Come l’economia circolare potrebbe rendere più sicure le strade italiane

Necessari 3,8 miliardi di euro per mantenere 22.500 km di strade l’anno: ma senza riciclo dovremmo aumentare di 15 volte l’attuale prelievo annuo di sabbia e ghiaia da cava

[29 ottobre 2018]

Secondo i dati forniti dall’associazione Siteb (Strade italiane e bitumi) negli ultimi dodici anni sono mancati interventi di manutenzione, ordinaria e straordinaria, delle pavimentazioni su circa 90.000 km di strade italiane, per un valore economico complessivo di oltre 12 miliardi di euro. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: troppe delle nostre strade sono oggi caratterizzate da un forte stato di degrado, riconducibile sia all’inadeguatezza di buona parte delle stesse infrastrutture – progettate molti anni fa e non più idonee a sopportare l’incrementato traffico veicolare attuale –, sia alla loro inadeguata manutenzione.

Per invertire rotta la Siteb e la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, presieduta dall’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, hanno presentato a Roma durante il salone Asphaltica World uno studio che evidenzia come lo scorso anno si sia speso per le attività di costruzione e manutenzione (conglomerato posato in opera) 1,6 mld di euro, impiegati per manutenere 12.000 km di strade asfaltate su un totale di 670.000 km. Ma per garantire un adeguato livello di manutenzione sarebbe necessario avviare un piano straordinario per i prossimi 5 anni, prevedendo una spesa di 3,8 miliardi di euro l’anno per portare i chilometri manutenuti a 22.500 e alla posa in opera di 55 mln di tonnellate di conglomerato ogni dodici mesi: in questo modo in trent’anni si interverrebbe su 660 mila km di strade, praticamente l’equivalente della intera rete nazionale di strade asfaltate.

Tutto questo avrebbe però ambientali rilevanti: in trent’anni significherebbe l’estrazione di oltre 1 miliardo di tonnellate di aggregati vergini, ossia 15 volte l’attuale prelievo annuo di sabbia e ghiaia da cava. Esistono, però, già oggi soluzioni tecnologiche in grado di massimizzare il riciclo del fresato proprio nei conglomerati, utilizzare altri prodotti di riciclo nei bitumi, come il polverino di gomma, ridurre le temperature di lavorazione e, di conseguenza, i consumi di energia e le emissioni inquinanti.

L’utilizzo diffuso di queste soluzioni proprie dell’economia circolare consentirebbe di abbattere significativamente l’inquinamento connesso alle attività di manutenzione dei 22.500 km di strade ogni anno, con le emissioni di gas serra, calcolate sul ciclo di vita, che passerebbe così da 3,7 a 3 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, con un risparmio ogni anno calcolato sul ciclo di vita pari a circa 660 mila tCO2eq.

«A luglio è stato pubblicato il decreto End of waste sul fresato d’asfalto (entrerà in vigore domani, 30 ottobre) che intende favorire l’impiego di questo materiale nelle attività di manutenzione delle nostre strade –  commenta il direttore Siteb, Stefano Ravaioli – Grazie a questa previsione normativa, abbinata a una ripresa dei lavori registrata già nel mese di settembre, ci aspettiamo che l’impiego di materiali riciclati in queste attività possa incrementare e allineare il nostro Paese alle nazioni più virtuose nel giro di pochi anni». Si tratta di una speranza che vale la pena di coltivare, vista la sua concreta fattibilità.

«La transizione all’economia circolare è un processo pervasivo e trasversale a tutti i settori dell’economia nazionale, e disponiamo già oggi – sottolinea Andrea Barbabella, responsabile Ricerche e progetti della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – di soluzioni innovative già pronte per l’uso che possono dare un contributo molto importante. È il caso degli asfalti, per i quali è necessario rilanciare un programma ambizioso di manutenzione ma, al tempo stesso, è possibile in questo contesto promuovere una forte innovazione green, capace di ridurre sensibilmente l’impatto ambientale del comparto e valorizzare tecnologie e prodotti all’avanguardia made in Italy».