Intervista a Floriana La Marca, Dipartimento di Ingegneria Chimica Materiali Ambiente

Commodities e mercati, indagine all’origine della sostenibilità

«Con il riciclo e l'utilizzo efficiente della materia benefici per ambiente, produttori e consumatori»

[24 settembre 2013]

Sulla base di dati dell’Agenzia europea dell’ambiente, nell’Ue l’utilizzo delle commodities si attesta tra le 15 e le 16 tonnellate pro-capite l’anno, da circa due decenni (l’Italia oscilla attorno alle 12 tonnellate): perché questo stallo?

«Non parlerei di uno stallo nell’uso delle risorse: si può considerare l’aspetto positivo del dato citato, inserendolo in una valutazione complessiva sull’andamento dell’economia nell’UE. La stessa Agenzia europea dell’ambiente, riporta tale rallentamento come una conseguenza dell’aumento dell’efficienza nei processi produttivi, rapportando il valore del PIL con il valore del consumo interno di materiali, poiché nello stesso periodo di riferimento il PIL è cresciuto mantenendo costante il fabbisogno di materiali. Per un’analisi più ampia e approfondita, sarebbe necessario, comunque, esaminare i dati disaggregati per tipologia di materiali, per riferire la rilevanza relativa di ciascuna di esse.

Dalla stessa analisi, si rileva, piuttosto, una doppia velocità all’interno dell’UE (EU-15 contro EU-12), in termini di efficienza nell’uso delle risorse, che riflette le differenze strutturali tra le economie ed i sistemi produttivi dei diversi Stati membri».

Dal 1999 al 2011 il prezzo delle risorse è mediamente cresciuto del 300%. Ora che la crisi abbassa la richiesta – e dunque il prezzo – delle materie prime, già si paventa una crisi da sovrapproduzione.  Come muoverci perché una notizia positiva per l’ambiente lo diventi anche per l’economia?

«L’aumento dei prezzi come risposta all’improvvisa crescita della domanda di materiali, in particolare quelli tecnologici, secondo le regole capitalistiche tradizionali di equilibrio tra domanda e offerta, ha alimentato, da una parte, l’intensificazione della produzione e, dall’altra, la tendenza ad investire i capitali quasi solo finanziariamente sulle risorse naturali e non per la loro reale produzione.

Per quanto concerne il sistema produttivo, la crisi economica ora richiede la capacità di adattarsi al cambiamento delle condizioni. Ai settori in cui la produttività è in diminuzione, si dovrebbero affiancare settori emergenti, a elevato contenuto tecnologico, come quelli, ad esempio, della green economy, che ha manifestato tassi di crescita positivi anche nel periodo di recessione, o della progettazione di nuovi materiali e delle nanotecnologie. Questo passaggio richiede, però, politiche industriali lungimiranti, finalizzate a sostenere l’innovazione tecnologica, attraverso progetti di ricerca e sviluppo in collaborazione tra imprese e centri di ricerca, come pure a potenziare la capacità delle aziende di collegarsi in “reti” per migliorare la competitività, ottimizzando costi e risorse».

Quali giudica i principali impatti positivi che il sistema-Paese italiano nel suo complesso potrebbe ottenere dalla promozione di un’economia che favorisca il riciclo e sia più efficiente nell’utilizzo delle risorse?

«Benefici economici possono derivare per i produttori, attraverso la riduzione dei costi di produzione legati all’utilizzo di risorse, il miglioramento della produttività, la sicurezza degli approvvigionamenti e la minore esposizione a rischi ambientali. In tal modo, aumenta la competitività delle aziende verdi. Anche i consumatori possono beneficiare della riduzione dei costi nella fase di utilizzo, come pure la società in  generale può trarre vantaggio dal minor danno ambientale che ne deriva. Il mercato dei prodotti e dei servizi verdi è cresciuto anche durante la recessione, e si presenta come uno dei settori con il più alto potenziale di crescita dell’occupazione. Ulteriori impatti positivi possono derivare dall’adozione di processi produttivi ottimizzati ed innovativi lungo tutta la catena di valore, mediante l’integrazione del concetto di ciclo di vita nelle strategie e nei processi decisionali, facilitando, in tal modo, anche la gestione del fine vita».

Quanto incide la mancanza di una statistica affidabile e uniforme sul territorio nazionale riguardo il throughput economico o alle percentuali di raccolta differenziata ed effettivo riciclo, spesso confuse tra loro?

«Innanzitutto l’affidabilità, l’uniformità e, aggiungo, la tempestività delle rilevazioni statistiche incidono principalmente sulla credibilità delle procedure e delle istituzioni, alimentando la fiducia del pubblico, che può confidare nel fatto che le decisioni e le politiche programmatiche vengono definite sulla base di dati affidabili e di qualità. Nel contesto dell’UE, la disomogeneità nella copertura dei dati tra gli Stati membri e l’adozione di metodologie differenti nei singoli paesi possono avere un impatto significativo sulla comparabilità dei dati e sulle serie temporali presentate, anche in sedi ufficiali, rendendo difficile individuare le tendenze.

In un sistema complesso, le rilevazioni statistiche possono essere considerate affidabili ed efficaci se tengono conto di tale complessità, attraverso la definizione di indicatori statistici, che consentano non solo la “fotografia” del dato, ma anche il monitoraggio dei trend e la misurazione dell’interdipendenza con altri dati. Quindi la misura del throughput economico deve essere associata ad indicatori di efficienza, di impatto sociale e ambientale, oltre che economico, per interpretarne correttamente la valenza.

Anche la consuetudine di interpretare le percentuali di raccolta differenziata come percentuali di recupero è esemplificativa. Dalla carenza di comunicazioni trasparenti dei dati, che evidenzino prima di tutto l’obiettivo della raccolta differenziata (non raccogliere, ma recuperare…), ne deriva una mancanza di consapevolezza e, quindi, di responsabilità da parte degli utenti circa le modalità di trattamento e conferimento dei rifiuti, inficiandone la qualità e, complessivamente, peggiorando l’intero sistema di gestione dei rifiuti».

L’Europa sembra consapevole della necessità di sviluppare un’economia più efficiente nell’utilizzo delle risorse, creando tra l’altro l’Eip (di cui anche lei fa parte). Quali rimangono i principali nodi di confronto, a livello comunitario?

«Nel settore delle risorse minerarie, nella UE le conoscenze tecnologiche relative alle varie fasi, dall’esplorazione allo sfruttamento dei giacimenti, risultano disperse, così come standard e dati di riferimento eterogenei tra i vari Stati membri influiscono sull’affidabilità e sulla comparazione delle attività. Altro nodo è l’incremento della capacità di sfruttare appieno il potenziale minerario europeo (coltivazioni ad elevate profondità, sfruttamento di depositi di piccole dimensioni, ecc.). Inoltre, l’UE deve restare protagonista, affrontando la sfida tecnologica dell’ottimizzazione dei processi di trattamento e di raffinazione delle materie prime, dal punto di vista della sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica, per potersi confrontare con i mercati di altri Paesi terzi.

Per quanto riguarda invece le materie prime secondarie, le questioni da affrontare riguardano il recupero e riciclo efficiente, dal punto di vista sia dell’efficienza dei processi di trattamento, spesso complessi e a fasi successive, che degli standard di qualità sui prodotti finali,. A tal fine è necessario dare impulso all’innovazione tecnologica, aumentare i tassi di raccolta dei beni che contengono materie prime essenziali e promuovere la progettazione orientata al recupero nel fine vita (ecodesign).

Infine l’UE dovrebbe, da un lato, sostenere accordi di cooperazione internazionale per favorire un approvvigionamento sostenibile, e, dall’altro, investire in progetti finalizzati all’individuazione di possibili materiali (in particolare metalli) sostitutivi delle materie prime essenziali per aumentare le possibilità di diversificazione degli approvvigionamenti e ridurre così il tasso di dipendenza».