Crisi ucraina, per i geologi è l’occasione per puntare sulle rinnovabili

«Entro il 2050 l’80% dell’approvvigionamento energetico mondiale potrebbe essere soddisfatto da Fer»

[4 settembre 2014]

Quanto sta accadendo in Ucraina invita i paesi europei ad una profonda riflessione sulla necessità di un’indipendenza energetica. Il rapporto sulle energie rinnovabili e sui cambiamenti climatici prodotto, su mandato dell’ONU, dagli scienziati dell’IPCC (Intergovernmental Panel of Clinate Change) segnala che l’80% dell’approvvigionamento energetico mondiale potrebbe essere soddisfatto entro il 2050 da fonti rinnovabili, a condizione che esse vengano sostenute da “politiche pubbliche corrette”.

La crescita delle rinnovabili potrebbe portare ad un risparmio cumulativo di gas serra pari al taglio di una quota compresa tra 220 e 560 miliardi di tonnellate di CO2 (anidride carbonica), con un miglioramento evidente della qualità dell’aria e dei nostri polmoni.

L’Italia, come già stanno facendo altre nazioni d’Europa, è in grado di programmare questo sviluppo, individuando gli interventi indispensabili per costruire uno scenario energetico ben strutturato, puntando sull’autoproduzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, sul risparmio nei consumi, su una gestione innovativa, su tutte quelle azioni cioè che consentono, di ridurre la spesa energetica, e soprattutto la dipendenza dall’estero.

Chiediamo al governo di introdurre nuove misure in chiave ambientale che, senza aumentare la pressione fiscale né il debito pubblico, siano in grado di attivare uno sviluppo durevole, una ripresa degli investimenti e dell´occupazione. Si punti ad una politica energetica forte e decisa, che si rivolga finalmente con decisione anche alle pompe di calore geotermico, perché esse rappresentano per l’Italia una grande occasione per il rilancio dell’economia, per il lavoro e l’occupazione di una filiera interamente italiana.

di Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi