Ecco a quanto ammontano davvero gli incentivi per la geotermia italiana, e a cosa servono

Per l’anno in corso si tratta di 94,8 milioni di euro, ai quali solo in Toscana sono legati 4mila posti di lavoro, ricadute occupazionali nel settore turistico e agroalimentare oltre a 30 milioni di euro destinati ai territori che possiedono le risorse geotermiche oggetto di coltivazione

[7 dicembre 2018]

Il movimento di cittadini Geotermia Sì, che conta ad oggi  quasi 4.500 adesioni, ha organizzato il 1 dicembre a Larderello una manifestazione di protesta – che si somma alle iniziative istituzionali già prese dalla Regione Toscana, da tutti e 17 i Comuni geotermici e dall’Unione geotermica italiana – che secondo le stime della Questura è riuscita a portare in piazza 2mila persone. Si tratta di una mobilitazione trasversale nata contro lo schema di decreto Fer 1 elaborato dal ministero dello Sviluppo economico, che per la prima volta cancella gli incentivi diretti alla geotermia in quanto energia rinnovabile. L’effettivo ammontare di questi incentivi è stato oggetto di varie fake news: secondo i comitati contrari alla coltivazione delle risorse geotermiche si tratterebbe di 600 milioni di euro/anno, ma è facile verificare che il dato è palesemente sovradimensionato.

A fornire quello esatto è direttamente il Gestore dei servizi energetici (Gse) che eroga gli incentivi, stimati per l’anno in corso in 94,8 milioni di euro (tra ex Certificati verdi e DM 6/7/12) a livello nazionale, una frazione molto ridotta rispetto al totale degli incentivi garantiti a tutte le rinnovabili (pari a 16,1 miliardi di euro nel 2016). È importante sottolineare che si tratta di una cifra variabile: l’incentivazione remunera ogni MWh prodotto con poco meno di 80 euro, mentre se non ci sono incentivi si va al prezzo di borsa elettrica. La differenza positiva dell’incentivo è di circa 100-120 milioni annui, e ricade pressoché totalmente sull’indotto locale e nazionale, in quanto quella della geotermia è una filiera rinnovabile tutta made in Italy, la cui leadership tecnologica nel settore è universalmente riconosciuta.

Per lo stesso motivo si tratta di incentivi che sostengono un’ampia quantità di green job a livello locale. Secondo le più aggiornate stime elaborate dalla Regione Toscana – dove attualmente si concentrano tutte le centrali geotermoelettriche presenti in Italia – si tratta di circa 4mila i posti di lavoro toscani legati alla geotermia (addetti occupati direttamente 650; addetti dei fornitori 2.000; altri addetti attivati dai fornitori dei fornitori 780; addetti attivati dai lavoratori per i consumi 890), senza dimenticare le occasioni di diversificazione economica offerte in ambiti come quello turistico (sono circa 60mila le persone che si sono recate in visita nei luoghi della geotermia toscana nel 2017) o agroalimentare, come mostrano le aziende riunite nella Comunità del cibo a energie rinnovabili, nata grazie a un’intesa tra Slow Food e CoSviG, il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche.

È inoltre importante sottolineare che da quando la geotermia è stata scorporata dal più ampio settore minerario per essere regolata dal punto di vista normativo dalla legge L.896/86, ai territori oggetto di “concessioni per la coltivazione geotermica” sono stati riconosciuti contributi legati sia alla realizzazione degli impianti sia alla successiva produzione di energia elettrica da geotermia; la legge del 1986 è stata poi abrogata e sostituita dal D.Lgs 22/2010 ma, nel dicembre 2007, in Toscana è stato firmato “l’Accordo generale sulla geotermia”: è in questo quadro di riferimento che ai Comuni geotermici toscani vengono destinati annualmente (e fino al 2024, alla scadenza delle concessioni minerarie) oltre 30 milioni di euro, 18 dei quali incassati direttamente dalle amministrazioni comunali e i rimanenti 12 – costituenti il cosiddetto Fondo Geotermico – destinati sia a progetti comunali che di area, collegialmente approvati dal Tavolo istituzionale sulla geotermia di cui fanno parte tutti gli Enti locali (Regione, Province, Unioni dei Comuni, Comuni, CoSviG).

Si tratta di risorse interamente spese per migliorare le condizioni di vita nei territori che naturalmente possiedono le risorse geotermiche oggetto di coltivazione: per avere un’idea parziale ma efficace del tipo (e della quantità) dei progetti finanziati, il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche ha elaborato un sito dedicato e liberamente accessibile: al suo interno è possibile osservare i vari interventi suddivisi per Comune, Provincia, tipologia, anno e stato di attuazione.

I dati, dettagliati a partire dal 2009 a oggi, sono disponibili qui: http://www.distrettoenergierinnovabili.it/interventi.