Per Bruxelles quella geotermica è «un’importante fonte di energia rinnovabile»

Cosa cambia per la geotermia dopo il voto dell’Europarlamento sulle rinnovabili

Dumas (Egec): «Molte proposte disinformate o in malafede, e attacchi privi di fondamento scientifico, avevano lo scopo di ostacolarne lo sviluppo»

[14 novembre 2018]

Mentre lo schema di decreto “Fer 1” elaborato dal ministero dello Sviluppo economico italiano ha al momento stoppato – per la prima volta – gli incentivi finora erogati alla geotermia, suscitando grande allarme per le ricadute che questa scelta potrebbe avere in termini ambientali e socio-economici (nel settore lavorano oltre 4mila persone), ieri il Parlamento europeo ha approvato la nuova legislazione comunitaria sulle energie rinnovabili, compresa naturalmente quella proveniente dal calore della Terra.

Seguendo le indicazioni che arrivano direttamente dall’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), nel testo adottato ieri dal Parlamento Ue la geotermia viene enumerata tra le energie rinnovabili degne d’interesse, come eolico, solare o biomasse; una linea del resto portata avanti anche dalla Commissione europea. In particolare, secondo il Parlamento Ue «l’energia geotermica è un’importante fonte di energia rinnovabile locale, che solitamente presenta emissioni notevolmente inferiori rispetto a quelle dei combustibili fossili, e alcuni tipi di impianti geotermici producono emissioni prossime allo zero. Tuttavia, a seconda delle caratteristiche geologiche dell’area, la produzione di energia geotermica può liberare gas serra e altre sostanze da fluidi sotterranei e formazioni geologiche del sottosuolo, dannose per la salute e l’ambiente. La Commissione – conclude l’Europarlamento – dovrebbe quindi facilitare solo l’impiego di energia geotermica a basso impatto ambientale, in grado di conseguire risparmi in termini di emissioni di gas serra rispetto alle fonti non rinnovabili».

Al netto di quanto spiega la comunità scientifica, mostrando che in qualunque contesto la CO2 in uscita dalle centrali geotermoelettriche non è prodotta dalle centrali stesse, ma generata in maniera naturale nel sottosuolo, l’Europarlamento suggerisce la necessità di puntare in via primaria su quelle soluzioni tecnologiche che riducano al minimo l’impatto ambientale della coltivazione geotermica. È dunque paradossale che l’attuale schema di decreto “Fer 1” uscito dal ministero dello Sviluppo economico italiano appaia in netto contrasto con quest’indirizzo.

Oltre a mettere a serio rischio la sopravvivenza di un intero comparto industriale d’eccellenza, lo schema di decreto incide infatti in modo negativo sugli interventi migliorativi che la Regione Toscana – l’unica regione italiana ad ospitare attualmente impianti per la produzione di energia elettrica da geotermia – è sul punto di traguardare dopo un lavoro durato almeno due legislature: come spiegato nei giorni scorsi dallo stesso governatore Enrico Rossi, una nuova legge regionale sulla geotermia e un protocollo d’intesa pronto alla firma con Enel green power mirano a ridurre fino al 98% le emissioni inquinanti, e contestualmente favorire il reimpiego della CO2 in uscita dalle centrali in altre filiere industriali (ad esempio quella agroalimentare). Ma tutto questo – oltre a 4mila posti di lavoro – sarebbe a rischio senza più incentivi, necessari per lo sviluppo di tecnologie che possono contare su scarse economie di scala e richiedono elevati investimenti iniziali.

Anche l’Europa chiede qualcosa di completamente diverso. Sebbene non sia ancora al giusto livello d’ambizione, secondo il Consiglio europeo per l’energia geotermica (Egec) la nuova legislazione Ue in fatto di rinnovabili «definisce un quadro che consente lo sviluppo accelerato dell’energia geotermica». In particolare, l’obbligo settoriale che impone una crescita di almeno l’1,3% l’anno nella penetrazione delle energie rinnovabili ai fini della climatizzazione degli edifici «rappresenta un segnale positivo per la geotermia – argomenta il segretario generale Egec, Philippe Dumas – e ci consente di attuare forti politiche per decarbonizzare un settore che rappresenta quasi la metà della domanda energetica Ue».

Dumas tuttavia non nasconde il rammarico per il fatto che «molte proposte disinformate o in malafede, e attacchi privi di fondamento scientifico, ignorando le prove disponibili avevano lo scopo di ostacolare lo sviluppo dell’energia geotermica. L’energia geotermica – chiosa il segretario generale Egec – è una pietra miliare della transizione energetica. L’implementazione del pacchetto Energia pulita a livello nazionale deve consentirci di accelerare lo sviluppo di questa risorsa chiave».

L. A.

 

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