Earth overshoot day, quando il debito ecologico aumenta le disuguaglianze economiche

Una doppia trappola per l’Italia e non solo: i dati paese per paese

[19 agosto 2014]

Oggi è l’Earth overshoot day, il giorno in cui – secondo i calcoli del Global footprint network – la nostra richiesta di risorse ha superato il budget di natura che il Pianeta può offrire in un anno intero. Dato che questo limite è stato toccato il 19 agosto, per il resto dell’anno viaggeremo in deficit.

Curiosamente, un dato tanto rilevante non compare all’ordine del giorno della politica italiana o europea, che mostrano invece uno spropositato interesse per i deficit e i debiti puramente economici che riguardano i conti pubblici. Curioso, dicevamo, perché si ammetterà che l’andamento economico su cui questi si basano avrà pure della basi fisiche cui appoggiarsi, che guarda caso sono proprio le risorse naturali. Perpetuando una sorta di rimozione psicologica, di queste si preferisce però preoccuparsi il minimo possibile.

Eppure, in termini di debito e deficit ecologico molti Paesi incassano performance ben peggiori di quelle (pur disastrate) dei loro rispettivi indici economici. Mentre ci picchiamo a far rientrare il rapporto deficit/Pil entro il 3%, quello debito/Pil schizza oltre il 136%. Ma al contempo, quante Italie servirebbero per supportare l’economia italiana per non superare la biocapacità del nostro territorio? La risposta del Global footprint network è di 4,4 Italie. Stiamo dunque consumando ben più del 400% di quanto effettivamente possediamo in termine di risorse naturali, un dato in forte crescita rispetto all’anno scorso (quando la stima del Global foot print network si fermava a 4,0).

Altri paesi non sono messi meglio. La virtuosa Germania, ad esempio, consuma risorse pari a 2,5 volte la propria biocapacità. La Cina e gli Usa, che hanno un territorio vastissimo a disposizione, arrivano rispettivamente a 2,2 e 1,9. I peggiori in questa particolare classifica risultano il Giappone (7,0) e gli Emirati arabi (12,3). Quello che conta però è il dato complessivo: «la nostra domanda di risorse ecologiche rinnovabili e dei servizi che forniscono è ora equivalente a quella di oltre 1,5 Terre», affermano dal Global footprint network.

L’eccessivo consumo delle risorse è una sfida determinante di questo secolo, e si unisce in modo esplicito alle altre due emergenze globali: i cambiamenti climatici e l’aumento delle disuguaglianze. «L’economista Thomas Piketty ha dimostrato che l’attuale economia di mercato spinge verso l’aumento delle disuguaglianze – spiega Mathis Wackernagel, presidente del Global footprint network – e affrontarle diventa ancora più impegnativo con i vincoli naturali che influenzano la nostra capacità di far crescere l’economia. I limiti del capitale naturale potrebbero amplificare le disuguaglianze e la tensione dell’economia globale, rendendola ancora più fragile e aggravando il problema esposto da Piketty», e da tanti altri economisti insieme a lui.

Già oggi, come si rende noto durante l’Earth overshoot day, nel mondo il 72% delle persone «vive in paesi che lottano contro deficit di biocapacità e bassi redditi mentre solo il 14% del pianeta è compreso in nazioni la cui biocapacità supera la propria impronta ecologica». In particolare, degli stati analizzati dal network soltanto 3 rientrano appieno tra quelli che hanno alti redditi e nessun deficit ecologico: Finlandia, Canada e Australia. Tutti e tre paesi industrializzati, scarsamente popolati e dalla grane disponibilità di risorse naturali.

L’Italia, da parte sua, è tra i paesi in deficit ecologico e ad alto reddito, ma il problema è di natura globale. Le soluzioni proposte dal Global footprint network solo quelle note ai fautori dell’economia ecologica: in particolare, l’implementazione di una contabilità ambientale, pianificazione urbanistica intelligente, programmi (non coercitivi) di programmazione familiare per tenere sotto controllo l’andamento della demografia, efficienza nell’utilizzo di materia ed energia, riforme fiscali ecologiche, innovazione tecnologica mirata, etc.

Il deficit più importante, però, è sempre il solito: quello politico. Se l’Unione europea, che ha sempre ricercato il vanto di mostrarsi come l’avanguardia nella sostenibilità, decidesse ad esempio di ammorbidire i suoi vincoli al deficit e debito pubblico per stabilire al loro posto un tetto al consumo di risorse ambientali i benefici sarebbero doppi. Per il Pianeta, certo,  ma anche per un’economia che in questa crisi ha perso la sua capacità di orientarsi all’interno di uno sviluppo sostenibile.