Dieci domande (e risposte) sulla geotermia toscana

È una fonte rinnovabile? Quali sono le sue emissioni? Provoca terremoti? Interagisce con le falde idropotabili?

[29 novembre 2018]

Il movimento Geotermia Sì, composto attualmente da circa 4mila cittadini provenienti dai 17 Comuni geotermici toscani, ha organizzato la manifestazione del 1 dicembre che si terrà a Larderello (in via Fucini, ore 10-12) per difendere gli incentivi volti a favorire la produzione di energia elettrica da geotermia, cancellati per la prima volta nello schema di decreto Fer 1. Per far conoscere meglio cosa sia la geotermia, e quali siano i reali impatti e benefici che la sua coltivazione già oggi porta in Toscana, Geotermia Sì ha prodotto una breve Faq: eccola. 

La geotermia è una fonte rinnovabile?

Sì, la geotermia è una fonte totalmente rinnovabile ed inesauribile a scala umana, perché l’energia coltivata attraverso il vapore è il calore terrestre. Il vapore, che a fine ciclo viene raffreddato per tornare acqua ed essere reimmesso nel sottosuolo, è il vettore ma la risorsa è il calore contenuto nel cuore della terra. Le emissioni geotermiche sono da considerarsi sostitutive di emissioni naturali, la loro formazione non deriva da un processo di combustione e non è aggiuntiva alle emissioni naturali che il pianeta terra produce.

Perché l’attività mineraria sui pozzi è continua?

I pozzi geotermici sono impianti costruiti dall’uomo e come tutti i manufatti hanno un loro arco di vita utile e di utilizzo. Ci sono pozzi che hanno oltre 80 anni e sono ancora in rete e altri che ne hanno 20 ma necessitano di manutenzione (del resto come tutti gli oggetti tecnici utilizzati dall’uomo). Poi per le nuove centrali, servono nuovi pozzi. Per questo motivo vengono eseguite le attività minerarie sulle postazioni e non perché si esaurisca la risorsa che è sempre disponibile. Si parla per tale ragione di coltivazione di un campo geotermico, da gestire con un sistema di pozzi che utilizza in modo sempre più sostenibile, innovativo ed efficace la risorsa rinnovabile del calore.

La geotermia è una fonte incentivata?

Solo alcune centrali geotermiche sono attualmente incentivate, secondo due diversi decreti. Nel 2017 2 centrali hanno ricevuto gli incentivi secondo Il DM 6/7/2012 per circa 17 milioni di euro, mentre altre 14 centrali sono incentivate con il meccanismo degli ex Certificati Verdi per circa 84 milioni. Questi sono destinati gradualmente a diminuire per poi scomparire entro il 2028.

La geotermia oltre alle ricadute occupazionali cos’altro dà ai territori?

Annualmente la Società che gestisce le centrali geotermiche, tra concessioni e royalties per la produzione, paga a Regione e Comuni circa 30 milioni di euro l’anno, a cui si aggiungono in caso di costruzione di nuove centrali 650.000 euro/MW installato (di solito 13 milioni di euro in totale) e pagati in 10 anni.

Il teleriscaldamento geotermico contribuisce a diminuire l’inquinamento dei centri urbani?

Il calore fornito dai pozzi geotermici agli 80 impianti di cessione calore viene utilizzato per riscaldare oltre 10.000 utenze domestiche e commerciali e a breve con la realizzazione dell’impianto nell’area residenziale di Piancastagnaio (dove già sono teleriscaldate le aree artigianali) molte altre se ne aggiungeranno. Questo servizio, oltre a consentire un cospicuo risparmio economico agli utenti, garantisce minori emissioni di CO2, ma soprattutto evita la produzione di polveri sottili e diossine per l’utilizzo di legna, gasolio e metano in stufe e caldaie non sempre perfettamente efficienti.

E l’utilizzo del calore serve anche per le serre o altre produzioni?

Si, al momento il calore è utilizzato anche da una filiera agricola ed enogastronomica che si riunisce nella Comunità del Cibo ad Energia Rinnovabile, fondata da Co.Svi.G. (Consorzio Sviluppo Aree Geotermiche), Slow Food Toscana e Fondazione Slow Food per la biodiversità, di cui fanno parte caseifici, un birrificio e serre (circa 30 ettari di superficie coperta) per 310 Tcal/anno. Il calore geotermico viene utilizzato anche da attività artigianali e industriali, sia nell’area geotermica tradizionale sia in Amiata, con risparmi economici e benefici per l’ambiente.

La geotermia interagisce con le falde idropotabili?

Non esiste interazione fra il serbatoio geotermico e le falde idropotabili come dimostrano gli studi fatti da CNR e varie Università Italiane. La ricarica del serbatoio più superficiale avviene sia attraverso la reiniezione del vapore condensato, sia per l’apporto di falde idriche a carattere regionali molto profonde. Gran parte del vapore rinvenuto nelle perforazioni più profonde, deriva da acqua juvenile (formatasi nella fase idrotermale del raffreddamento dei plutoni magmatici), che per acqua fossile rimasta intrappolata nelle formazioni sedimentarie nella fase di sprofondamento dell’area del bacino Toscano e ovviamente dalla reiniezione. Nell’area Amiatina l’importante bacino idropotabile contenuto nelle vulcaniti fratturate, tenuto sotto controllo da ormai 5 anni dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana e dal Servizio Idrologico Regionale, non mostra dai dati pubblicati nessuna interazione con i serbatoi geotermici profondi.

La geotermia provoca i terremoti?

No, lo studio dei fenomeni sismici associati ad attività antropiche dimostra che sono rarissimi i casi certi di eventi sismici indotti o innescati dall’uomo. A livello mondiale, in 80 anni di analisi dei dati ne sono stati riconosciuti circa 30 di magnitudo significativa, spesso associati a crolli di miniere, invasi di dighe, stoccaggio gas. In Italia, un recente studio di INGV-GFZ-Norsar (Anthropogenic seismicity in Italy and its relation to tectonics: State of the art and perspectives. T. Braun et alii. – 2018) riduce a pochissimi eventi (3 dal 1978 e tutti di intensità inferiore a 3 nei campi di Latera, Torre Alfine e Cesano) registrati in aree geotermiche una possibile correlazioni con attività di coltivazione del campo.

Cosa emettono in atmosfera le centrali?

Il fluido emesso dalle centrali è costituito prevalentemente da vapore acqueo (92-98%). La componente gassosa (2-8%) è costituita da anidride carbonica (65-80%), idrogeno (1%), ossigeno (2-4%), azoto (16-20%), metano (0.5-2%). Gli inquinanti, ovvero mercurio, idrogeno solforato e ammoniaca (ove presente), vengono abbattuti dagli impianti AMIS installati in tutte le 34 centrali geotermoelettriche, e sono largamente al di sotto dei limiti imposti dal DGRT n. 344 del 2010. Sia le emissioni che l’efficienza degli impianti di abbattimento sono costantemente monitorati sia dal gestore degli impianti che dall’Agenzia per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) che pubblica i dati sul proprio sito. I report di ARPAT mostrano il rispetto di tali limiti. A questo proposito, è importante ribadire ancora una volta che emissioni geotermiche sono da considerarsi sostitutive di emissioni naturali e quindi non c’è produzione di nuovi inquinanti.

Cosa sono gli impianti di abbattimento AMIS e dell’ammoniaca?

La sigla AMIS significa Abbattimento Mercurio e Idrogeno Solforato. L’impianto è posto prima dell’emissione del gas in atmosfera. Il mercurio viene abbattuto per assorbimento su dei filtri al selenio formando seleniuro di mercurio, composto altamente stabile. I filtri sono progettati per una durata di diversi anni. L’idrogeno solforato viene abbattuto invece tramite una ossidazione catalitica ad anidride solforosa che a sua volta viene assorbita nell’acqua di centrale (la condensa del vapore) ed avviata alla reiniezione come soluzione salina di solfato di sodio. Il ciclo è chiuso e non prevede l’utilizzo di risorse idropotabili. Gli AMIS, per le centrali più vecchie, devono essere attivi per almeno il 90% del funzionamento annuo della centrale, per le più recenti per almeno il 95% e per quelle di nuova costruzione saranno richieste percentuali di funzionamento ancora più elevate. “I controlli effettuati da ARPAT mostrano che l’efficacia dell’AMIS nel rimuovere i due inquinanti dal gas inviato al trattamento è davvero notevole: i valori di efficienza media infatti risultano del 97 – 99 % per H2S e del 90 – 95 % per il mercurio” (fonte http://www.arpat.toscana.it/temi-ambientali/sistemi-produttivi/impianti-di-produzione-di-energia/geotermia/controllo-delle-emissioni/abbattimento-delle-emissionidelle-centrali-geotermiche). Gli AMIS presenti nelle centrali di Bagnore 3 e Bagnore 4 sono dotati anche di un sistema per l’abbattimento dell’ammoniaca, che funziona tramite assorbimento in acqua di centrale acidificata con acido solforico e riavviata alla reiniezione.

di Geotermia Sì