Dalle arance il biocarburante del futuro?

[7 agosto 2013]

L’etanolo cellulosico è da molto tempo una tecnologia “dietro l’angolo”, tanto da essere quasi scomparsa dall’attenzione dell’opinione pubblica. L’idea è geniale:  trasformare in combustibile gli scarti non riutilizzabili, l’erba tagliata dei giardini, le potature, gli scarti della silvicoltura e dell’agricoltura in energia pulita e rinnovabile, con un impatto ambientale molto meno forte dell’etanolo convenzionale e senza ripercussioni sui prezzi dei generi alimentari.

Ora la InoesBio, una company della Florida, sta davvero producendo per la prima volta in quantità commerciale questo combustibile del futuro e lo fa utilizzando una materia prima molto interessante per l’Italia e buona parte del Bacino del Mediterraneo: gli scarti provenienti dei grandi agrumeti.

Infatti l’Indian River BioEnergy Center  a Vero Beach utilizza material vegetale che viene riscaldato in un ambiente “partial oxygen” per produrre idrogeno e monossido di carbonio, poi i batteri si cibano del gas ed espellono un alcool che viene distillato. La  InoesBio spera di poter utilizzare presto anche i rifiuti solidi urbani in questo mix di combustibili.

L’obiettivo dichiarato è quello di riuscire a produrre nell’impianto 8 milioni di galloni di etanolo all’anno, utilizzare il calore generato durante la produzione per produrre 6 megawatt di energia rinnovabile, quanto serve ad alimentare l’intero Indian River BioEnergy Center. Le prime forniture di etanolo “all’arancio” dovrebbero avvenire entro  questo mese.

L’impianto è situato nel cuore dell’ orange-growing country della Florida, dove le comunità locali devono fare i conti con un surplus di rifiuti verdi, dopo che il North American Free Trade Agreement (Nafta) tra Usa, Messico e Canada ha costretto molti coltivatori di agrumi a ridurre la superficie coltivata e i raccolti.

Intervistata da E&E, Helene Caseltine, direttrice  per lo sviluppo economico dell’Indian River chamber of commerce ha detto l’impatto economico di InesBio è stato incredibile: «130 milioni di dollari di investimenti di capitale ed altri milioni in licenze e pianificazione territoriale. L’impianto impiega localmente 65 persone, con molte decine di altri impieghi indiretti… La retribuzione media dei lavoratori è di 50.000 dollari all’anno, circa 16 mila dollari in più della media della contea».

In primo luogo dovrebbe aprire alla fine dello scorso anno, il Centro BioEnergy ha visto la sua quota di battute d’arresto, tra cui difficoltà trasportano il metano da una discarica locale per le sue caldaie e il tempo perso quando un temporale eliminato il potere per la struttura e la pianta ha preso settimane per ottenere il backup on-line.

l’Indian River BioEnergy Center doveva aprire già nel 2012, ma ha dovuto superare molti inconvenienti, come la difficoltà ad approvvigionarsi del metano prodotto da una discarica nelle vicinanze, alla fine comunque la tecnologia di gassificazione-fermentazione, sviluppata dall’università dell’Arkansas,  si è trasformata da  sogno in realtà. Nel progetto ci ha creduto anche il Dipartimento dell’energia Usa che ha finanziato la ricerca con 5 milioni di dollari, mentre il dipartimento dell’agricoltura ha stanziato incentivi per ben 50 milioni di dollari e prestiti per 75 milioni dollari.

Presto all’Indian River BioEnergy Center si aggiungeranno altri impianti.  Due compagnie che producono etanolo, LLC e DSM sono al lavoro per costruire una fabbrica ad Emmetsburg, nello Iowa, in grado di produrre 25 milioni di galloni. La DuPont sta lavorando alla costruzione di un impianto da 30 milioni di galloni in Nevada e la Iowa Abengoa Energy, filiale della spagnola Abengoa, ha praticamente già realizzato ad Hugoton, nel Kansas, una fabbrica da 23 milioni di galloni di etanolo cellulosico. Inoltre non bisogna dimenticare la Kior che da mesi sta già producendo gasolio e benzina cellulosici nel suo stabilimento di Columbus, nel Mississippi.

Va anche detto che, nonostante questi recenti interessanti sviluppi, la via per l’etanolo cellulosico economicamente in grado di competere con l’etanolo tradizionale agricolo iper-sovvenzionato è ancora lunga.  Secondo quanto prevede il Renewable Fuel Standard del 2009  gli Stati Uniti quest’anno avrebbero dovuto produrre un miliardo di galloni di biocarburanti cellulosici,  una quantità molto superiore a quella che ci si può ragionevolmente aspettare entro la fine del 2013.