Ecodinamica: all’Università di Siena l’eredità di Enzo Tiezzi, a 80 anni dalla sua nascita

Bastianoni: «Tutta la Toscana del sud potrebbe, con adeguate politiche, diventare un territorio ad emissioni nette nulle»

[9 febbraio 2018]

Ordinario di Chimica, autore di numerosissime pubblicazioni, molti volumi tradotti anche all’estero, Enzo Tiezzi – nato a Siena esattamente nel febbraio di 80 anni fa – è un simbolo tra i più potenti dell’Italia che guarda allo sviluppo sostenibile con approccio concreto e scientifico. Intellettuale di caratura internazionale oltre che professore universitario, Tiezzi ha lasciato all’Università di Siena la sua eredità morale nel gruppo di Ecodinamica (nella foto, ndr). In un incontro organizzato da Legambiente Siena, l’Ateneo ripercorre oggi il pensiero dello studioso: ne analizziamo l’attualità con un’intervista a Simone Bastianoni, ordinario di Chimica dell’ambiente e dei beni culturali all’Università di Siena nonché co-direttore del gruppo di Ecodinamica, fondato proprio da Tiezzi.

Sebbene il contributo scientifico offerto da Enzo Tiezzi sia stato tra i principali ad aver dato concretezza – in Italia e fuori confine – alla ricerca di uno sviluppo sostenibile, a 80 anni dalla sua nascita rimane però ancora molto da fare: nella corsa verso gli Obiettivi Onu per lo sviluppo sostenibile, il nostro Paese risulta quartultimo in Europa. Da cosa crede dipenda questo ritardo?

Cortotermismo e mancanza di una strategia precisa. Alcune cose sono state fatte per dare al nostro Paese un avvenire migliore, ma poi ci sono altre che vanificano gli sforzi. Ancora oggi si spende di più per inquinare che per disinquinare! Questo perché si pensa, sbagliando, che le questioni ambientali siano meno urgenti di quelle economiche e quindi, nelle decisioni, si privilegiano i provvedimenti per la “crescita”. Se questo poteva essere vero decenni fa, oggi non è più così: le crisi economiche, sociali e ambientali si intersecano e si alimentano l’una con l’altra e sono diventate ugualmente urgenti. Sono completamente d’accordo con l’ex ministro Giovannini, che dice che la prossima sarà una legislatura decisiva per l’Italia: o intraprendiamo una rotta decisa e coerente in direzione della sostenibilità oppure dovremo spendere fette sempre più grosse di Pil per riparare i guasti che abbiamo generato.

Grazie a Tiezzi, il tema del tempo – si pensi al volume Tempi storici, tempi biologici – ha assunto un’importanza fondamentale nell’evoluzione degli studi sulle questioni ambientali. Quale prospettiva possiamo dargli, oggi?

Oggi sicuramente il suo richiamo è ancora più stringente, basta pensare che quando Enzo ha scritto il suo bestseller la popolazione mondiale era di circa 4 miliardi e mezzo e oggi è di oltre 7 miliardi e mezzo. Possiamo dire che il suo discorso dell’uomo che in brevissimo tempo cambia le condizioni in modo drastico e irreversibile è stato poi “accolto” nel concetto geologico di “antropocene”. Quindi, ad esempio, non devono meravigliare la perdita di biodiversità e le invasioni di specie aliene causate dei cambiamenti climatici.

L’eredità di Tiezzi è rimasta palpabile all’interno dell’Università di Siena, dove ha fondato il gruppo di Ecodinamica: un’equipe di ricercatori – che lei oggi co-dirige – occupata a promuovere soluzioni per uno sviluppo duraturo e sostenibile. Quali sono i vostri principali temi di ricerca?

Siamo un gruppo molto interdisciplinare (nel solco tracciato da Enzo) che si occupa soprattutto di sostenibilità da un punto di vista scientifico: ci occupiamo cioè di portare evidenze oggettive e numeriche di quanto un sistema sia sostenibile. I campi di applicazione sono molto vari: dalle produzioni di energie rinnovabili (l’ultimo progetto europeo che stiamo coordinando è sulle energie marine) a quelle nel campo dell’agrifood, dai sistemi industriali a quelli a livello nazionale e subnazionale. Gli sviluppi teorici di queste valutazioni, poi, sono sempre al centro della nostra ricerca, come ad esempio lo sviluppo di una contabilità sui gas serra che tiene conto della responsabilità di chi produce e chi consuma i beni.

È proprio il gruppo di Ecodinamica che è chiamato ogni anno a redigere il “Bilancio dei gas ad effetto serra” per la Provincia di Siena, documentando così l’eccezionale traguardo raggiunto  ormai dal 2011: la carbon neutrality del territorio. Si tratta di un impegno replicabile altrove?

Il procedimento è assolutamente praticabile ovunque. Fin dall’inizio abbiamo voluto che ci fosse un ente terzo a verificare che le nostre stime e il nostro metodo fossero corretti. Sulla base di queste evidenze abbiamo potuto supportare le politiche della Provincia di Siena nella direzione di diminuire le emissioni di gas serra fino a raggiungere la carbon-neutralità. Questo obiettivo non sarebbe raggiungibile nel breve termine in molte zone. Abbiamo già evidenze, però, che tutta la Toscana del sud potrebbe, con adeguate politiche, diventare un territorio ad emissioni nette nulle.

Nell’ambito della recente presentazione dell’Alleanza territoriale carbon neutrality, è stato ricordato che il «92% dell’energia elettrica prodotta all’interno dei confini della Provincia di Siena è da geotermico, fattore che determina il contenimento delle emissioni complessive del settore energia degli inventari dei gas serra del territorio (2006-2014)». Pensa che la geotermia possa offrire anche in futuro un contributo di rilievo per il territorio?

L’uso dei combustibili fossili per la produzione di energia è da scongiurare nel breve periodo. Le possibili alternative sono sempre da tenere in grande considerazione. Le energie solare ed eolica sono disponibili ed è un errore non cercare tutti i modi possibili per catturarle nel momento in cui “passano”. La geotermia è un patrimonio peculiare di questo territorio e deve essere studiata con grande attenzione. Lo stato attuale, che pur garantisce la copertura del fabbisogno locale, non è ideale: deve essere fatto tutto il possibile per ridurre gli impatti, sia locali, sia a livello globale, catturando l’anidride carbonica che viene emessa.