Come cambieranno i servizi pubblici locali toscani con il Jobs Act

[15 dicembre 2014]

In Toscana le aziende dei servizi pubblici locali garantiscono un apporto sostanzioso all’economia regionale, pari a più del 2% del Pil. Sono questi i numeri messi in campo dalle più di 200 imprese associate a Confservizi Cispel Toscana, una realtà da 3 miliardi di euro di fatturato annuo, 15.000 dipendenti, 500 milioni di investimenti all’anno, nonostante la crisi. Un mondo variegato, ma che nasconde aziende di punta: 38 imprese – tra servizio idrico, produzione e distribuzione di energia, gestione della raccolta e del ciclo dei rifiuti urbani e trasporto pubblico locale (Tpl) – presentano un totale di 11.534 addetti (su 15mila), il che corrisponde a circa l’1,05% del totale dell’occupazione dipendente della Toscana.

È partita da questi numeri l’indagine di Cispel sul mercato del lavoro nei servizi pubblici locali, presentata oggi a Firenze. Si tratta di un settore che, nelle parole del presidente Alfredo De Girolamo, «nonostante la crisi ha fatto registrare una crescita del fatturato e degli investimenti e una certa stabilità nell’occupazione. Un settore quindi che ha grandi potenzialità economiche ed occupazionali, indubbiamente strategico per lo sviluppo economico e il benessere delle comunità locali».

In particolare, per quanto riguarda la dinamica occupazionale complessiva dei settori considerati, sembrerebbe che nel periodo che va dal 2009 al 2012 vi sia stata una crescita dell’occupazione (+2,6%), trainata soprattutto dai settori dei rifiuti (+7%) e dell’idrico (+0,7%). Un dato particolarmente significativo se raffrontato con il dato economico generale, toscano ma soprattutto regionale. E questo senza considerare anche l’occupazione indiretta che il comparto è in grado di alimentare: le imprese dei settori in esame infatti devono ricorrere a prodotti e servizi intermedi in modo massiccio (ad es. per attrezzature o servizi ingegneristici, servizi in outsourcing ecc.), generando un’ulteriore domanda e creando così occupazione e valore aggiunto anche in altri rami dell’economia.

Per il presidente di Confservizi Cispel Toscana, il settore dei servizi rileva però l’esigenza di una maggiore programmazione, di regole proprie che ne valorizzino la specificità ed anche di adeguati strumenti contrattuali e lavoristici: «La riforma dei servizi pubblici locali che è stata portata avanti fino a ora è carente e pericolosa, in quanto esprime tagli traversali e una prospettiva che si appaga di una finalità meramente ragionieristica, incapace di traghettare questo settore, che gestisce risorse fondamentali per i cittadini e rappresenta un pezzo importante dell’economia del Paese, verso il futuro. I servizi pubblici locali sono un mondo complesso e ricco, che dalle istituzioni ha bisogno di linee di programmazione ben definite e di un chiaro indirizzo verso il quale dirigersi».

Anche il recentissimo Jobs Act, ovviamente, impatterà su lavoro e lavoratori nell’ambito dei servizi pubblici locali. La posizione di Cispel in merito è attendista (si tratta comunque di una legge delega, che aspetta i relativi decreti attuativi), ma moderatamente ottimista. «Se si lavorerà seriamente, e anche con spirito critico – commenta De Girolamo – sull’attuazione della legge delega si potrebbe davvero aspirare a rendere l’Italia un Paese con un mercato del lavoro e un sistema di welfare moderni, vicini alle esperienze dei paesi europei più avanzati, presi spesso ad esempio in questi anni come modelli virtuosi e positivi.

Nel settore che conosco meglio, i servizi pubblici locali, l’impatto della nuova normativa sarà importante, anche se si tratta di un settore che, come dimostra lo studio che presentiamo oggi, ha avuto un incremento del numero di occupati anche durante la crisi economica, che utilizza sistematicamente il contratto a tempo indeterminato; peraltro ultimamente tale settore ha anche funzionato in modo “sano” da ammortizzatore sociale, grazie alla normativa nazionale che consente la mobilità del personale fra società partecipate, riqualificando gli “esuberi” di un settore a vantaggio di altri settori, a domanda crescente di occupazione. Interessante potrebbe essere per il nostro settore la previsione che la nuova normativa fa di utilizzare i disoccupati in servizi di pubblica utilità senza per questo generare aspettative di stabilizzazione. Così come interessante per alcuni servizi (penso ai trasporti o ai rifiuti) il futuro utilizzo dei “mini-jobs” previsti dalla legge».

Questa la speranza, che si confronta però con la dura realtà dei fatti illustrata proprio da De Girolamo. In questi anni di crisi sono stati molti i provvedimenti legislativi tesi a riformare il mercato del lavoro italiano e a favorire il rilancio dell’occupazione, ma «fin qui non hanno portato ad effettivi segni di miglioramento sia a livello occupazionale che sociale». Quel che conta adesso per l’occupazione sono gli investimenti, e i servizi pubblici locali toscani devono continuare a poter rispondere “presente”.