A Milano inaugurato Borsopoly di Banca etica, per invitare le persone a informasi

Dieci anni fa fallì Lehman Brothers: abbiamo almeno imparato qualcosa dalla crisi?

La finanza non sembra essere sufficientemente cambiata, mentre la società sta significativamente peggio

[13 settembre 2018]

Lehman Brothers, una delle più grande banche d’affari d’America e del mondo, fallì il 15 settembre 2008: è questa la data che segna simbolicamente l’inizio della più grave crisi finanziaria, economica e sociale dal dopoguerra. Ne paghiamo ancora le conseguenze, nonostante tra due giorni saranno passati dieci anni. Da allora, abbiamo almeno imparato qualcosa? Sicuramente troppo poco, anche perché da una parte l’alta finanza ha continuato a vivere in una bolla troppo spesso separata da collettività e istituzioni, dall’altra come cittadini continuiamo a saperne troppo poco di investimenti, economia, Borse.

A ricordarci tutto questo è Borsopoly, un’installazione curata da Banca etica con il patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con “Jungle”, inaugurata ieri attorno al dito medio di Cattelan che campeggia davanti a palazzo Mezzanotte, la sede della Borsa in piazza Affari: un grande tabellone da gioco permette di ripercorrere questi dieci anni invitando le persone a informarsi, ad agire e a conoscere una via d’uscita che già c’è, rappresentata dalla crescita positiva della finanza etica.

«Dal 2008 alcune cose sono cambiate in positivo – spiega il presidente di Banca etica, Ugo Biggeri – Un numero sempre crescente di persone, organizzazioni e istituzioni hanno compreso che la finanza speculativa può essere devastante e hanno scelto la finanza etica, che oggi vale il 5% del Pil europeo (ovvero 715 miliardi di euro, dati 2017, ndr). Anche le istituzioni hanno iniziato a riconoscere la finanza etica: il Parlamento italiano per primo, con una legge approvata nel 2016, e ora anche la Commissione Ue che sta lavorando a un Action plan per la finanza sostenibile».

Il problema è che questi cambiamenti positivi marciano a passo incredibilmente lento, e su un percorso irto di ostacoli; alla legge italiana approvata due anni fa, ad esempio, ancora mancano gli indispensabili decreti attuativi. Oppure la tobin tax: l’Europarlamento ha votato a larga maggioranza per la sua introduzione, la Commissione europea ha pubblicato anni fa un’ottima bozza di direttiva, ma ancora non abbiamo una tassa sulle transazioni finanziarie efficace su scala europea. Eppure nel mentre la concentrazione di ricchezza continua a crescere: secondo il World inequality report 2018 nel 2016 la quota di reddito nazionale nelle mani del 10% più ricco era del 37% in Europa, del 41% in Cina, del 46% in Russia, del 47% in Usa e Canada e circa del 55% in Africa Sub-Sahariana, Brasile e India, in Medio Oriente del 61%; spesso all’origine di queste diseguaglianze c’è l’ipertrofia della finanza speculativa.

E guardando in modo più ampio alle regole generali della finanza sono ancora molte, e profonde, le riforme necessarie che restano da fare. Qualche esempio concreto? Si stima che l’evasione fiscale dreni ogni anno in Italia 130 miliardi di euro, ma i passi compiuti a livello globale e nazionale per un serio contrasto ai paradisi fiscali sono largamente insufficienti; le novità normative introdotte a livello globale per contrastare il fenomeno delle banche “too big to fail” non sembra siano in grado di prevenire analoghe crisi future, tanto che in Italia gli scandali bancari italiani degli ultimi anni hanno prodotto una tendenza normativa paradossale, tesa a favorire le concentrazioni e la nascita di grandi gruppi bancari; questo sistema rimane intrinsecamente fragile, nonostante dallo scoppio della crisi ad oggi gli Stati membri dell’Ue abbiano stanziato €1.400 miliardi – il 10% del Pil continentale – per ricapitalizzare le banche in crisi e coprirne le perdite, una cifra che negli Usa assume dimensioni largamente più ampie.

«Troppe cose – conferma Biggeri – non sono cambiate affatto: le nuove normative non sembrano in grado di prevenire nuove crisi; la finanza speculativa ha adottato nuove tecnologie per scambi ultraveloci e sempre meno controllabili; non si è ancora vista una vera tassa sulle transazioni finanziarie capace di rallentare le speculazioni più spregiudicate; il contrasto ai paradisi fiscali è a dir poco timido».

Dopo 10 anni dalla crisi, concludono quindi da Banca etica, la finanza non sembra essere sufficientemente cambiata, mentre la società sta significativamente peggio. Oggi più che mai occorre un rilancio dello sviluppo, e per questo serve una finanza che non faccia soldi coi soldi ma che investa nelle persone e nell’economia reale.