Cooperazione ed egoismo degli esseri umani spiegati con la fisica statistica

Cnr e Nasa: «I gruppi umani possono raggiungere un punto critico simile a quello che caratterizza i sistemi biologici altamente organizzati, come quelli di api o formiche»

[31 agosto 2018]

Lo studio “Balancing selfishness and norm conformity can explain human behavior in large-scale prisoner’s dilemma games and can poise human groups near criticality’ pubblicato su Physical Review E  da John Realpe-Gómez del Quantum Artificial Intelligence Laboratory del NASA Ames Research Center, Giulia Andrighetto e Luis Gustavo Nardin dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc)  e da Javier Antonio Montoya del Grupo de Modelado Computacional dell’Universidad de Cartagena ha evidenziato per la prima volta «l’esistenza di un punto critico nei sistemi cooperativi umani, mostrando il ruolo cruciale giocato dalle norme sociali».ù

La Andrighetto spiega che «Il concetto di punto critico è mutuato dalla fisica statistica e indica lo stato di un sistema posto esattamente al confine tra due fasi differenti, che ha come caratteristica quella di aumentare l’adattabilità del sistema a perturbazioni esterne. Nel nostro lavoro mostriamo per la prima volta come anche gruppi di umani che cooperano possano raggiungere un punto critico: ciò avviene quando i membri, nei loro comportamenti, tengono in considerazione le norme sociali del gruppo».

Gli scienziati smentiscono che l’egoismo e l’esclusione dell’altro siano il solo motore del comportamento umano, infatti nello studio si legge che «La cooperazione è fondamentale per il successo delle società umane poiché è essenziale per superare alcune delle sfide sociali più urgenti del nostro tempo; tuttavia, il modo in cui la cooperazione umana viene ottenuta e può persistere è uno dei principali enigmi delle scienze sociali e biologiche. Recentemente, gli studiosi hanno riconosciuto l’importanza delle norme sociali come soluzioni ai principali problemi per l’azione collettiva locale e su vasta scala, dalla gestione delle risorse idriche, alla riduzione del fumo nei luoghi pubblici, al cambiamento delle pratiche per la fertilità. Eppure, manca ancora un modello fondato sull’effetto delle norme sociali sulla cooperazione umana».

Il team italo-statunitense.colombiano  ha sviluppato un modello di fisica statistica della cooperazione umana e la Andrighetto sottolinea che «Nel modello gli agenti decidono se cooperare o meno, bilanciando egoismo e aderenza alle norme sociali. In questo modo siamo stati in grado di riprodurre le scelte che i soggetti umani avevano preso in recenti esperimenti di laboratorio su larga scala condotti in Spagna da Gracia-Lázaro e colleghi, nei quali veniva chiesto loro di partecipare al “dilemma del prigioniero”, il classico gioco usato per studiare la cooperazione che utilizza ricompensa di natura economica. I risultati del nostro lavoro confermano e forniscono un supporto sperimentale all’idea che gli esseri umani, decidendo se cooperare o meno, bilanciano i possibili guadagni economici e la conformità alle norme del gruppo. Infine, lo studio ha permesso di evidenziare l’esistenza di un punto critico nei sistemi cooperativi umani, rilevato fino ad ora solo in gruppi animali altamente sociali come le api o le formiche, caratteristica che aiuterebbe a spiegare la grande flessibilità e capacità di tali sistemi di adattarsi a cambiamenti esterni».

Al Cnr evidenziano che «Lo studio valuta quindi i meccanismi e le dinamiche che regolano gli individui in quanto animali sociali» e la Andrighetto. Conclude: «Ricerche di questo genere potrebbero fornire in futuro strumenti di governance utili per promuovere quel sottile equilibrio tra interesse individuale e collettivo che è alla base della cooperazione umana».