dichiarato assunzioni in questo periodo, contro il 28% delle altre. Un differenziale di ben 22 punti percentuali, particolarmente accentuato nelle piccole imprese. La stessa situazione avviene per le esportazioni: le realtà coesive hanno aumentato l’export nel 45% dei casi, a fronte del 38% delle non coesive, oltre a essere quelle che hanno nel dna una considerazione maggiore di valori come l’ambiente (il 38% delle imprese coesive contro il 21% delle non coesive nel triennio 2015–2017), la creazione di occupazione e di benessere economico e sociale, gli investimenti in qualità (l’82% delle imprese coesive ha fatto social investment contro il 65% delle altre).

«Una buona economia aiuta a superare le paure, le solitudini e le diseguaglianze, ed è più competitiva – spiega il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci – Adriano Olivetti aveva ben chiaro come alla base dell’impresa ci fossero innovazione e relazioni: con i lavoratori, le comunità, i territori. Quando l’Italia scommette sui suoi talenti e sulle comunità, quando investe sulla qualità, l’innovazione e la bellezza rafforza il suo ruolo nel mondo. Una scommessa ancora più valida oggi in cui paure e disuguaglianze rischiano di dividere e indebolire il nostro Paese. Una sfida in grado di mobilitare le migliori energie», che presenta ancora margini di crescita molto ampi.

L’Italia della coesione, quella che vede le aziende camminare con le comunità, coinvolgere i cittadini e i consumatori, valorizzare e sostenere i lavoratori si presenta strutturata a macchia di leopardo, con un’ampia prevalenza per quanto riguarda le regioni del centro-nord: l’indagine presentata oggi consente infatti di scendere nell’analisi regionale dei dati, dalla quale emergono per concentrazione di imprese coesive sul totale nazionale la Lombardia (22,3%), il Veneto (19,0%), l’Emilia-Romagna (14,8%), il Piemonte (9,8%) e la Toscana (6,4%).