Dalla Porta dell’Inferno alla Valle del Diavolo: la geotermia toscana modello per il Kenya

Missione commerciale per i tecnici della KenGen in visita nei nostri territori geotermici prima di costruire una centrale da 140 MW

[22 luglio 2016]

geotermia kenya

KenGen (Kenya electricity generating company) è la principale compagnia elettrica del Kenya. Con circa 1,6 GW di potenza installata nei propri impianti di produzione (di cui circa il 51% idroelettrico e il 32% geotermico) riesce a soddisfare circa l’80% del fabbisogno elettrico dell’intero Kenya.

Dal punto di vista geotermico è, tuttavia, prevista una forte accelerazione in termini di capacità installata, sopratutto nella regione di Olkaria. Uno sviluppo che – secondo le previsioni di qui al 2018 – dovrebbe portare all’installazione di un ulteriore 1 GW di potenza geotermica, consentendo al Paese da un lato di triplicare la propria produzione nazionale, e dall’altro di affrancarsi dai combustibili fossili per la produzione elettrica, con un notevole risparmio in termini ambientali ed economici.

Nell’ambito di questo ambizioso piano la “Steam & gesto consortium” (Sgc) ha firmato nel 2015 un contratto con KenGen, per la fornitura di servizi di ingegneria e di Project Management per la realizzazione della Centrale Geotermica Olkaria 5 da 140MW (due unità da 70MW ciascuna, la prima delle quali entrerà in produzione già entro la fine del 2018). «Particolare attenzione nel progetto – afferma di Steam Group – è stata posta all’inserimento ambientale e paesaggistico. Difatti l’impianto è al margine del Parco naturale denominato ‘Hell’s Gate’ (Porta dell’Inferno): un terreno verdissimo, abitato da popolazioni Masai e visitato da turisti durante tutto l’anno per ammirare la fauna selvaggia in una cornice di manifestazioni naturali vulcaniche».

E anche per la delicatezza del contesto, ha rivestito una particolare importanza l’incontro con Enel green power relativamente alle strategia di utilizzazione dei serbatoi geotermici e sulle modalità di costruzione e conduzione degli impianti geotermici. I tecnici KenGen, dopo aver visitato la centrale geotermoelettrica Enel green power di Valle Secolo a Larderello, hanno manifestato anche notevole interesse verso  lo sviluppo socio-economico legato all’utilizzo del calore della Terra, ed è in questo filone che si inserisce la visita alle aree geotermiche di venerdì 15 Luglio scorso. Accompagnati da Roberto Parri, amministratore unico di Ges – Geo energy service e da Renato Papale, ingegnere di Steam Group, i delegati hanno potuto verificare in prima persona come la risorsa geotermica possa costituire un volano di sviluppo economico e sociale ed avere ricadute importanti anche in filiere non direttamente connesse alla produzione energetica.

In particolar modo il compito di illustrare il quadro complessivo è stato affidato a CoSviG – Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche, nella persona di Loredana Torsello, una dirigente del Consorzio stesso: «Da sempre il Consorzio si è fatto promotore di attività legate allo sviluppo socio-economico sostenibile di queste aree, anche attraverso la promozione e creazione del Distretto delle energie rinnovabili. In particolare vogliamo rimarcare le potenzialità degli usi diretti del calore, troppo spesso considerati una sorta di ‘Cenerentola’ rispetto alla produzione elettrica” ha affermato Torsello. “In questo senso crediamo che si tratti di esperienze replicabili ed esportabili in tutti quei contesti dove si disponga di risorse simili».

Una grande attenzione è stata riservata alle esperienze di valorizzazione della filiera agroalimentare della Comunità del cibo a energia rinnovabile, formata da produttori che nella loro attività utilizzano “in maniera rilevante” energia rinnovabile aumentando così, di fatto, la sostenibilità dei propri prodotti. In particolare ha destato grande interesse la tecnologia impiantistica alla base del birrificio Vapori di birra, in cui si usa “…il calore geotermico come fonte primaria di energia per il processo industriale brassicolo”. Tecnologie ed esperienze realmente esportabili e replicabili nel paese africano.

La visita si è conclusa presso il CegLab – Laboratorio del Centro di eccellenza per la geotermia di Larderello. «Questo laboratorio – spiega Torsello – è stato concepito per contribuire al trasferimento tecnologico, alla diffusione dell’innovazione, oltre che per migliorare le conoscenze in materia di geotermia». Il laboratorio, infatti, nasce dalla necessità di creare un centro di competenze avanzate che consenta di mettere a disposizione strumenti, professionalità e conoscenze a enti di ricerca in ambito geologico e ingegneristico, enti pubblici ed imprese coinvolte in progetti geotermici e nel settore del teleriscaldamento.