Ferruzza: «Quello che emerge è un quadro di aggravamento della situazione»

Ecomafia 2018, nonostante la legge 68 anche in Toscana crescono gli ecoreati

Occorre semplificare e razionalizzare la normativa di riferimento per dare gambe alla legalità

[13 luglio 2018]

Malgrado contro gli ecoreati secondo Legambiente «si stia percorrendo la strada giusta» dall’approvazione della legge 68 (nel 2015), i numeri raccolti dal Cigno verde nel rapporto Ecomafia 2018 sembrano mostrare un trend in peggioramento non solo a livello nazionale – come abbiamo già avuto modo di osservare – ma anche sul territorio toscano: rispetto allo scorso anno nella nostra regione salgono infatti il numero di denunce (da 1.484 a 2.222) di arresti (da 0 a 14) e di sequestri (da 292 a 412) legati a reati ambientali.

È quanto emerge dalla presentazione dei dati organizzata oggi a Firenze da Legambiente, che ha visto la partecipazione di Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana, di Nino Morabito, Coordinatore Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, di Don Andrea Bigalli, Referente Regionale di Libera e del Col. Luigi Bartolozzi, Comandante dei Carabinieri Forestale di Firenze.

«Quello che emerge – conferma Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana – è un quadro di aggravamento della situazione, che non può spiegarsi con la sola motivazione di una robusta (e quindi evidente) azione di contrasto messa in opera da magistrati e forze di polizia. Ci sono dati convergenti in tutte le aree di interesse della criminalità ambientale. Si tratta di un trend in crescita che tocca i rifiuti come il ciclo del cemento, per non parlare degli incendi, per i quali per il 2017 può a buon diritto esser coniato l’epiteto di annus horribilis».

In tutto il Paese come del resto in Toscana, che anche quest’anno «resta stabile al 6° posto nella classifica nazionale» nella classifica dei reati ambientali indagati da Legambiente, dovrebbe ormai essere chiaro che non esiste una singola legge che possa fungere da pallottola d’argento contro gli ecoreati, che continuano ad aumentare nonostante l’entrata in vigore – ormai tre anni fa – della legge 68. Inasprire le pene per gli ecocriminali è giusto, ma occorre contemporaneamente dare spazio a chi invece offre servizi ambientali nell’ambito della legalità per costruire un’alternativa solida al malaffare.

Anno dopo anno, legge dopo legge, questo in Italia non è stato fatto. Come documentava pochi giorni fa l’Istat testimoniando l’inefficienza del sistema, dall’introduzione del Testo unico ambientale nel 2006 i procedimenti penali per reati ambientali sono aumentati del 1300% Italia, ma con quali esiti? Le indagini durano in media 457 giorni, e alla fine nel 40% dei casi c’è l’archiviazione (che arriva al 77,8% guardando alla legge sugli ecoreati). Semplificare la normativa ambientale appare dunque un imperativo sempre più urgente, sia per dare gambe alla green economy sia per efficientare il sacrosanto lavoro della magistratura – e colpire i veri ecocriminali. Un’esigenza manifestata più volte e con forza proprio da Legambiente, che non a caso spiega – ad esempio – come l’economia circolare nazionale «rischi ora di doversi fermare ostacolata da una normativa ottusa e miope».

La stessa urgenza di chiarezza appare largamente avvertita anche in Toscana: «A livello regionale – dichiarava ormai un anno fa Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana, l’associazione regionale delle imprese di servizio pubblico – ci preoccupa prima di tutto una deriva perversa che si sta aggravando nel rapporto fra legalità, politica e imprese. Da un lato sembra che ormai le “decisioni” politiche siano sempre più materia dei tribunali (amministrativi e penali) e non più degli istituti democratici del governo e delle assemblee elettive. Tutti i principali dossier regionali sono in mano al Tar, al Consiglio di Stato, ed infine alla Corte di giustizia europea». Un anno dopo si attendono ancora progressi.