Farraginosità e opacità legislativa fanno male (anche) all’ambiente

Il Collegato ambientale rimane a terra: scaduti i termini di legge, ma nessun decreto attuativo

Ne occorrono decine. Green Italia: «Un guscio vuoto, cronica disattenzione alle esigenze ambientali del Paese»

[5 maggio 2016]

file burocrazia collegato ambientale

Per il Collegato ambientale il rischio di diventare un monumento alla cronica inefficienza legislativa della nazione, piuttosto che uno strumento di slancio per la nostra economia verde, si fa sempre più concreto. «Sono scaduti – denunciano Annalisa Corrado e Francesco Ferrante, rispettivamente co-portavoce e responsabile Energia di Green Italia – i 90 giorni entro i quali dovevano essere emessi i decreti attuativi del Collegato ambientale, cioè il ddl che prevede una serie disposizioni in materia ambientale per promuovere la green economy e il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali», che dunque rimane di fatto lettera morta.

Come la nostra prassi legislativa prevede, una volta redatto e approvato il testo in sede parlamentare, al Collegato ambientale – una volta pubblicato in Gazzetta ufficiale – avrebbero dovuto far seguito decine di decreti attuativi per normare concretamente quanto previsto da legislatore. Anche in questo caso, però, i decreti attuativi non sono arrivati sebbene siano scaduti i termini di legge. Non è una situazione nuova sebbene, come giustamente riconosciuto anche dal ministro per le Riforme costituzionali Maria Elena Boschi, «la sfida dell’attuazione dei decreti è meno visibile delle Riforme ma altrettanto strategica».

Da questo punto di vista il governo Renzi sta facendo meglio rispetto ai recenti predecessori, e documenta il tasso d’attuazione legislativa attraverso report puntuali (l’ultimo risale al 30 marzo 2016), ma i ritardi rimangono cronici e ovviamente soggetti alle priorità politiche del momento. L’ambiente, purtroppo, sembra non rientrare nella categoria: il Collegato ambientale ne è solo l’ultima, plastica dimostrazione. «Si tratta evidentemente  – continuano gli esponenti di Green Italia – del solito annuncio del governo, cui non seguono i fatti, e la conferma di una cronica disattenzione alle esigenze ambientali del Paese e al settore della green economy. Ormai anche il Collegato ambientale rischia di diventare un vero caso di scuola di legge ‘missing in action’, un guscio vuoto che ha impegnato il Parlamento per mesi».

Il ddl ambientale collegato alla legge di Stabilità 2014 è stato inizialmente approvato dal Consiglio dei ministri nel 2013, allora guidato dal premier Enrico Letta. Il ministro Orlando (al tempo al dicastero dell’Ambiente) esulta: «È l’Agenda verde del governo». La Camera in realtà lo approva in via definitiva soltanto due anni (e un cambio di governo) dopo. La trafila prevede poi numerosi decreti attuativi che, come ricordano adesso da Green Italia, sono finiti nel nulla: l’ennesimo indizio di quel cronico freno allo sviluppo italiano che – anche in materia d’ambiente – non sta nella mancanza di norme o sanzioni ma semmai nel loro eccesso, nella loro contraddittorietà e nella loro volubile interpretazione. Tutti elementi che, propugnati con intenti opposti, spalancano le porte al malaffare e alla corruzione.

A fronte di numerose lacune e evidenti contraddizioni, che abbondano nel Collegato ambientale, anche quanto di buono previsto nel testo – ad esempio, l’istituzione di un Comitato per il capitale naturale, che avrebbe dovuto fornire ogni anno dati utili per la programmazione economica del Paese – sembra destinato ad attendere ancora molto, se non a essere del tutto dimenticato. D’altronde, per l’ambiente non è cosa nuova. Il decreto Ronchi che ha introdotto in Italia la raccolta differenziata dei rifiuti, solo per citare un esempio celebre, prevedeva entro sei mesi la stesura di una metodologia standard per la misurazione delle relative performance in ogni Comune d’Italia, in modo da avere ovunque dati certi e confrontabili. Era il 1997, e quel metro comune non è mai arrivato.