A Roma un simposio internazionale con oltre 500 ricercatori internazionali

Dai cambiamenti climatici 250mila morti l’anno nel mondo: l’Italia è già a rischio

Ricciardi (Istituto superiore di sanità): «La qualità della nostra vita, la nostra salute e la stessa nostra sopravvivenza sono messe a serio rischio»

[4 dicembre 2018]

I cambiamenti climatici sono già arrivati in Italia – dove anzi avanzano già in maniera più intensa rispetto alla media globale –, delineando preoccupanti conseguenze dal punto di vista della salute. A spiegarlo è direttamente l’Istituto superiore di sanità (Iss) italiano, ovvero l’organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale, dipende dal ministero della Sanità.

«L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) oggi ci dice che circa 250mila morti l’anno nei prossimi vent’anni saranno attribuibili, direttamente o indirettamente ai cambiamenti climatici. Come scienziati abbiamo il dovere di richiamare l’attenzione su questo problema, farlo diventare una priorità e indicare strategie per invertire questa drammatica tendenza prima che sia troppo tardi». Walter Ricciardi, presidente dell’Iss, introduce con queste parole il primo simposio internazionale Health and Climate Change che si sta svolgendo a Roma: una riflessione corale cui partecipano oltre 500 ricercatori provenienti da più di 30 Paesi, e dal quale è attesa una Carta internazionale firmata dai più importanti esperti su salute e clima.

«Questa è una giornata molto importante perché – spiega Ricciardi – per la prima volta la comunità scientifica, che ormai da tempo concorda nel ritenere tra i problemi sanitari più rilevanti gli effetti del clima sulla salute, si riunisce per indicare le azioni prioritarie che devono essere messe in atto sulla base delle evidenze scientifiche». Che spaziano in molti campi, esplorando il tema della relazione tra salute e clima: dalla salute degli ecosistemi alle malattie trasmissibili e non, dalle zoonosi, alla salute mentale fino alla salute dei bambini e molto altro, oltre ad affrontare le tematiche inerenti all’aria e all’acqua, strettamente legate anch’esse all’evoluzione degli ecosistemi e quindi anche a come essi cambiano ciò che determina le condizioni della nostra salute.

Tema che ci riguardano molto da vicino. Come sottolineano dall’Iss, infatti, in tutto il Sud Europa, Italia inclusa, i cambiamenti climatici stanno causando un aumento degli eventi meteorologici estremi come ondate di calore, piogge intense e allagamenti costieri, una espansione di nuove specie di vettori di malattia e sono associati ad un peggioramento della qualità dell’aria e al rischio incendi aggravato dalla siccità. Secondo le stime più recenti in Italia entro il 2100 i giorni di ondata di calore aumenteranno in modo esponenziale, da 75 fino a 250 giorni all’anno, secondo i due scenari estremi di più basse e più alte emissioni di gas serra. Il “profilo italiano” sul clima che cambia e il suo impatto sulla salute mette in evidenza come l’Italia, per la sua posizione geografica, per l’estensione longitudinale, le sue caratteristiche orografiche e idrografiche, l’estrema eterogeneità meteo-climatica, lo stato diffuso di inquinamenti post-industriali, unito a una vulnerabilità idro-geologica e sismica, è un vero e proprio laboratorio di ricerca sull’impatto del cambiamento climatico sulla salute. Mostra in modo chiaro e inequivocabile come siano necessarie, per tutelare la salute umana, azioni specifiche di prevenzione, politiche e strategie nazionali di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici in atto.

«I cambiamenti climatici sono la vera minaccia globale di questo secolo e attraversano tutta la condizione umana e ambientale – conclude Ricciardi – dalle ondate di calore, all’approvvigionamento idrico fino a quello alimentare e allo smaltimento dei rifiuti. La qualità della nostra vita, la nostra salute e la stessa nostra sopravvivenza sono quindi messe a serio rischio dai cambiamenti climatici prodotti soprattutto dall’inquinamento. Gestire queste trasformazioni, cambiare rotta è diventata la vera emergenza e la vera sfida. La comunità scientifica oggi ha fatto un primo passo per condividere questa consapevolezza e farla diventare una responsabilità e un impegno comune. Questa sfida – conclude il Presidente – si vince con la collaborazione di tutti. Dai decisori politici, al mondo industriale, a quello dell’educazione e attraverso i nostri atti quotidiani. C’è bisogno di tutti».