L’Asvis incontra e incalza la classe dirigente in vista delle elezioni

Cosa risponde la politica di fronte alla sfida dello sviluppo sostenibile?

Ai rappresentanti dei partiti mostrata in Senato la distanza dell’Italia dagli obiettivi Onu: 26esima posizione su 34 paesi Ocse

[31 gennaio 2017]

Quanto manca all’Italia per raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, adottati in sede Onu due anni fa e orientati al 2030 – un impegno sottoscritto anche dal nostro Paese –, già lo sappiamo: moltissimo. A spiegarlo in dettaglio è un ampio rapporto recentemente pubblicato dal ministero dell’Ambiente, che individua sufficienti progressi solo in tre ambiti: lotta alla fame, parità di genere e acqua. Gli altri, dall’economia al clima, dalla governance all’uguaglianza alla salute rimangono lontani, troppo per essere raggiunti senza un cambio di marcia.

La nostra classe dirigente se ne preoccupa? O per meglio dire, i politici italiani inseriranno lo sviluppo sostenibile nei programmi sui cui i cittadini dovranno esprimersi nelle prossime elezioni? Quali saranno le loro azioni affinché l’Italia raggiunga gli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030? Come pensano, ad esempio, di ridurre la povertà e le disuguaglianze, aumentare l’occupazione e la crescita inclusiva, l’educazione di qualità, la tutela dell’ambiente e di rispettare gli Accordi di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico?»

Sono queste le domande che hanno portato l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) a riunire in Senato «importanti esponenti dei maggiori partiti e movimenti politici» per un dibattito sul tema “La politica di fronte alla sfida dello sviluppo sostenibile”. Un appello che evidentemente non tutti i leader di partito hanno ritenuto abbastanza sfidante, facendosi rappresentare in più di un caso anche da esponenti politici che nella loro carriera con la sostenibilità hanno avuto finora poco o niente a che fare: in ordine alfabetico hanno risposto presente Mirko Busto (Movimento 5 Stelle), Stefano Fassina (Sinistra Italiana), Giancarlo Giorgetti (Lega Nord), Maurizio Lupi (Nuovo Centrodestra), Ileana Piazzoni (Partito Democratico), Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia-An), Enrico Zanetti (Scelta Civica).

«È chiaro a tutti noi – ha dichiarato il presidente del Senato Pietro Grasso, durante il suo discorso d’apertura – che non sarà semplice cambiare rotta ma anche che non vi è alcuna alternativa possibile per il pianeta se non quella di iniziare un percorso virtuoso, sulla base di questi Obiettivi, per realizzare la pace e la giustizia, rafforzare le istituzioni e ridurre al minimo le diseguaglianze che affliggono milioni di uomini e di donne in tutto il mondo e, non dobbiamo dimenticarlo, anche nei paesi più avanzati». Italia compresa, naturalmente.

A illustrare la posta in gioco anche dal mero punto di vista della raccolta voti è stato il portavoce Asvis, l’ex ministro e presidente Istat Enrico Giovannini: «Il 2017 sarà un anno cruciale per i partiti e i movimenti politici che si preparano ad affrontare un ciclo elettorale da cui dipenderanno scelte importanti con effetti a medio-lungo termine. Dovranno dire agli elettori come pensano di ridurre la povertà e le disuguaglianze, tutelare l’ambiente e rispettare gli Accordi di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico, conseguire una crescita economica robusta e inclusiva, accrescere l’occupazione e l’educazione di qualità. Tutti i sondaggi – prosegue Giovannini – mostrano come i cittadini, specialmente i giovani, sono molto sensibili ai temi dello sviluppo sostenibile. Il 70% degli italiani è favorevole alle politiche per lo sviluppo sostenibile e oltre il 75% è preoccupato per i fenomeni globali, tra cui degrado ambientale, sicurezza alimentare, guerre e globalizzazione. La risposta a queste preoccupazioni farà la differenza anche in termini elettorali e molti cittadini utilizzeranno il metro della sostenibilità per valutare le promesse dei partiti e dei movimenti politici. Per questo l’Asvis propone ai politici di assumere un impegno forte e chiaro su questi temi».

Come ha reso evidente al mondo l’ascesa alla presidenza Usa di Donald Trump – che ha definito addirittura «fuori controllo» l’ambientalismo – siamo entrati in una nuova era politica dove più che mai gli elettori hanno la responsabilità di scegliere all’interno della cabina elettorale (e non solo di fronte a un sondaggio) i loro rappresentanti in base alla sostenibilità dei rispettivi programmi. Un compito che si fa tanto più arduo in quei Paesi, come l’Italia, dove in politica la sostenibilità è ancora condannata a un ruolo a dir poco ancillare.

La speranza è che l’appuntamento odierno in Senato abbia avuto una funzione pedagogica: ai presenti l’Asvis ha illustrato i risultati del primo rapporto sui 17 obiettivi Onu sviluppato dall’Assocazione, che mostra l’Italia in un’imbarazzante 26esima posizione su 34 paesi Ocse analizzati. «Per mettere il Paese sul sentiero della sostenibilità – ha concluso il presidente dell’Asvis Pierluigi Stefanini – serve una strategia efficace e una chiara assunzione di responsabilità di parte di chi, una volta eletto, dovrà scegliere per il bene del Paese». Anziché agitare come uno spettro la data delle elezioni, insomma, sarebbe utile se la politica tornasse a occuparsi dei programmi da votare.