Con la libertà religiosa e di credo cresce la prosperità economica

«La libertà di religione o di convinzione non è solo un optional nell'ampio ambito dei diritti umani»

[7 marzo 2016]

Libertà religiosa

Purtroppo, in tutto il mondo, la libertà di religione, di credere on non credere, è uno dei diritti più violati, eppure diverse recenti ricerche suggeriscono che il riconoscimento della libertà religiosa non solo rende le società meno conflittuali ma costituirebbe anche un incentivo per un’economia più forte e in crescita. E’ per sottolineare che detto che c’è una forte correlazione tra la libertà religiosa, la libertà economica e altre libertà civili e politiche, che  la comunità bahá’í – che denuncia ancora una volta le persecuzioni che deve subire in Iran – ha  organizzato un seminario tenuto al Parlamento britannico, ospitato dall’All-Party Parliamentary Group on the Baha’i Faith.

Il relatore, Brian Grim, presidente della Religious Freedom & Business Foundation, ha sottolineato che «Questi risultati sono utili nelle nostre discussioni con le imprese. E il mondo delle imprese è in grado di offrire molto alla comunità dei diritti umani. Dirigenti aziendali e imprenditori potrebbero sviluppare un interesse a lungo termine verso questo ambito del discorso internazionale sui diritti umani, mentre le loro prospettive su questi temi potrebbero anche aggiungere una dimensione importante per la comprensione del governo e dei parlamentari. Il mondo degli affari è un crocevia di cultura, commercio e creatività. Ciò che riunisce tutti questi aspetti e produce un servizio di successo, innovazione e produzione è un obiettivo comune». Grim ha fatto l’esempi di una grande casa automobilistica «la quale, rendendosi conto di impiegare persone provenienti da circa 140 Paesi, offre un premio annuale per l’innovazione interculturale e interreligiosa».

Il seminario, al quale hanno partecipato una settantina di parlamentari, funzionari, studiosi, attivisti dei diritti umani, professionisti e leader religiosi, è stato aperto da uno che di conflitti politici/religiosi se ne intende:  Jim Shannon, parlamentare del Democratic Unionist Party, la forza politica che rappresenta la comunità protestante dell’Ultster e che per anni si è duramente e sanguinosamente scontrata con i cattolici e gli indipendentisti dell’Ira.   Shannon, che presiede l’All-Party Parliamentary Group for International Freedom of Religion or Belief, ha detto che «La libertà religiosa è una componente fondamentale della pace e della stabilità. Senza libertà religiosa, le persone di talento sono respinte. La questione deve occupare un posto prioritario nell’agenda politica, per garantire sicurezza, stabilità e prosperità economica».

Al meeting organizzato dai bahá’í è intervenuta anche la baronessa Anelay of St Johns, ministro di stato al Foreign and Commonwealth Office, che ha detto che «Con l’intolleranza in crescita in tutto il mondo, questo impegno è sempre più urgente. La libertà di religione o di convinzione non è solo un optional nell’ampio ambito dei diritti umani. È un diritto umano fondamentale di per sé. Dove la libertà di religione o di convinzione non è pienamente rispettata, ne consegue che i valori democratici e dello stato di diritto non sono implementati completamente. Una delle chiavi del successo è l’educazione. Abbiamo bisogno di garantire che i bambini comprendano sin dalla più tenera età che tutti devono essere considerati allo stesso modo».

Un’altra relatrice, Nazila Ghanea, che insegna diritto internazionale dei diritti all’università di Oxford, ha sottolineato «l’importanza che ogni individuo abbia la libertà di decidere se adottare o meno una religione o un credo. Il presupposto della libertà di religione e di credo è la libertà di indagare la verità in modo indipendente e di adottare un credo, sia esso religioso o no».

Citando il documento “Freedom to Believe” della Baha’i International Community, la Ghanea ha detto che «Il compito primario dell’anima sarà sempre di indagare la realtà, di vivere secondo la verità della quale è persuasa e di accordare pieno rispetto agli sforzi compiuti dagli altri per fare altrettanto» e poi si è chiesta  come si possano promuovere questi valori, facendo notare che «Gli sforzi per trasferire i modelli fra culture diverse possono produrre una resistenza. Gli standard internazionali devono essere digeriti bene e bisogna che le persone li facciano propri. La consultazione è un modo molto importante per cercare di radicare i valori nei quartieri e nelle società».

Dei gruppi di discussione partecipativa hanno esplorato idee innovative per migliorare la consapevolezza, sostenere la libertà religiosa e dotare le imprese di strumenti e di idee e la che  la comunità bahá’í  concluide: «Il seminario è il primo passo di un processo più lungo per costruire una più profonda comprensione concettuale dei problemi della libertà di religione o di credo nella vita politica e nella società britannica».