Servono cambiamenti politici, tecnologici, culturali, enormemente più grandi e impegnativi di quelli che abbiamo visto finora

È ancora possibile la sostenibilità? Forse, ma serve un piano B

Presentato “State of the World 2013”

[13 settembre 2013]

“È ancora possibile la sostenibilità ?” è questo il titolo del rapporto “State of the World 2013” del prestigioso Worldwatch Institute (pubblicato da Edizioni Ambiente) la cui edizione italiana sarà presentata il prossimo 20 settembre a Padova dal WWF Italia, nell’ambito della XV assemblea del Coordinamento delle Agende 21 Locali Italiane, presente uno dei senior researcher dell’Istituto, Michael Renner.

Il rapporto “State of the World” rappresenta un volume fortemente consolidato nel panorama della letteratura internazionale sui temi interdisciplinari della sostenibilità (ambiente, sviluppo, società, ecologia, economia, tecnologia, ecc.) che viene pubblicato dal notissimo think tank di Washington, dal 1984, grazie alla straordinaria intuizione di Lester Brown e del quale curo l’edizione italiana dal 1988 (pubblicata da Edizioni Ambiente).

Il titolo del rapporto di quest’anno, “È ancora possibile la sostenibilità ?”, è molto significativo e quanto mai attuale e tempestivo. Lo stato della relazione tra esseri umani e sistemi naturali costituisce infatti la base della nostra sopravvivenza, del nostro benessere, delle nostre economie e dovrebbe costituire anche il primo punto da affrontare con urgenza nell’agenda politico economica internazionale. Dalla sua vitalità dipende il mantenimento della civiltà umana. L’intreccio tra il metabolismo dei sistemi naturali (i flussi di materia ed energia che li attraversano e di cui sono costituiti) e quello, dei sistemi sociali si trova oggi in condizioni oggettivamente drammatiche. Il peso dell’intervento umano sulla natura ha raggiunto un livello tale da far pensare addirittura alla comunità scientifica che si stiano raggiungendo livelli di superamento di punti critici, oltre i quali gli effetti a cascata che ne deriverebbero potrebbero creare persino un’ emergenza umanitaria planetaria. Le capacità di gestione che siamo o saremo capaci di mettere in campo per affrontare i gravissimi problemi derivanti dal nostro crescente e dominante impatto sulle complesse dinamiche e sull’evoluzione dei sistemi naturali ci consentiranno o meno di far sì che la nostra specie possa continuare ad esistere sulla crosta di questo straordinario pianeta.

Nella società di oggi, la parola “sostenibile” sembra svuotata del suo vero significato. Il mondo del marketing e della comunicazione si è focalizzato sui cosiddetti prodotti e sulle attività “green”, “sostenibili”, che, nel migliore dei casi, sono solo un po’ meno insostenibili rispetto alle alternative convenzionali. Come ricorda Robert Engelman, presidente del Worldwatch Institute, nel primo capitolo di questo rapporto, a causa del potere della ‘sosteniblablablà’, il mondo ha in buona parte ignorato il ricco spettro di cambiamenti politici, culturali e tecnologici che possono tracciare la strada verso un futuro realmente sostenibile.

Lo “State of the World 2013” con la partecipazione di alcuni tra i maggiori esperti internazionali di economia ecologica, scienze del sistema Terra, scienza della sostenibilità, scienze sociali e protagonisti della società civile, si interrogano sul fatto se, allo stato attuale della situazione, sia ancora possibile per l’umanità intera imboccare una rotta di sostenibilità dei propri modelli di sviluppo sociale ed economico.

I numerosi autori del rapporto cercano di dipanare questa complessa questione,  con la ricchezza di dati e di analisi e con l’abituale stile del Worldwatch Institute, divulgativo ma rigoroso, capace di connettere diverse discipline, sottolineando innanzitutto i pericoli derivanti da una banalizzazione ed un utilizzo distorto del termine sostenibilità e, contestualmente, analizzando la necessità di muoversi con urgenza per fare ciò che può e deve essere realizzato da subito, perché certamente il fattore tempo non gioca a nostro favore.

I ripetuti allarmi della comunità scientifica – e il 27 settembre verranno resi noti i primi dati del quinto rapporto dell’IPPC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sullo stato del sistema climatico – indicano che questi cambiamenti sono quanto mai urgenti. Ma trasformare la società attuale in una società sostenibile è ancora possibile?

I cambiamenti climatici sono drammaticamente sotto gli occhi di tutti: i dati scientifici sui cambiamenti globali in atto indotti dall’intervento umano, rafforzano ogni giorno l’allarme e la spinta ad agire urgentemente per cambiare rotta. Fare semplicemente del nostro ‘meglio’ non fermerà lo sgretolarsi delle relazioni ecologiche da cui dipendono la vita sul pianeta e il benessere delle nostre società. Abbiamo bisogno di una reazione straordinaria. Abbiamo bisogno di una rifondazione straordinaria dei nostri modelli culturali ed economici. Lo “State of the World  2013” fa un bilancio complessivo della situazione chiarendo ai lettori il punto in cui siamo: servono cambiamenti politici, tecnologici, culturali, enormemente più grandi e impegnativi di quelli che abbiamo visto finora in atto ed enormemente più urgenti, perché la sostenibilità è ancora possibile, ma solo con una nuova cultura e una nuova economia, e dobbiamo cercare di realizzarle adesso.

La presentazione dell’edizione italiana del volume che avviene a pochi giorni dalla riunione dell’IPCC (23-26 settembre a Stoccolma), renderà noto il summary per policy makers del primo volume del suo nuovo rapporto, il quinto, e farà il punto sulle più avanzate conoscenze che la scienza del clima ha acquisito rispetto ai cambiamenti climatici in atto e alla responsabilità rivestita dall’intervento umano nel provocarli.

Lo State of the World 2013 è diviso in tre sezioni che affrontano come dovrebbe essere utilizzato il termine “sostenibilità”, come possiamo raggiungerla e come possiamo prepararci all’eventualità di non farcela: nella prima sezione “La misurazione della sostenibilità”, gli autori presentano i metodi per monitorare il progresso globale verso un vivere sostenibile; nella seconda “Raggiungere la vera sostenibilità” esaminano le politiche e le prospettive che potrebbero costruire una società realmente sostenibile; nella terza “Aprire in caso di emergenza”, affrontano se e come prepararsi per un dirompente cambiamento ambientale globale che sembra sempre più probabile. Tra gli autori, oltre agli esperti del Worldwatch Institute, anche uno dei leader del pensiero ambientalista David Orr, l’esperta dei cicli idrici Sandra Postel, il pioniere dell’economia ecologica Herman Daly, altri noti economisti ecologici come Tim Jackson e Peter Victor, noti scienziati di fama internazionale come Carl Folke e William Rees, “padre” del concetto di impronta ecologica, o lo scrittore di fantascienza Kim Stanley Robinson.

Secondo gli autori del volume, l’uso sempre più diffuso del termine “sostenibile” riflette una maggiore consapevolezza pubblica della situazione ambientale che ci troviamo di fronte, ma le azioni intraprese per affrontare il problema sono ancora lontane da un percorso convinto che produce risultati tangibili e concreti. Lo sviluppo e la crescita economica sono da sempre legati a un aumento delle emissioni di gas a effetto serra e al consumo di risorse naturali, ed è sempre più urgente conciliare crescita economica e demografica con i principi della sostenibilità, per ridurre quanto più possibile i danni al nostro pianeta.

Non è più il tempo dell’inazione e delle attese. Dobbiamo mettere a sistema tutto ciò che già esiste per trasformare il paradigma economico e culturale incentrato sulla crescita continua in una visione consapevole di farci vivere entro i limiti di un solo pianeta, per invertire la rapida trasformazione antropica della Terra e contribuire a creare un futuro realmente sostenibile per tutte le società umane.

“È ancora possibile la sostenibilità ?” è un libro che dovrebbe essere letto da tutti.