gli investimenti nei settori dell’eolico e del fotovoltaico sono crollati a causa della politica

Da Vestas a Marcegaglia, ma che succede alla green economy italiana? Ecco i colpevoli

Stop allo sviluppo e alla diffusione dell’energia rinnovabile è colpa dei governi Monti e Letta

[31 ottobre 2013]

La notizia della chiusura degli stabilimenti Buildtech del Gruppo Marcegaglia a Taranto fa male. Prima di tutto fa male perché se ne vanno in fumo ben 134 posti di lavoro. Poi fa male perché quei posti di lavoro erano un pezzo di green economy italiana, legati alla innovazione e alle energie rinnovabili. L’impianto infatti produceva moduli fotovoltaici in silicio amorfo, abbinati a pannelli  coibentati o a lamiere grecate, pensati per essere installati integrandoli architettonicamente nei capannoni.

Ma, soprattutto, la notizia fa male perché a rimetterci è ancora una volta la città di Taranto, scippata nuovamente di un’opportunità di sviluppo e di lavoro finalmente non inquinante. E’ infatti di circa un mese fa la notizia della chiusura, sempre nella città ionica, degli stabilimenti per la produzione di generatori eolici della multinazionale danese Vestas: altri 147 lavoratori lasciati a casa.

Piove sul bagnato, anzi grandina. Ed oggi appare incredibilmente lontano il 2011, quando in Italia si installarono quasi 10 GW di impianti fotovoltaici e lo stabilimento Buildtech fu inaugurato in pompa magna, con l’intento dichiarato di fare di Taranto la capitale del fotovoltaico italiano. Al di là dei proclami, però, la produzione non era mai decollata a pieno, tanto che gli operai erano in cassa integrazione da molto tempo. Nel frattempo poi, il Gruppo Marcegaglia aveva deciso di cambiare le sue strategie aziendali, trincerandosi sul core business dell’acciaio e chiudendo o cedendo i rami d’azienda non considerati prioritari (fotovoltaico, turismo, ecc.). La chiusura, in sostanza, era nell’aria.

E’ vero, come afferma il comunicato della Marcegaglia, che il fotovoltaico nel nostro Paese e nel mondo è in crisi. Ed è anche vero che moltissime altre realtà internazionali del solare sono da tempo fallite, compresi alcuni colossi statunitensi, tedeschi e persino cinesi. Però, c’è qualcosa che desta preoccupazione nel panorama del nostro Paese ed è lecito chiedersi cosa stia succedendo alla green economy italiana. O meglio, forse è lecito chiedersi cosa non sta avvenendo alla green economy italiana.

Non sta avvenendo cioè, che il nostro Paese investa in maniera decisa e univoca in uno sviluppo verde, in una economia low carbon. Perché se è “normale” che qualche stabilimento chiuda, vuoi per la congiuntura economica, vuoi per scelte aziendali più o meno condivisibili, vuoi per mille altri motivi, non è assolutamente normale che non nascano altri stabilimenti, altre iniziative serie, stabili e durature.

Ed è così che la pensa anche Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente: «La responsabilità di questa emergenza è del governo. Lo stop allo sviluppo e alla diffusione dell’energia rinnovabile impresso, con totale miopia, dai governi Monti e Letta ha condannato tutto un compartimento produttivo che nel nostro Paese potrebbe essere il vero volano dell’economia e dello sviluppo industriale. Mentre in Germania la scelta di investire nel sole e nel vento e nell’efficienza energetica, ha consentito di arrivare a 350mila occupati nel settore, in Italia il ministro dello Sviluppo economico Zanonato punta su trivelle e centrali a carbone bloccando ogni innovazione e condannando il Paese a un modello di sviluppo inquinante e obsoleto».

In Italia, infatti, sostiene sempre l’associazione ambientalista, gli investimenti nei settori dell’eolico e del fotovoltaico sono crollati a causa della politica che non fornisce alcuna certezza sul futuro per gli investitori, spazzando via piani industriali che solo due anni fa sembravano avere senso e futuro.