La Commissione europea fa marcia indietro su economia circolare e qualità dell’aria

A rischio decenni di politiche ambientali. Appello ambientalista: «Fermatevi»

[15 dicembre 2014]

La Commissione europea guidata da Junker e sostenuta dalla grosse koalition democristiani-socialisti-liberaldemocratici sembra voler rispettare tutti i peggiori pronostici: Green 10, la coalizione della quale fanno parte European Environmental Bureau (che vede l’adesione dell’italiana Legambiente), Transport&Environment, Birdlife, Greenpeace, Wwf, CEE Bankwatch Network, Climate Action Network, Friends of the Earth, Health & Environment Alliance, Naturefriends International, ha scritto al vicepresidente della Commissione europea Timmermans per protestare contro il possibile annullamento dei pacchetti Clean Air ed economia circolare. Secondo notizie di stampa la Commissione Ue intende ritirare entrambe le proposte e di annunciarlo insieme alla presentazione del suo programma di lavoro per il 2015.

Così, la Commissione europea potrebbe cancellare dal suo programma le nuove direttive sulla qualità dell’aria (che dovrebbe fissare limiti più stringenti per emissioni nocive come anidride solforosa, particolato e ossidi d’azoto) e quello sull’ “economia circolare”, che propone alti obiettivi di riciclaggio dei rifiuti (70% per quelli municipali e 80% per quelli da imballaggi entro il 2030), vietando anche di gettare in discarica qualunque materiale riciclabile.

Per questo, alla vigilia della riunione della Commissione Ue, Legambiente e Kyoto Club, insieme a decine di associazioni ambientaliste europee, rivolgono un fermo appello a Junker e «ritengono indispensabile una mobilitazione di tutti gli attori economici e della società civile affinché nella riunione di domani, martedì 16 dicembre, la Commissione europea non elimini dal suo programma di lavoro né il piano sulla qualità dell’aria, fondamentale per la salute dei cittadini, né quello per l’economia circolare, decisivo per l’ambiente ma anche per un rilancio economico».

Secondo il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani, «Junker vorrebbe utilizzare la scusa che non ci sarebbe unanimità tra gli Stati nel perseguimento degli obiettivi ma non è vero e anzi 11 paesi membri tra cui il nostro, ma anche Germania e Francia, gli hanno scritto per evitare questa clamorosa e dannosissima marcia indietro». Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, aggiunge: «Evidentemente sono le lobby più conservative a spingere in una direzione contraria allo sviluppo di una reale politica economica, in grado di permettere il raggiungimento degli obiettivi industriali in linea con i target ambientali, mirando a rinviare l’adozione di specifiche strategie indispensabili per la conversione del sistema industriale europeo».

Le associazioni sottolineano che «se rinunciare a regole stringenti sulla qualità dell’aria significa con tutta evidenza mettere in pericolo la vita di migliaia di cittadini, non adottare un piano per l’economia circolare l’Europa è un suicidio economico perché quel piano può: aumentare il riciclaggio, evitando la perdita di materie prime pregiate. Secondo recenti statistiche, in Europa, usiamo 16 tonnellate di materiali vergini per persona all’anno, di cui 6 tonnellate diventano rifiuti. Nonostante sia migliorata la gestione dei rifiuti, una quantità significativa di potenziali “materie prime secondarie” quali metalli, legno, vetro, carta, plastica finiscono in discarica. Solo il 40% dei materiali viene riutilizzato o riciclato e in alcuni paesi oltre l’80% finisce ancora in discarica; creare posti di lavoro e crescita economica: potrebbero essere creati 180.000 nuovi posti di lavoro, se continuiamo a perseguire gli obiettivi già impostati. Con il pacchetto possiamo adeguare le competenze dei lavoratori alle trasformazioni industriali e guidare una transizione del mercato del lavoro, il rafforzamento della governance e iniziative di partnership pubblico-privato; dimostrare come nuovi modelli di business ed eco-design possa spingerci verso l’obiettivo rifiuti zero. Tale modello può portare un risparmio netto per le imprese dell’Ue fino a 600 miliardi di euro, ridurre la domanda in Europa e la dipendenza da costose risorse scarse reperite al di fuori del continente».

Angelo Caserta, Direttore di Birdlife Europa e attuale presidente di Green 10, ha rincarato: «Siamo profondamente preoccupati per questi sviluppi. La tutela dell’ambiente e la sostenibilità sembrano essere assenti dal piano di lavoro della Commissione per il 2015 e il Vicepresidente Timmermans ha anche in programma di ritirare due importanti atti legislativi che avrebbe portato grandi benefici per la salute dei cittadini e per l’ambiente e l’economia in Europa: il pacchetto Clean Air e i  Pacchetti rifiuti. Se ritirerà la proposta sulla qualità dell’aria, la Commissione europea perderà  l’opportunità di prevenire 58.000 morti premature ogni anno. In tutta Europa il bilancio attuale è di 400.000 morti premature ogni anno. La Commissione sta inoltre scegliendo di ignorare gli enormi potenziali benefici per l’economia europea se il pacchetto verrà adottato. Potrebbe offrire benefici per la salute per miliardi  e tra i 40 ed i 140 miliardi di euro  in costi esterni evitati e con 3 miliardi di euro in benefici diretti sulla salute grazie ad una maggiore produttività della forza lavoro, ai costi sanitari inferiori, a raccolti più elevati ad a meno danni agli edifici». In particolare, come ricorda Legambiente, in Europa usiamo 16 tonnellate di materiali vergini per persona per anno, di cui 6 tonnellate diventano rifiuti. Nonostante sia migliorata la gestione dei rifiuti, una quantità significativa di potenziali “materie prime secondarie” quali metalli, legno, vetro, carta, plastica finisce ancora in discarica. Di fronte a questi numeri indebolire le politiche industriali volte alla valorizzazione del riciclo rappresenta non solo un suicidio ambientale, ma anche economico e geopolitico.

«E’ semplicemente indecente l’intento della Commissione Ue guidata da Juncker di cancellare dal suo programma le nuove direttive sulla qualità dell’aria e quella sul riciclo dei rifiuti, camuffando l’operazione come opera di alleggerimento burocratico. La regia – chiosano Monica Frassoni (Copresidente del Partito Verde europeo) e Francesco Ferrante, esponenti di Green Italia –, nemmeno troppo occulta, di questo attacco frontale alla tutela dell’ambiente e della salute è la variegata lobby che si muove dentro la stanza dei bottoni della Commissione, interessata non a rendere più fluida la legislazione europea, ma a facilitare vecchie consuetudini e vecchi modi di fare impresa. Il duo Juncker – Timmermans, vuoi per placare l’antieuropeismo di marca inglese, vuoi  perché sensibile ad una massiccia opera di lobbying, si sta adoperando per raffigurare le direttive in difesa della qualità dell’aria e dell’abbattimento dei processi di recupero dei materiali in maniera caricaturale».

La lettera di Green 10 conclude che «ritirare il pacchetto economia circolare andrebbe contro la priorità numero uno della Commissione europea. L’Europa non riuscirebbe a creare fino a 180.000 nuovi posti di lavoro, rendendo il business più competitivo e riducendo la domanda e la dipendenza da risorse costose e scarse provenienti da  fuori del continente».