Legambiente: «Questo decreto condanna l'Italia all'inquinamento e al conflitto con l’Europa»

Destinazione Italia: bonifiche dei siti inquinati ed energia. Passo indietro o buon compromesso?

Ecodem: «Tutela gli investimenti sulle rinnovabili ed abbassa le bollette»

[5 febbraio 2014]

Le bonifiche dei siti contaminati sono un argomento caldo e importantissimo, ma secondo Legambiente con il decreto Destinazione Italia, a quanto prevede la nuova modalità per firmare accordi di programma per la reindustrializzazione, «Si profila una sorta di condono per gli inquinatori». Gli ambientalisti non hanno dubbi: si tratta dell’«Ennesimo grave e inspiegabile passo indietro del governo nel decreto Destinazione Italia».

Invece Silvia Fregolent esponente Ecodem e responsabile economia dei deputati Pd, pone l’attenzione su un’altra norma  inserita nel decreto “Destinazione Italia” e sottolinea che «Gli impianti fotovoltaici realizzati fino a 100 kw potranno ancora usufruire di un prezzo minimo garantito per l’energia venduta alla rete elettrica nazionale. Si tratta di un buon compromesso che salvaguardia gli investimenti fatti per gli impianti fino a tutto il 2014, consente un risparmio nelle bollette dei cittadini e consolida comunque il settore della green economy, quale volano di sviluppo economico ed occupazionale».

Secondo la Fregolent, «L’emendamento approvato dalla Camera, proposto dal Pd e sottoscritto anche da altre forze politiche,  ha infatti limitato l’impatto negativo sul settore dell’economia verde rispetto alla proposta originaria del governo. Si tratta di un provvedimento che va nella giusta direzione e che ha permesso di apportare una revisione degli oneri accessori che appesantiscono i costi delle bollette energetiche senza disincentivare la produzione di energia rinnovabile e pulita».

Ma il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza (Nella foto), non si accontenta di quanto vedono di buono gli Ecodem in “Destinazione Italia” e sottolinea un aspetto paradossale del Decreto: «Il governo deve avere il coraggio di dire che “Chi inquina paga’ ma senza esagerare”, fino a un certo punto, mentre quello che resta lo pagano i cittadini. Infatti l’articolo 4 del decreto prevede che gli inquinatori firmino una transazione con i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, esentandoli da ogni altro obbligo di bonifica sul sito dall’inquinamento non previsto dall’accordo siglato. Ci chiediamo: cosa succederà allora se, una volta firmato l’accordo e avviati finalmente i lavori di risanamento del sito, dovesse emergere un inquinamento ulteriore rispetto a quello sancito nell’accordo? E’ evidente che stando così le cose ogni ulteriore intervento per rimuovere una fonte inquinante mai scoperta fino alla firma dell’accordo sarebbe a carico della collettività, come del resto evidenziato anche dal Centro studi della Camera dei deputati nella relazione cha accompagna il decreto. Il Parlamento cancelli questa norma che avvantaggia gli inquinatori e danneggia i cittadini».

Ma Legambiente non è nemmeno convinta che “Destinazione Italia” rapprsenti una qualche svolta in campo energetico: «Il decreto Destinazione Italia condanna ancora una volta il paese a tornare al passato anche in tema di fonti pulite ed efficienza energetica (art.1): si parte con i sussidi per le inquinanti centrali a carbone che verranno pagati da tutti gli italiani attraverso le bollette. I commi 11 e 14 infatti, aprono le porte alla realizzazione di una nuova centrale termoelettrica a carbone da realizzare nel Sulcis Iglesiente che beneficerà di 60 milioni di Euro l’anno per 20 anni. Complessivamente 1,2 miliardi di Euro a beneficio della fonte più inquinante e maggiormente responsabile dei cambiamenti climatici. Per quanto riguarda la certificazione delle prestazioni degli edifici, ai commi 7 e 8 è soppresso l’obbligo di allegare l’attestato di prestazione energetica negli affitti e nei trasferimenti a titolo gratuito, che le Direttive Europee avevano introdotto proprio per aiutare le famiglie a conoscere lo stato di salute energetico e a far crescere la consapevolezza dell’importanza del tema risparmio. Inoltre, al comma 9, si fa marcia indietro rispetto agli interventi di risparmio energetico da parte dei condomini. E’ infatti previsto che per realizzarli servirà una maggioranza qualificata e non più “semplice”, facendo addirittura un passo indietro rispetto alla riforma del condominio del 2012 che aveva introdotto questa semplificazione».

Per concludere un quadro che il Cigno Verde definisce «Ammazza futuro»,  gli ambientalisti spegano che il Decreto «Ai commi 2-6 si interviene per tagliare retroattivamente gli incentivi alle fonti rinnovabili, modificando le regole e i prezzi del ritiro a totale discapito dei titolari dell’impianto che non potranno più contare sulle banche per eventuali interventi di rifacimento degli impianti, a meno di accettare una riduzione del corrispettivo annuo prolungando il periodo di incentivazione».

Cogliati Dezza conclude in maniera opposta alla responsabile economia dei deputati Pd: «Ancora una volta,  inspiegabilmente, invece di puntare sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili, dopo la cancellazione degli incentivi per il solare, si prevede di prendere ulteriori risorse in bolletta per sovvenzionare le fonti più vecchie e inquinanti».