Dalla Commissione Ue nuovo Fondo ma regole vecchie: l’Italia può investire solo lo 0,3% del Pil

La Commissione presenta la normativa sul nuovo strumento per gli investimenti strategici

[14 gennaio 2015]

Oggi, a 50 giorni dall’annuncio di un piano di investimenti per l’Europa che ha il dichiarato intento di promuovere l’occupazione e la crescita, la Commissione europea ha adottato la proposta legislativa sul Fondo europeo per gli investimenti strategici, che sarà istituito in stretto partenariato con la Banca europea per gli investimenti (BEI). «Il Fondo – spiega in una nota la Commssione Ue – costituisce il fulcro dell’offensiva sugli investimenti del Presidente Juncker, che mobiliterà almeno 315 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati in tutta l’Unione europea. Saranno sostenuti soprattutto gli investimenti strategici, ad esempio nella banda larga e nelle reti energetiche, e le imprese di dimensioni più piccole che contano un massimo di 3 000 dipendenti. La proposta istituisce inoltre un Polo europeo di consulenza sugli investimenti per contribuire all’individuazione, la preparazione e lo sviluppo di progetti in tutta l’Unione. Una riserva di progetti di investimento europei migliorerà infine l’informazione degli investitori sui progetti esistenti e futuri».

La crisi economica e finanziaria ha provocato nell’Ue un calo degli investimenti del 15% rispetto al 2007. «La liquidità finanziaria è disponibile – dice la Commissione –  ma gli investimenti sono frenati dall’incertezza delle prospettive economiche e dall’entità del debito pubblico e privato in alcune parti dell’Ue. Il piano di investimenti per l’Europa è pertanto in grado di contribuire abbinando i progetti alla liquidità disponibile e incanalando i fondi verso le destinazioni in cui servono».

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, criticato da molti – anche sulle nostre pagine – per aver presentato una proposta ritenuta insufficiente, poco coraggiosa e sostanzialmente nel solco delle politiche liberiste che hanno causato la crisi e dell’austerity neoconservatrice che la sta perpetuando, ha invece ribadito che «questa Commissione fa sul serio. Con l’odierna proposta sul Fondo europeo per gli investimenti strategici manteniamo, insieme al nostro partner, la BEI, l’impegno assunto in novembre dinanzi alla plenaria del Parlamento europeo, compiendo un passo importante verso il ritorno degli europei nel mondo del lavoro e la riaccensione dell’economia dell’Unione. Conto ora sulla leadership politica dei colegislatori – Parlamento europeo e Consiglio – affinché la proposta sia adottata in tempi brevi, così che il Fondo possa essere operativo entro giugno aprendo il flusso dei nuovi investimenti. Questo e nulla meno si aspettano i cittadini d’Europa, e il tempo stringe».

Purtroppo il rischio più che concreto, nonostante le rinnovate rassicurazioni della Commissione, è che proprio che i cittadini europei vedano scoppiare il piano Juncker in una bolla di sapone. Il tempo passa, ma il progetto non si discosta da quello iniziale: stanziare 21 miliardi di euro sperando di raccoglierne 315. A oggi, semplicemente una storiella. Anche l’incontro europeo di ieri non è riuscito a partorire quella condizione minima per iniziare ad allontanarsi sul serio dalla linea d’austerità finora imposta al Vecchio continente, ovvero quella golden rule – lo scorporo dal calcolo del deficit pubblico degli investimenti per la crescita – richiesta a suo tempo da Monti e sulla quale anche il governo Renzi puntava forte all’inizio del semestre europeo di sua competenza. Il massimo che si è riuscito a ottenere – rivendicato in Italia come un significativo cambio di marcia – è il rilancio di una clausola già esistente negli accordi europei, quella che «consente al paese di deviare temporaneamente dal previsto percorso verso il pareggio di bilancio per non più dello 0,5% del prodotto interno lordo, purché il disavanzo resti sotto al 3,0% del Pil». È questa la spiegazione offerta oggi al Sole 24 Ore dal vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, che incalzato dal giornalista conferma come in concreto, per l’Italia, questo semplicemente significa nel 2015 «che il margine di manovra sul fronte degli investimenti è di appena lo 0,3% del Pil». Un’inezia che molto probabilmente ci permetterà di evitare una bocciatura europea sui conti a marzo, ma sul piano dello sviluppo economico offrirà poco o niente.

Nonostante questi numeri gli elementi di cui si compone la proposta Ue, seconda la visione della stessa Commissione che riportiamo testualmente, sono i seguenti:

Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) Il FEIS costituisce il principale veicolo di mobilitazione di almeno 315 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi nell’economia reale nei prossimi tre anni. Finanzierà progetti dal profilo di rischio più elevato, in modo da massimizzare l’impatto della spesa pubblica e da sbloccare gli investimenti privati. Il Fondo sarà istituito nell’ambito della Banca europea per gli investimenti (BEI), con cui la Commissione collaborerà in un partenariato strategico.

Partecipazione degli Stati membri. Gli Stati membri possono partecipare al FEIS. Col consenso dei contributori esistenti, la partecipazione è aperta anche a terzi, quali banche di promozione nazionali o enti pubblici di proprietà degli Stati membri o da essi controllati, soggetti del settore privato e soggetti extraunionali.

Trattamento ai fini del patto di stabilità e crescita. Già in novembre la Commissione aveva indicato che, ai fini del patto di stabilità e crescita, avrebbe riservato un trattamento favorevole ai contributi versati al FEIS dagli Stati membri. Per ulteriori precisazioni su quest’aspetto si rimanda alla comunicazione distinta sullo sfruttamento della flessibilità consentita dalle norme vigenti del patto, pubblicata anch’essa oggi dalla Commissione.

La comunicazione precisa che i contributi nazionali versati al FEIS non saranno computati nella valutazione dell’aggiustamento di bilancio, e questo per tutti gli Stati membri, siano essi nel braccio preventivo o in quello correttivo del patto. Per i paesi che fruiscono della cosiddetta “clausola sugli investimenti”, il trattamento favorevole ai fini del patto si estenderà anche al cofinanziamento con il FEIS di progetti o di piattaforme d’investimento.

Governance del FEIS. Il comitato direttivo deciderà l’indirizzo generale, le linee guida d’investimento, il profilo di rischio, le politiche strategiche e l’allocazione strategica delle attività del Fondo, nel rispetto degli orientamenti politici della Commissione. Finché la BEI e la Commissione resteranno gli unici contributori al FEIS, il numero dei membri e dei voti sarà assegnato in base all’entità del rispettivo contributo e tutte le decisioni saranno adottate per consenso. Una volta che al Fondo avranno aderito altri contributori, sarà mantenuta la proporzionalità tra contributo versato e numero dei membri e dei voti e, qualora risulti impossibile raggiungere un consenso, le decisioni saranno adottate a maggioranza semplice. Nessuna decisione può essere adottata con il voto contrario della Commissione o della BEI. Il comitato per gli investimenti, che risponderà al comitato direttivo,vaglierà i singoli progetti scegliendo quelli che otterranno il sostegno del FEIS, senza essere vincolato a contingenti geografici o settoriali. Il comitato sarà composto da sei esperti del mercato indipendenti e dall’amministratore delegato, che sarà responsabile della gestione quotidiana del FEIS. L’amministratore delegato e il suo vice saranno nominati dal comitato direttivo su proposta congiunta della Commissione e della BEI.

Polo europeo di consulenza sugli investimenti (EIAH). Affidandosi alle competenze già disponibili, l’EIAH costituirà lo sportello unico panunionale di assistenza per l’individuazione, la preparazione, lo sviluppo e il finanziamento dei progetti. Offrirà altresì consulenza sull’uso di strumenti finanziari innovativi e sul ricorso a partenariati pubblico-privato.

Riserva trasparente di progetti europei. Una riserva di progettieuropei trasparente informerà gli investitori dei progetti esistenti disponibili e dei potenziali progetti futuri. La disinformazione rappresenta oggi uno dei grandi ostacoli agli investimenti. La riserva sarà aggiornata periodicamente in modo che gli investitori dispongano di informazioni attendibili e attuali su cui basare le decisioni d’investimento. La task force congiunta Commissione-BEI per gli investimenti ha già individuato circa 2 000 potenziali progetti per un valore di 1 300 miliardi di euro.

Fondo di garanzia dell’UE e incidenza sul bilancio dell’Ue. La proposta costituisce un fondo di garanzia dell’UE inteso a offrire al bilancio dell’Unione una riserva di liquidità per le eventuali perdite subite dal FEIS nell’attività di sostegno di progetti. Il fondo di garanzia sarà alimentato gradualmente con pagamenti attinti al bilancio dell’UE fino a raggiungere 8 miliardi di euro entro il 2020. A tal fine occorre modificare il bilancio 2015 dell’UE per aggiungervi le nuove linee necessarie e stornare verso di esse 1,36 miliardi di euro in stanziamenti d’impegno e 10 milioni di euro in stanziamenti di pagamento. Nel complesso, per l’esercizio 2015 l’impatto sul bilancio dell’UE è neutro. I 10 milioni di pagamenti concorreranno a coprire l

Il Vicepresidente della Commissione Ue,  Jyrki Katainen, che è  responsabile per occupazione, crescita, investimenti e competitività ha detto: «Diamo corpo oggi all’essenza stessa del piano di investimenti per l’Europa: il Fondo europeo per gli investimenti strategici sosterrà progetti che presentano un profilo di rischio più elevato, in modo da far decollare gli investimenti nei paesi e nei settori in cui più acuto è il bisogno di creare occupazione e di realizzare crescita. Il prossimo passo dovrà essere una moltiplicazione dell’impatto del piano di investimenti per l’Europa che instauri un circolo virtuoso in cui l’aumento degli investimenti si traduca nell’aumento e miglioramento dei posti di lavoro e in una crescita stabile. A tal fine sto percorrendo in lungo e in largo l’Unione e i riscontri positivi ottenuti finora mi sono d’incoraggiamento».

La proposta avanzata oggi dalla Commissione Ue dovrà essere adottata con la procedura di codecision dal Parlamento europeo e Consiglio. Al Consiglio europeo del dicembre 2014  i capi di Stato o di governo hanno invitato «i legislatori dell’Unione a trovare un accordo (…) [sulla proposta] entro giugno, di modo che si possano attivare i nuovi investimenti fin dalla metà del 2015».Sempre nel quadro del piano di investimenti, la Commissione europea opera per abbattere altri ostacoli normativi agli investimenti e per rafforzare il mercato unico. Una prima serie di interventi è esposta nel programma di lavoro della Commissione per il 2015.