Presentato il nuovo rapporto sul mercato del lavoro

Disoccupazione, la Toscana continua ad affondare. Ma l’Irpet individua la ripresa

Ancora un anno almeno di buio, ma alcuni settori indicano la via: tra questi la green economy

[3 febbraio 2014]

Il conto della disoccupazione è e sarà ancora in profondo rosso per la Toscana. Nonostante la nostra Regione abbia retto i colpi della crisi meglio di altre, i segnali per una ripresa dei posti di lavoro è ancora molto al di là da venire. Anzi, secondo le attuali stime la situazione nel 2014 non farà che peggiorare ancora. Le conclusioni del nuovo rapporto Irpet sul mercato del lavoro non ci girano intorno.

«A fronte di una sostanziale stagnazione della forza lavoro occupata – si legge nel dossier –  il tasso di disoccupazione dovrebbe  continuare a salire nel 2014 raggiungendo oltre il 9%; il livello più elevato dal 1990, con un aumento cumulato di quattro punti dal 2008. Solo nel 2015 la disoccupazione dovrebbe iniziare a declinare».

Uno dei principali fattori di questo declino sembra essere ancora una volta una scarsa produttività. È il leit motiv di tutta Italia, ma fino a questo momento le intenzioni (prima ancora che le politiche) si sono concentrate soprattutto sulla maggiore flessibilità nel mercato del lavoro e sulle tasse che su questo gravano; due settori, nonostante il clamore che li circonda, attualmente del tutto marginali nella creazione di nuova occupazione. Oltre all’oggetto, si continua così a sbagliare anche bersaglio. Il deficit di produttività – che rimane un problema reale – non si trova nei lavoratori, ma nell’inefficiente impiego di capitale. Da un’analisi che appare distorta, come sembrano ribadire anche le conclusioni di quest’ultimo report Irpet, non c’è da stupirsi se le soluzioni proposte (e gli obiettivi raggiunti) si dimostrano inconcludenti.

In Toscana questa consapevolezza sembra più acuta che altrove, anche se gli spazi d’azione a livello locale sono purtroppo molto limitati. Una terapia shock per l’occupazione, dagli effetti immediati, in questo momento può provenire soltanto dall’alto. «Senza ripresa investimenti pubblici non ci si fa – dichiara oggi il governatore Enrico Rossi, commentando il rapporto Irpet – Bisogna che il Governo intervenga, che la stessa Europa lanci un piano di sostegno ai nuovi occupati specialmente in settori come la cultura, l’ambiente, il sociale. Ci sono spazi enormi perché l’occupazione possa riprendere con l’impegno di qualche miliardo da parte dello Stato. Se rigorosa, mirata a bisogni effettivi, la spesa pubblica è una buona spesa, che trascina industria e indotto. Il taglio della spesa pubblica è stata l’idea che ha portato l’Italia alla recessione».

Di fronte a problemi che travalicano i confini toscani la Regione può poco, ma nelle parole di Rossi cerca di concentrare il possibile in un focus ristretto il più possibile, in modo da concentrare le forze. Un’operazione rischiosa, perché la difficoltà della scelta certo non svanisce in tempo di crisi, ma sulla quale la Regione si mostra decisa a  procedere. «C’è una industria toscana che reagisce alla crisi, che indica la strada. Una industria che incrementa il fatturato, aumenta l’occupazione e si è internazionalizzata. Se vogliamo salvare la Toscana – precisa Rossi – dobbiamo puntare su questa impresa e assicurare che i fondi comunitari 2014-2020 vadano a questi soggetti più dinamici. E’ una scelta dura, una scommessa radicale, netta e quasi esclusiva. Alle imprese in difficoltà possiamo garantire prestiti agevolati, sopporto al credito. Ma i fondi europei non si spalmano più. Se sei in periodo di siccità e hai poca acqua non la disperdi su tutti i terreni, ma la utilizzi per annaffiare prima di tutto i terreni più fertili quelli che producono di più e possono ‘sfamare’ più persone».

Quali sono dunque questi terreni fertili? Il rapporto Irpet fornisce già qualche indicazione in proposito. «La Toscana – si legge – cresce nei potenziali bacini d’impiego indicati dall’Europa», ossia nel settore ICT (Information, Technology and Comunication), nella green economy, nella sanità, nei servizi sociali e culturali alla persona e nel turismo, gli stessi settori che per la Commissione Europea sono quelli su cui «puntare per una ripresa dell’occupazione». In tutti questi settori, fortunatamente, la Toscana già oggi va abbastanza bene: «Dal 2008 ad oggi, nonostante la crisi, l’occupazione è cresciuta». Ma ancora non basta.

Soprattutto in alcuni settori (green economy in primis, il più debole del pacchetto toscano) i margini di miglioramento sono molti, e su quelli è necessario puntar. A partire dall’assegnazione dei fondi comunitari 2014-2020.