Dieci proposte per lo sviluppo sostenibile d’Italia, l’appello dell’ASviS alla politica (VIDEO)

Nella corsa verso gli obiettivi Onu al 2030 il nostro Paese è quartultimo in Europa: è ora di accelerare

[7 febbraio 2018]

L’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), che con i suoi oltre 180 aderenti è la più grande rete di organizzazioni della società civile mai creata nel nostro Paese, chiede ai leader dei partiti e movimenti politici impegnati nella campagna elettorale di rispettare l’impegno che l’Italia ha assunto nel 2015 sottoscrivendo, insieme ad altri 192 Paesi, l’Agenda 2030 dell’Onu e i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. Come? Impegnandosi a perseguire 10 obiettivi, dal rispetto degli Accordi di Parigi per la lotta ai cambiamenti climatici alla creazione di un Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile, dall’inserimento nella Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile all’attuazione di un’efficace Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile orientata al pieno raggiungimento dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030.

«In un’epoca di sfide globali e di grandi cambiamenti, è necessario rendere esplicita nei programmi politici una chiara visione del futuro, come raccomandato anche dal Presidente della Repubblica – spiega il portavoce dell’ASviS, Enrico Giovannini – L’Agenda 2030 riconosce che tutte le dimensioni dello sviluppo sostenibile (economica, sociale e ambientale) sono ugualmente importanti. Purtroppo l’Italia non è su un sentiero di sostenibilità e non possiamo più perdere tempo: la prossima legislatura sarà quindi decisiva per cambiare direzione e realizzare un duraturo miglioramento delle condizioni economiche, sociali e ambientali del Paese».

È lo stesso rapporto dell’ASviS pubblicato lo scorso settembre a descrivere uno stato dell’arte poco incoraggiante. Nella corsa verso gli Obiettivi Onu per lo sviluppo sostenibile, il nostro Paese risulta quartultimo in Europa, con la distanza dagli altri Stati Ue che resta troppo ampia, con «forti disuguaglianze territoriali, socio-economiche e di genere». Un gap che chiunque vincerà le prossime elezioni dovrebbe sentirsi vincolato a colmare, nell’interesse del Paese.

L. A. 

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