Tante le proposte, ma è ovvio che non basta una kermesse per costruire una nuova idea di futuro

Ecomondo, agli Stati generali della green economy in scena Dr. Jeckyll e Mr. Hyde

[7 novembre 2013]

Per il secondo anno consecutivo gli Stati generali della green economy tornano a Ecomondo per raccontare la faccia verde dell’economia italiana, la prospettiva futuribile di sviluppo che è rimasta a questo nostro Paese acciaccato. Come ci racconta il rapporto GreenItaly lanciato dalla fondazione Symbola e Unioncamere solo pochi giorni prima della kermesse, nella green economy può nascondersi una versione aggiornata del made in Italy, la nostra fortuna.

Gli Stati generali provano a declinare questa prospettiva in un programma fattivo, condensato in una roadmap di 79 proposte, rielaborazione dei 70 scalini per la sostenibilità proposti l’anno scorso. Un prontuario certamente ancora migliorabile, ma nel complesso buono. Un punto di partenza che presenta una sola lacuna fondamentale, che ne mina però alla base la concretezza: rappresenta ancora una stretta minoranza che deve sbocciare, e il tempo non è a nostro favore. Già oggi l’economia italiana produce esternalità negative pari a 50 miliardi di euro l’anno, e allargando lo sguardo verso orizzonti più ampi le preoccupazioni non mancano. L’ultimo rapporto Ipcc sul cambiamento climatico non ha affatto portato buone nuove, dall’altra il progressivo esaurimento delle risorse minerarie mondiali sega alla base il tronco portante dell’intera struttura economica così come siamo abituati a conoscerla. Le speranze di progresso per il genere umano (e per inciso anche dell’Italia, volendo guardare soltanto all’interno del proprio giardino) sono legate a doppio filo con una decisa e rapida volontà d’agire per la sostenibilità.

Gli Stati generali rappresentano una speranza. Ma vista l’esperienza dello scorso anno il rischio più che concreto che si esauriscano una volta terminato lo show a Ecomondo è tremendamente alto. Nel mentre, è lo stesso ambientalismo italiano che si divide al proprio interno con una strana frattura tra “conservazionisti” e “sviluppisti”. E la sabbia nella clessidra del pianeta continua a scorrere inesorabile.

L’ingegnere e fisico Angelo Tartaglia, che ha introdotto a Torino il recentissimo convegno Science and the Future: confronto tra scienze della natura e scienze economiche ha giustamente ricordato che la fase del nostro passato che si considera propriamente storica ammonta ad appena 400 generazioni (un’inezia nella vita del pianeta), delle quali soltanto le ultime manciate sono bastate a portarci in una nuova ed incerta era geologica, l’Antropocene. Un cambiamento rapidissimo, nel quale adesso rischiamo di rimanere intrappolati. «La nostra condizione – osserva Tartaglia – è molto ben descritta da quella che potremmo chiamare una parabola laica raccontata nell’800 da Robert Louis Stevenson: Lo strano caso del dottor Jeckyll e del signor Hyde. Il Dr. Jeckyll è persona ragionevole e a modo, si rende conto di che cosa è saggio fare; chi però assume decisioni in merito a ciò che bisogna fare è Mr. Hyde. Si potrebbe pensare, e qualcuno spesso e volentieri lo pensa, che basterebbe che Jeckyll eliminasse Hyde e tutto si risolverebbe, ma quando si imbocca quella strada ci si accorge tragicamente che il Dr. Jeckyll e Mr. Hyde sono la stessa persona…».

In noi esseri umani sembra naturalmente prevalere sulla ragione quella che anche Tartaglia chiama «intelligenza di scopo», rivolta esclusivamente al benessere di breve periodo. Uno short-termismo, sottolineato dal ministro del Lavoro Giovannini (anch’egli presente a Torino), che «prende la politica ma anche le decisioni individuali, ed è il peggior problema che abbiamo di fronte». Un problema che le stesse neuroscienze, ammette Giovannini, non mancano di evidenziare: «Di fronte alle difficoltà reagiamo non come il Dr. Jeckyll, e spesso ragioniamo come Mr. Hyde, abbiamo una reazione di pancia». Secondo il ministro la soluzione starebbe nel costruire una narrativa che «attualizzi i rischi e la vulnerabilità del futuro, anziché proiettare in avanti il presente». Una comunicazione politica che potrebbe riscuotere successi, ma che ancora nessuno si è reso capace di interpretare.

Si accavallano così le proposte, raccolte ottimamente dagli Stati generali, ma senza la forza politica per poter essere attuate. E il problema dell’azione si ripropone. Mi sorge spontanea una citazione di Leonardo da Vinci – mastica amaro Tartaglia – Chi scalza il muro, quello gli cade addosso».

Per evitare di essere prima o poi schiacciati, Mr. Hyde dovrà scendere a più miti consigli, e anche piuttosto alla svelta. «Abbiamo di fronte un vero e proprio conflitto tra ragione e intelligenza di scopo, tra umanità e animalità – chiosa Tartaglia con una nuova citazione – e la partita rischia di essere compromessa per un motivo espresso ironicamente da Albert Einstein: la differenza tra stupidità e genio è che il genio ha i suoi limiti». Gli Stati generali, con le loro proposte, ci ricordano che le difficoltà per una riconversione ecologica dell’economia siano ormai sempre meno tecniche e sempre più politiche, mancando di una nuova visione di futuro e benessere che sia staccata da quella di una impossibile crescita economica continua. Questo è il nostro (gigantesco purtroppo visto da quanto non si supera) limite, e questo dobbiamo metabolizzare. Altrimenti anche la kermesse degli Stati generali della green economy sarà soltanto una sfilata di bandiere verdi, bella ma inutile.