In dieci anni sono aumentate del 57% le famiglie italiane in povertà alimentare

Contemporaneamente sono ancora 36 milioni gli italiani che contribuiscono allo spreco di cibo, secondo il Censis

[10 maggio 2017]

Da quando il cibo che arriva sulle nostre tavole acquistato al supermercato, anziché coltivato con fatica per la sopravvivenza della propria famiglia, si è persa la percezione di un elemento fondante nel rapporto tra uomo e natura che oggi è tornato a occupare le prime pagine dei quotidiani italiani grazie all’intervento di Barack Obama sul palco del Seeds and chips di Milano. Da una parte l’ex presidente Usa, accolto come una rock star, ha ricordato come «dobbiamo imparare a sprecare meno cibo. Io – ha sottolineato – credo che, ad esempio, comprare più cibo fresco sia una buona pratica». Dall’altra, Obama ha portato all’attenzione del grande pubblico una verità scientifica ormai conclamata: «Se i cambiamenti climatici raggiungono livelli alti non sarà soltanto un problema per il cibo ma causerà anche imponenti migrazioni di massa e conflitti a causa della scarsità di risorse».

Cibo, sprechi, clima e sicurezza internazionale sono dunque strettamente legati tra loro. Facile. Eppure la pratica politica e quotidiana, quella che riguarda tutti noi da vicino, sembrano essere ancora molto lontane dal maturare cosa tale legame significhi davvero.

Secondo il Food sustainability index (l’indice realizzato da Fondazione Barilla e l’Intelligence unit dell’Economist) alcuni miglioramenti in Italia ci sono stati: «Grazie alla legge del 2016 contro lo spreco alimentare, appare tra le realtà che sta facendo i passi avanti più importanti, con un 9° posto ottenuto in termini di “cibo perso e sprecato”» a livello internazionale.

Eppure secondo la ricerca Come mangiano gli italiani? divulgata due giorni fa dal Censis, malgrado «i tanti tagli alla spesa negli anni della crisi, lo spreco alimentare è ancora significativo nei carrelli, sulle tavole e nelle dispense degli italiani. Sono complessivamente 36 milioni gli italiani che buttano il cibo avanzato in tavola o rimasto inutilizzato oltre la data della scadenza (4,9 milioni lo fanno regolarmente). Lo spreco alimentare è trasversale alla società, ma sprecano di più i millennial (80,2%), le persone laureate (78,3%) e i benestanti (72,7%)».

Contemporaneamente, la «povertà alimentare è un fenomeno sociale diffuso e crescente nel tempo anche nel cuore delle aree più benestanti del Paese. L’aumento in dieci anni delle famiglie a cui capita di non avere soldi sufficienti per mangiare in alcuni periodi dell’anno è stato pari a +57% (ovvero 800.000 nuclei familiari in più, pari oggi a 2,2 milioni). E le famiglie che non possono permettersi un pasto a base di carne o pesce almeno una volta ogni due giorni sono aumentate dell’87% (1,4 milioni di nuclei familiari in più, pari oggi a 3 milioni)». Con il risultato che vede oggi «oltre 2 milioni di famiglie italiane in condizione di povertà alimentare», i neo-affamati d’Italia.

Una vergogna per la collettività che cammina fianco a fianco a sprechi alimentari domestici dal valore stimato in 8 miliardi di euro l’anno, a loro volta fonte di innumerevoli problemi, sia per quanto riguarda la gestione del rifiuto sia per gli impatti climatici impliciti.

A livello globale, ricorda ancora la Fondazione Barilla, ogni anno 1/3 del cibo «viene sprecato senza arrivare neanche a tavola pur essendo prodotto, perché va a male in azienda, si perde, diventa immangiabile durante la distribuzione o viene gettato via nei negozi alimentari al dettaglio, ristoranti e cucine (fonte WWF). Si parla di circa 4 volte la quantità che sarebbe necessaria a sfamare le quasi 800 milioni di persone sul pianeta che sono denutrite».

Che per far tornare il problema in prima pagina sia stato necessario l’intervento di Obama – il più grande leader progressista affacciatosi sulle scenario politico globale dallo scoppio della grande crisi finanziaria, per ascoltare il quale i 3.500 presenti hanno pagato un biglietto da 850 euro cadauno – è solo la ciliegina sulla torta del paradosso. D’altronde non esistono risposte semplici a un problema così complesso, e anche la legge italiana approvata lo scorso anno rimane un positivo ma primissimo passo in avanti verso una soluzione che rimane da individuarsi. Tutto va bene purché non cali l’attenzione politica sul tema.

L. A.