Meno di quanto hanno fatto sui loro tetti i cittadini

Da Eni investimenti per 442 milioni di euro, ma 1 solo MW di fotovoltaico installato in Italia

Legambiente: «Chiediamo al Governo italiano di essere coerente con gli impegni sottoscritti a livello internazionale, indirizzando le scelte di Eni»

[26 luglio 2018]

Nel settore oil&gas la multinazionale Eni è la più grande azienda italiana quotata in borsa e controllata dallo Stato (il ministero dell’Economia ha il 4,34% delle azioni, Cdp un altro 25,76%), e rappresenta una realtà d’eccellenza nel proprio campo di lavoro: lo dimostra la lista di 71 Paesi dov’è attiva (28 in Europa, 15 in Africa, 21 in Asia e Oceania, 7 in America), e dove impiega complessivamente circa 35mila lavoratori. Il grosso problema è che l’azienda risulta tremendamente indietro rispetto all’evoluzione che impone l’Accordo di Parigi sul clima: come noto è stato fissato un chiaro impegno internazionale – sancito anche dall’Italia – per contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, e quella dell’uscita dalle fossili è una condizione non più negoziabile.

Eppure nel 2017 la produzione complessiva Eni è stata pari a 1.816 barili/giorno (+3,2% rispetto al 2016), la più alta mai registrata dalla compagnia, e per il 2018 è prevista un’ulteriore crescita del 4%. Solo nell’ultimo anno il portafoglio esplorativo è aumentato di oltre 97.000 kmq di nuove superfici, distribuite tra Kazakistan, Oman, Cipro, Costa d’Avorio, Marocco e Messico.

Gli investimenti complessivi sono stati pari a 442 milioni di euro, ma a fronte di questi numeri quelli rivolti alla transizione verso le fonti puliti appaiono ancora irrisori. Su 71 Paesi sono 15 quelli in cui Eni ha iniziato o concluso la realizzazione di progetti da fonti rinnovabili, realizzando solo il 10% del piano quadriennale. In Italia sono 14 i progetti previsti entro il 2022 e distribuiti in 12 Regioni, per una capacità complessiva di circa 220 MW di solare, ma – concretamente parlando – ad oggi il più grande gruppo industriale e energetico italiano ha fino installato in Italia solo 1 MW di solare fotovoltaico (presso il Green data center di Eni a Ferrera Erbognone). Meno di quanto hanno fatto sui loro tetti i cittadini di oltre 2mila comuni o di quanto è stato installato, da diverse amministrazioni comunali, sui tetti degli edifici scolastici/pubblici come ad esempio a  Bologna con 18,4 MW.

Numeri e dati che Legambiente ha raccolto nel report Enemy of the planet: perché Eni ci riguarda e rischia di diventare sempre più nemico del pianeta, diffuso oggi in occasione della Giornata di mobilitazione internazionale contro le fonti fossili e del flash mob organizzato a Polignano a Mare in occasione della tappa di Goletta Verde in Puglia ricordano anche come si stia facendo poco sul fronte delle rinnovabili.

«Oggi Eni appare tutta proiettata verso un futuro di espansione delle estrazioni di petrolio e gas, con molti annunci e poche azioni concrete di investimento nelle fonti pulite – dichiara Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – Noi pensiamo che questa strada sia sbagliata e chiediamo al Governo italiano di essere coerente con gli impegni sottoscritti a livello internazionale, indirizzando le scelte di Eni. Di sicuro continuare con una Eni nemica del Pianeta è uno scenario inaccettabile e ci batteremo insieme a associazioni, movimenti e cittadini per impedirlo. Per questo lanciamo anche un appello al ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio affinché, dopo l’importante spinta data per un ambizioso pacchetto europeo su energia e clima, vengano bloccati i progetti di estrazione di petrolio e gas e cancellati tutti i sussidi ancora oggi garantiti alle fonti fossili. Chiediamo, inoltre, che vengano accelerati gli interventi essenziali per arrivare a una rottamazione delle fonti energetiche inquinanti, a partire dal petrolio, con misure concrete nella prossima legge di bilancio, per segnare una vera discontinuità con i governi precedenti, sempre pronti a soddisfare ogni proposta delle arroganti compagnie petrolifere».