Ecco come la Toscana cambierà il Piano regionale sui rifiuti, con orizzonte 2023

Rossi: la Giunta avvierà entro giugno una revisione del Prb. Entro l’estate una proposta di legge sull’economia circolare

[23 maggio 2018]

Entro il prossimo mese giugno la Giunta toscana avvierà una revisione del Piano regionale sui rifiuti e bonifiche (Prb) approvato alla fine del 2014 indicando nuovi obiettivi da raggiungere, e riguardo all’economia circolare sarà presentata al Consiglio una proposta di legge entro l’estate. Sono questi tempi della «svolta ambientalista» prospettata oggi dal presidente Enrico Rossi al Consiglio regionale, anticipando anche alcuni dei principali punti attorno ai quali si svilupperà il rinnovato Prb. In primis cambiano le tempistiche: l’attuale Prb prevede obiettivi al 2020, il nuovo avrà come orizzonte il 2023.

Per quanto riguarda invece i contenuti, relativamente ai rifiuti urbani il Piano vigente ha tra i principali target al 2020 una raccolta differenziata fino al 70% (nel 2016 era al 51,1%, e Rossi ha anticipato che le prime stime parlano di un 54% nel 2017); un riciclo effettivo di materia da rifiuti urbani di almeno il 60% degli stessi; arrivare al 20% di recupero energetico; portare i conferimenti in discarica a un massimo del 10%.

In cosa cambia il rinnovato Prb che vedrà presto la luce? Rossi ha anticipato oggi che la raccolta differenziata nel 2023 arriverà «almeno al 75%. Non diciamo l’80% perché, ci dicono i tecnici, lo sforzo richiesto per il raggiungimento di questa soglia potrebbe avere costi eccessivi, anche se non si capisce fino in fondo il motivo». Un obiettivo per il quale «la Giunta ha stanziato 30milioni di euro per i tre Ato. Ci siamo convinti che quella della raccolta porta a porta è la scelta fondamentale per compiere il salto».

La parte restante dei rifiuti, il «25% a obiettivo raggiunto – ha dichiarato il presidente – vogliamo riservarlo alle discariche e ai termovalorizzatori». Nel dettaglio, la riduzione dei conferimenti in discarica «fino al 10% passerà per una prima riduzione del numero di discariche attive fino a 5 (lo stesso numero previsto nel vigente Prb al 2020, ndr), con una graduale riduzione dei conferimenti (al 2016 sono 9 le discariche attive, ndr)». Nel frattempo la Giunta regionale ha già bloccato il conferimento di rifiuti da altre regioni, che «ammonta a circa 150mila tonnellate l’anno, pari a circa il 7% dei 2milioni e 300mila tonnellate di rifiuti urbani che la Toscana produce ogni anno».

In riferimento al recupero energetico Rossi osserva che «l’Europa non esclude la termovalorizzazione, ma pone paletti ben precisi, ci richiama alla necessità di valutare bene la disponibilità degli attuali termovalorizzatori». La previsione del presidente è dunque quella di «escludere la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento in nuovi siti e di puntare solo sui revamping di quattro degli impianti esistenti (su 5 presenti in totale al 2016, e rispetto ai 7 previsti nel vigente Prb, ndr) per raggiungere una quota di trattamento adeguata».

L’attuale Prb ritiene infine «prioritaria la realizzazione di un’adeguata rete di impianti di trattamento biologico, aerobico e anaerobico, delle frazioni organiche», e dal nuovo Piano emergerà al proposito una configurazione impiantistica più precisa: nasceranno «sei impianti per la biodigestione anaerobica», nei quali conferire «circa 600mila tonnellate l’anno di rifiuti urbani». La frazione organica rappresenta attualmente oltre il 40% di tutti i rifiuti urbani prodotti, e i biodigestori anaerobici potranno rivolgersi tecnicamente solo a questa frazione – umido, sfalci, potature – producendo compost ed energia.

A queste evoluzioni del Prb «vogliamo – ha poi aggiunto Rossi – accompagnare un piano attuativo relativo in particolare ai problemi dei rifiuti dei nostri distretti industriali: carta, cuoio, tessile». Al proposito il presidente cita l’esempio della carta: «Ne raccogliamo ogni anno 200mila tonnellate, mentre il fabbisogno delle cartiere di Lucca supera il milione di tonnellate. Dovremo capire se l’attuale 200mila possa diventare 400mila. Con i distretti della Toscana – aggiunge – apriremo una serie di tavoli, lo abbiamo deciso nell’ultima Giunta, per concordare modalità di raccolta e di riuso (o meglio riciclo, ndr) dei materiali provenienti sia dai rifiuti urbani che dai rifiuti speciali». Senza escludere «che in qualche caso, come dicono i regolamenti europei, sia necessaria la valorizzazione energetica per chiudere il ciclo produttivo». Proprio il riciclo della carta ad opera delle cartiere, ad esempio, ha attualmente in questa mancata chiusura del cerchio una delle difficoltà più significative nel portare avanti il lavoro.

Più in generale, come riassume l’Agenzia di informazione della Giunta regionale, sono quattro i cardini su cui poggerà il nuovo Prb, che riportiamo di seguito testualmente:

– incentivare, attraverso gli Ato ed i gestori, le famiglie per migliorare la quantità e la qualità della raccolta differenziata

– incentivare la “domanda” di materia recuperata attraverso la raccolta differenziata da parte del sistema produttivo regionale. In particolare da parte dei principali distretti produttivi della carta, del cuoio e del tessile

– assicurare la chiusura dei cicli di produzioni toscani attraverso il riconoscimento di una priorità negli impianti toscani che trattano rifiuti speciali

– stimolare la ricerca e l’innovazione tecnologica in materia