Per i distretti toscani avanzo commerciale da 10 miliardi di euro. E quanti rifiuti speciali?

Da una parte l’aggiornatissima analisi di Intesa Sanpaolo per Banca CR Firenze, dall’altra i dati ambientali risalenti al 2014

[9 maggio 2017]

Dell’analisi del Monitor dei distretti della Toscana realizzato dalla direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo per Banca CR Firenze emerge un quadro di perfetta stabilità: «I distretti tradizionali toscani sono riusciti nel 2016 a confermare il valore di esportazioni realizzato nel 2015 (0,0%)», con un avanzo commerciale che «si è andato rafforzando nel corso degli anni sino a rappresentare circa il 75% dell’avanzo commerciale del manifatturiero toscano, con un valore di oltre 10 miliardi nel 2016».

All’interno dei vari distretti però, non tutti hanno avuto medesima fortuna nell’ultimo anno. Nel 2016, spiegano da Banca CR Firenze, gli aumenti più elevati in valore assoluto delle esportazioni «arrivano dal sistema moda e in particolare dal distretto della Pelletteria e calzature di Firenze (+4,9% la variazione nel 2016), dal tessile e abbigliamento di Prato (+4,6%) e dall’abbigliamento di Empoli (+2,5%). La filiera agro-alimentare nel 2016 registra la crescita maggiore tra le specializzazioni distrettuali toscane (+5,8%) grazie all’apporto positivo di tutti i distretti monitorati», in particolare il distretto dell’olio (+12%). In sostanziale stabilità invece la performance di distretti come quello cartario di Capannori, che «dopo la crescita delle esportazioni a doppia cifra ottenuta nel 2015, registra una riduzione pari a circa l’1%», mentre una battuta d’arresto è stata subita da distretti come quello del marmo di Carrara (dopo sei anni di continua crescita -3,4% nel 2016), del mobile di Quarrata (-7%) e ancor più della nautica di Viareggio, che «dopo un triennio di crescite significative (media annua del +17%), nel 2016 ha subito un calo delle esportazioni (-27,4%)».

Complessivamente, l’export dei distretti industriali toscani nel 2016 ha visto un rallentamento dei flussi verso i Paesi emergenti (-9%) che rappresentano un terzo delle esportazioni, mentre il mercato europeo rimane sostanzialmente stabile (dal +13% verso la Spagna al -5,6% verso il Regno Unito), con il principale Paese di destinazione che rimane gli Stati Uniti (+8,6%), mentre la Svizzera risulta come il Paese verso il quale sono aumentate maggiormente le esportazioni in valore assoluto (+186 milioni pari a +15,5%), con buone sensazioni anche per quanto riguarda il mercato russo (+2%).

«I distretti tradizionali toscani hanno confermato il livello di esportazioni raggiunto nel 2015 – osserva Luca Severini, direttore generale di Banca CR Firenze e direttore regionale Toscana e Umbria Intesa Sanpaolo – attestando il ruolo primario delle specializzazioni regionali nell’economia locale. Nel 2017 l’export dei distretti toscani dovrebbe tornare a crescere, grazie al contributo positivo offerto dal mercato europeo, alla spinta degli Stati Uniti e alla ripresa attesa nei mercati emergenti. In particolare la Russia presenta prospettive di ripresa e una progressiva stabilizzazione del quadro finanziario, con un impatto positivo sulla domanda interna».

Impatto positivo che i distretti tradizionali toscani continuano a garantire anche all’economia locale, ma con impliciti riflessi ambientali purtroppo non altrettanto puntualmente indagati rispetto a quelli economici. È bene infatti ricordare che le ingenti quantità di beni esportati all’estero – per un avanzo commerciale di 10 miliardi di euro nell’ultimo anno – non sono naturalmente a “impatto zero”, ma lasciano al nostro territorio l’ineludibile incombenza di gestire sia i flussi di energia e materia a monte (l’approvvigionamento di materie prime per la realizzazione dei manufatti che saranno esportati), sia quelli a valle del prodotto finito, ovvero i rifiuti speciali derivanti dalle attività produttive. Anche in questo caso le cifre sono ciclopiche: nel 2014 (anno cui al momento risalgono i dati più aggiornati) la Toscana ha prodotto quasi 10 milioni di tonnellate di rifiuti speciali.

Come ricorda Arpat nel proprio approfondimento, nel 2014 i «settori produttivi tipici della nostra Regione» hanno prodotto ingenti quantità di rifiuti speciali: ad esempio, per quanto riguarda «la fabbricazione ed il confezionamento di articoli in tessuto o in pelle» se ne contano 243.900 tonnellate, mentre per «l’industria del legno, carta, stampa» altre 320.490 tonnellate (si veda tabella di fianco, ndr). Rifiuti che troppo spesso non trovano i necessari impianti di prossimità per essere gestiti in modo sostenibile, danneggiando in un sol colpo sia la competitività economica delle aziende toscane sia l’ambiente in cui tutti viviamo.