Ma non tutto è oro quello che luccica, anzi

Come salvare (quasi) il pianeta con 3 politiche e 4 progetti, facendo crescere anche il Pil

Tutti i benefici dello sviluppo climate-smart secondo la Banca Mondiale

[27 giugno 2014]

Il nuovo rapporto della Banca Mondiale e di Climate Works Foundation, “Climate-Smart Development: Adding up the benefits of actions that help build prosperity, end poverty and combat climate change” potrebbe rappresentare una svolta perché sottolinea che «Se ben concepito, un progetto di sviluppo che migliori la vita collettiva, salvi delle vite e faccia crescere il Pil , può anche contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico». Lo studio  dimostra questi molteplici benefici analizzando i casi di 5 grandi Paesi, Brasile, Cina, India, Messico, Usa, e dell’Unione europea, soprattutto per quel che riguarda i trasporti e l’efficienza energetica nell’industria e negli edifici: Lo studio fornisce anche dati concreti ai decisori politici per comprendere il più ampio potenziale che deriva dagli investimenti a favore di uno sviluppo climate-smart.

I 4 scenari dei progetti analizzano diversi interventi di sviluppo locali, valutandone i risultati ottenuti se fossero attuati a scala nazionale. Nel caso dei rifiuti in Brasile, dove si stanno sperimentando biodigestori e compostaggio per recuperare il metano emesso dalle discariche, la diffusione di queste tecnologie potrebbe portare, in 20 anni, a creare 44.000 posti di lavoro ed un aumento del PIl  di oltre 3,3 miliardi di dollari e ad una riduzione di 158 milioni di tonnellate equivalenti di CO2. Le discariche potrebbero soddisfare l’1% dei bisogni energetici del Brasile. Gli altri tre studi riguardano lo sviluppo di una rete di bus express in India; l’utilizzo di cucine non inquinanti nelle zone rurali della Cina e l’utilizzo di pannelli fotovoltaici e di biodigestori per la produzione di elettricità a partire dai rifiuti in Messico.

Secondo le stime della Banca Mondiale,  l’attuazione a livello azionale di questi 4 progetti permetterebbe in 20 anni di salvare più di un milione di vite e di evitare la perdita di raccolti tra 1 e 1,5 milioni di tonnellate all’anno. Questo potrebbe comportare una riduzione delle emissioni di CO2 equivalenti a circa la chiusura  di 100 – 150 centrali a carbone e il ritorno economici o dei tre progetti di India, Brasile e Messico arriverebbe a 100 – 134 miliardi di dollari di Pil in più.

Nello scenario delle politiche sui trasporti, se i 5 grandi Paesi e l’Ue favorissero gli spostamenti con il trasporto pubblico e spostassero una parte più grande del traffico merci dalla strada alla ferrovia ed al trasporto marittimo e migliorassero il rendimento energetico dei veicoli «Potrebbero salvare circa 20.000 vite, evitare centinaia di milioni di dollari in perdite di raccolti, risparmiare circa 300 miliardi di dollari di energia e ridurre le emissioni all’origine del cambiamento climatico di più di 4 miliardi di tonnellate».

Un altro esempio è quello della riduzione degli inquinanti a vita breve che hanno effetto sul clima.  Sitratta del “black carbon” emesso dai veicoli diesel e dalle stufe da cucina, del metano prodotto dalle attività minerarie e dalle discariche, dell’ozono prodotto dall’irradiamento solare sulle emissioni delle centrali elettriche e dei veicoli e di alcuni Hfc. «Questi inquinanti – spiega il rapporto – danneggiano i raccolti e provocano malattie che uccidono diversi milioni di persone. Secondo le stime, ridurre queste emissioni permetterebbe di evitare 2,4 milioni di decessi prematuri e circa 32 milioni di tonnellate di perdite di raccolti all’anno. Contrariamente alla CO2, gli inquinanti a vita breve non persistono nell’atmosfera per secoli: spariscono in qualche settimana o in qualche anno. Il semplice fatto d’impedire che questi inquinanti vengano disseminati nell’aria contribuirebbe già a ridurre il riscaldamento climatico, il che ci darebbe tempo per sviluppare e dispiegare delle misure efficaci di riduzione delle emissioni di carbonio».

Fino ad oggile conseguenze socio-economiche e le esternalitàambientali, cioè le conseguenze delle attività industriali e commerciali delle quali non si valutano i costi, o non vengono prese in considerazione o sono difficili da misurare nelle analisi economiche. Lo studio, introducendo un nuovo quadro di modellizzazione macro-economica che integra questi aspetti permette una migliore analisi globale dei co-benefici degli investimenti nello sviluppo. Questi nuovi strumenti di modellizzazione misurano i molteplici ritorni positivi derivanti dalla riduzione delle emissioni di diversi inquinanti; possono essere utilizzati per migliorare la concezione e l’analisi di politiche e progetti; permettono  di dimostrare la pertinenza di un’azione contro il cambiamento climatico con lo sviluppo sostenibile.

Per misurare i numerosi vantaggi derivanti dalla diminuzione dell’inquinamento dell’aria, lo studio ha applicato i nuovi strumenti a 7 scenari, 3 riguardanti le politiche settoriali (regolamenti, tasse, incentivi per i trasporti puliti ed efficienza energetica)  ed i 4  progetti. Il risultato  è che «Entro il 2030, queste politiche permetterebbero ogni anno di evitare 94.000 decessi premature e potrebbero favorire una crescita del Pil compresa tra 1.800 e 2.600 miliardi di dollari all’anno. Salvaguarderebbero il pianeta da 8,5 miliardi di tonnellate di emissioni equivalenti di CO2 (il che corrisponde a 2 miliardi di auto in meno sulle strade) e permetterebbero di risparmiare 16 miliardi kilowattora di energia. Da sole, queste misure settoriali rappresenterebbero il 30% della riduzione totale necessaria nel 2030 per limitare l’innalzamento della temperatura del pianeta a 2°C».

Sottolineando l’ampiezza dei co-benefici dei casi di studio, il rapporto evidenza che «Il quadro di modellizzazione deve ancora essere sviluppato Però dimostra che il fatto di identificare le esternalità ambientali può permettere di rafforzare la giustificazione di progetti o di misure miranti a lottare contro l’inquinamento atmosferico». Come ha sottolineato il recente rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change, sarà molto più facile attuare l’azione contro il cambiamento climatico se saranno ben identificati e quantificati i vantaggi indiretti.

Rachel Kyte, vicepresidente e responsabile per il cambiamento climatico della Banca Mondiale, conclude: «L’inazione contro il cambiamento climatico si traduce in costi che  aumentano ogni giorno di più. Questo studio preconizza degli interventi che salvano delle vite, creano posti di lavoro, producono crescita economica e, simultaneamente, rallentano il cambiamento climatico. Ignorare queste opportunità  e mettere in pericolo le nostre vite e quelle dei nostri figli».

Dal nostro punto di vista l’analisi della Banca Mondiale pecca molto nell’affrontare la questione del depauperamento delle materie prime. Nella pratica, infatti, di commodities e materie non se ne parla proprio. Come se il metabolismo economico non creasse squilibri al pianeta. Ma stiamo scherzando? Come è possibile che si possa pensare che una soluzione vera sia il miglior sfruttamento di una discarica? Certo, in Brasile può darsi che attualmente sia sempre meglio di ciò che avviene normalmente, ma a livello globale serve un cambio di paradigma notevole. I flussi di materia sono altrettanto importanti di quelli dell’energia, prenderne coscienza non significa guardarne la coda che sono i rifiuti. Peraltro siamo anche qui a trovare il miglior modo di smaltire percentuali irrisorie di rifiuti urbani. Diversamente il ragionamento avrebbe dovuto essere: se possiamo trovare giovamento da interventi così di poco conto, figuriamoci se riuscissimo a livello globale a cambiare il modello di sviluppo riducendo i consumi di energia e materia ad alto impatto ambientale; aumentando quelli sostenibili; investendo sul riciclo effettivo e sul riuso. Invece qui, se va bene, siamo alle buone pratiche (ma se va bene ribadiamo).

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  • Adding Up the Benefits of Climate Action