Dieci milioni di disoccupati di lungo termine, lo Stato senza nome nel cuore dell’Europa

Rossi (Comitato delle regioni) a Bruxelles: «Risorse da Tobin tax e maggiore flessibilità di spesa»

[20 aprile 2016]

disoccupati Rossi

Più di tutti i cittadini dell’Austria, il doppio degli irlandesi o cinque volte gli sloveni: nel cuore dell’Europa pullulano 10 milioni di disoccupati di lungo periodo (il 48,8% di chi oggi cerca un lavoro): Numeri pari a quelli di uno Stato che non ha rappresentanza: un vero e proprio scandalo – ha dichiarato ieri a Bruxelles il presidente della Toscana, Enrico Rossi (nella foto) – che deve spronarci ad affrontare il problema a livello europeo».

Intervenendo nella commissione Affari sociali del Parlamento europeo come referente del Comitato delle regioni, Rossi è tornato a toccare il tema dell’inserimento dei disoccupati di lunga durata nel mercato del lavoro, ricordando e la proposta del Comitato già approvata a febbraio (quando Rossi parlava in via prudenziale di 6 milioni di disoccupati di lungo periodo). L’orizzonte di questa proposta vede un meccanismo di solidarietà e assicurazione europea che venga incontro ai paesi che più hanno sofferto la crisi e contano più disoccupati di lungo periodo, con l’obiettivo di far rientrare nel mercato chi un’occupazione non ce l’ha più da oltre un anno, con una forma universale di sostegno al reddito da erogare ai lavoratori in cambio delle disponibilità a impiegarsi in lavori socialmente utili: il nucleo di una sorta di reddito minimo comunitario.

«Vogliamo che ne discuta – insiste Rossi – nell’ambito della prossima revisione dei fondi strutturali 2014-2020. Le risorse necessarie si potrebbero trovare in due modi: introducendo la Tobin Tax (la tassa sulle transizione e speculazioni finanziarie proposta dal Nobel per l’economia nel lontano 1972, ritornata al centro del dibattito internazionale negli ultimi anni ndr), oppure concedendo maggiore flessibilità nella spesa a quelle nazioni, o meglio a quelle Regioni, che hanno livelli di disoccupazione più alti. Si parla tanto in queste settimane dei capitali fuggiti all’estero e frutto di evasione e elusione: 7500 miliardi, il Pil di Gran Bretagna e Germania assieme. Che si colpisca lì e si crei lavoro per i giovani e chi non ce l’ha».

Ad oggi, come ricorda Rossi, si mantiene a carico dei singoli Stati i centri per l’impiego, in particolare quelli pubblici – il cui apporto in Italia è tutt’altro che lusinghiero – e non si tiene conto che crisi e disoccupazione possono avere effetti sulla performance economica dell’intera Unione aggravandone gli squilibri macro economici. La proposta del Comitato delle regioni si inserisce in questo contesto articolandosi in quattro punti: standard identici per tutti i centri dell’impiego dei paesi Ue, fondi per garantire ai paesi più deboli di raggiungere questi standard, politiche comunitarie per il sostegno e il reinserimento dei disoccupati e fondi per far questo, distinguendo tra la disoccupazione fisiologica dovuta a cause contingenti, che dovranno affrontare i singoli Stati, e picchi straordinari, legati invece a congiunture internazionali e per cui deve diventare affare dell’Unione europea. «Non sarà facile – conclude Rossi – costruire un mercato del lavoro unico europeo che funzioni, ma occorre provarci».