Si tratta di circa 110mila tonnellate di rifiuti speciali prodotte ogni anno

Continua l’emergenza fanghi da depurazione in Toscana, il 100% è diretto fuori Regione

De Girolamo (Cispel): «L’incidenza annua sulle bollette dei cittadini toscani calcolata intorno ai 20 milioni di euro all’anno», un raddoppio rispetto al 2015

[23 ottobre 2017]

Quello della depurazione idrica è uno dei fronti ambientali (e non solo) dove l’Italia arranca con maggiore difficoltà rispetto agli obiettivi fissati dalla normativa europea – la direttiva 2000/60/CE recepita dall’Italia attraverso il Decreto Legislativo 152/06. Come ricordato da Legambiente durante il convegno nazionale dedicato al tema nei giorni scorsi, svoltosi a Firenze in Palazzo Medici Riccardi, i numeri «sono impietosi: 3 procedure di infrazione europea; 2 sentenze di condanna della Corte di giustizia; 62,69 milioni di euro di multa; 347.000 euro per ogni ulteriore giorno di ritardo; 104 agglomerati urbani oggetto di due condanne della Corte di giustizia, nel 2012 e 2014; 150 interventi previsti dal ministero dell’Ambiente, che costeranno 1,8 miliardi di euro; 14 le regioni interessate; 25% della popolazione non è coperto da depurazione».

Una crisi costante, dalla quale anche la Toscana non esce indenne, seppur la situazione «meno critica» rispetto a quella nazionale. «Come riporta Arpat nell’annuario dei dati ambientali 2016 riferendosi ai depuratori oltre 2000 AE, “su un totale di 200 impianti controllati, in 39 sono state riscontrate varie tipologie di irregolarità”», ricordano da Legambiente. C’è però un’acuta criticità che da mesi continua ad affliggere la Toscana, e che va “oltre” – in senso letterale – le irregolarità dei depuratori.

Dalla depurazione dei reflui urbani derivano infatti nuovi scarti, ovvero i cosiddetti fanghi, che è poi necessario gestire in modo sostenibile per chiudere il cerchio. Questo però non sta avvenendo. Oltre un anno fa, nel settembre 2016, l’inchiesta “Demetra” mise nel mirino lo spandimento di alcuni di questi fanghi, utilizzati come concime agricolo. L’inchiesta deve ancora concludersi, ma nel frattempo le ricadute pratiche non sono state poche. Fino ad allora il 40% dei fanghi derivanti dalla depurazione dei reflui urbani veniva recuperato nei campi toscani, mentre il restante 55-60% – ovvero, già allora la maggior parte dei fanghi – finiva fuori Regione, causa mancanza di impianti industriali adeguati entro i confini.

Come denunciato già a marzo 2017 da Confservizi Cispel Toscana, la situazione è poi precipitata. Sei mesi fa l’associazione regionale delle imprese di servizio pubblico avvertiva che il 100% dei fanghi da depurazione urbana stava finendo fuori Regione, diretto prevalentemente in Lombardia, causa impossibilità a gestire tali materiali secondo logica di prossimità e sostenibilità, arrecando nel mentre non solo peggiori risultati dal punto di vista ambientale (si pensi al trasporto dei fanghi) ma anche ingenti aumenti dei costi in bolletta per i cittadini. Un problema enorme – nel 2015 i fanghi prodotti in Toscana ammontavano a qualcosa come 110mila tonnellate – al quale ancora oggi, come ci spiegano in esclusiva da Cispel, non è stata data risposta.

«Al momento in cui lanciammo l’allarme sul tema nel marzo scorso, il 100% dei fanghi andava fuori Regione, e attualmente – dichiara il presidente dell’associazione Alfredo De Girolamo – è ancora così. Ciò comporta che, come allora, l’incidenza annua sulle bollette dei cittadini toscani rimane calcolata intorno ai 20 milioni di euro all’anno, mentre erano 10 milioni nel 2015. Noi stiamo continuando a fare la nostra parte, abbiamo inoltrato alla Regione Toscana le proposte normative ai fini dell’adeguamento della legge 99/1992, e segnalato sempre alla Regione la nuova legge regionale della Lombardia,  molto interessante. Sugli impianti alcuni gestori stanno studiando e  portando avanti soluzioni innovative e proposte impiantistiche per la valorizzazione del fango ai fini di recupero del carbonio per la produzione di prodotti end of waste, secondo i principi dell’economia circolare. Inoltre si stanno sperimentando e studiando soluzioni per ridurre i quantitativi dei fanghi prodotti nel ciclo di processo depurativo, tramite impianti di lisi termochimica. Tutto il necessario dunque per evitare che siano gli utenti toscani a pagare di tasca propria gli effetti di una problematica che con l’apporto di tutti gli attori in causa potrebbe essere risolta, con benefici per l’ambiente e per l’economia dei cittadini».