Dal disastro nucleare all’energia pulita, la prefettura di Fukushima punta sulla geotermia

Undici imprese giapponesi insieme per costruire una centrale nel parco nazionale di Bandai-Asahi

[1 luglio 2016]

fukushima geotermia

Cinque anni fa Fukushima divenne nota al mondo per il terremoto-maremoto che si abbatté sulla centrale atomica Daiichi, causando il peggior disastro nucleare dai tempi di Chernobyl. Da allora gli sforzi per risollevare l’area dalle macerie procedono incessantemente, e presto nuova energia potrebbe arrivare dalle risorse geotermiche che in Giappone abbondano.

Il colosso della raffinazione petrolifera Idemitsu Kosan ha annunciato che, in partnership con altre 10 aziende giapponesi (tra le quali spicca la Mitsubishi) avvierà entro fine anno due pozzi esplorativi profondi 1,9km all’interno del parco nazionale di Bandai-Asahi, 230 km a nord di Tokyo. Le ricognizioni superficiali per individuare le aree più adatte sono iniziate nel 2013, mentre il pool di imprese deciderà entro marzo 2018 – a seconda dei responsi che arriveranno nei prossimi mesi – se dare avvio alla costruzione di una centrale geotermica nell’area. L’obiettivo è quello di raggiungere una piena operatività della centrale entro il 2020.

È insolito per 11 aziende lavorare insieme su un progetto geotermico – ha spiegato Hisashi Jotaki, responsabile geotermia per la Idemitsu a – Ma abbiamo deciso di farlo perché vogliamo impiegare l’energia geotermica per aiutare gli sforzi di Fukushima nella ricostruzione».

Il Giappone – come si sottolinea su Bloomberg al proposito – ha introdotto a partire dal 2012 (ovvero, proprio dopo il disastro di Fukushima) un programma nazionale di incentivi per le energie rinnovabili, ma lo sviluppo degli impianti geotermici è stato lento: i cicli di sviluppo dei progetti industriali in quest’ambito durano in media dieci anni, con trattative che coinvolgono dalle comunità locali agli operatori termali. Per promuovere lo sviluppo su larga scala della geotermia, il Giappone ha rivisto le normative in materia nel 2015 aprendo alla costruzione di centrali anche all’interno dei parchi nazionali, dove si stima sia concentrato l’80% delle riserve geotermiche del Paese: secondo il ministero dell’Economia giapponese si parla di 23GW potenziali (un quantitativo inferiore solo a quello stimato per Usa e Indonesia), mentre il Paese del Sol levante annovera oggi “solo” 520MW di potenza geotermica installata.