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Economia circolare? Dalla P.a. 60 miliardi di euro in acquisti verdi chiusi in un cassetto

Silvano Falocco: «Il Gpp è uno strumento per fare una spending review intelligente, quella che serve»

[2 ottobre 2015]

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Nel pieno della crisi economica, il responsabile Gpp del ministero dell’Ambiente italiano stimò sulle nostre pagine in 50 miliardi di euro la spesa potenziale cui tendere per gli acquisti verdi. Ancora oggi non arriviamo a un quarto della cifra: perché?

«Per arrivare al 50% degli acquisti con criteri ambientali e sociali (oggi all’incirca 60 miliardi di euro) è necessario superare gli ostacoli al cambiamento, ovvero: informazione alla pubbliche amministrazioni centrali e locali sui Criteri Ambientali Minimi, visto che ancora oggi l’acronimo Gpp, per molte organizzazioni, mantiene un significato del tutto misterioso; formazione del personale coinvolto nei processi di acquisto sui criteri ambientali e sociali da inserire all’interno degli appalti pubblici, perché, senza un vero accompagnamento al Gpp, tale processo viene vissuto ancora come altamente rischioso;

informazione verso i fornitori e le imprese sulle opportunità del Gpp, sulle prestazioni ambientali da rispettare, sulle ecoetichette di cui dotarsi, sui criteri ambientali da possedere, sulle modalità di valutazione dei costi lungo il ciclo di vita; monitorare i risultati, per valutare e risolvere le criticità del processo di attuazione.

La legge, e il Collegato ambientale appena approvato in commissione Ambiente del Senato, vanno nella giusta direzione ma non sono sufficienti a riqualificare ambientalmente la domanda pubblica. Occorre convertire in senso ecologico l’attività della pubblica amministrazione».

In particolare per quanto riguarda i materiali riciclati, si osserva una strana dicotomia: enti pubblici investono per incrementare i tassi di raccolta differenziata, dall’altra non lo fanno per ri-acquistare le relative materie prime seconde. Come spiega quest’apparente paradosso?

«Anche in questo caso possiamo parlare di un deficit di visione. L’idea circolare dell’economia, che prevede non solo la differenziazione e la raccolta dei materiali così differenziata ma anche il loro riciclo e reimpiego, in qualità di prodotti intermedi o sostitutivi di materie vergini, nei prodotti, non è ancora condivisa. È evidente che il primo soggetto interessato allo sviluppo di tale visione dovrebbe essere il settore pubblico, ovvero lo stesso che ha il compito di organizzare la raccolta differenziata.

Quindi servono, anche in questo caso, amministrazioni illuminate, disposte a scommettere sulla necessità di creare mercati di sbocco – inserendo adeguati criteri nei capitolati relativi a beni, opere e servizi – ai materiali riciclati. È uno sforzo di consapevolezza, difficile forse ma indispensabile».

Gli acquisti verdi per le pubbliche amministrazioni sono un obbligo di legge solo per alcune categorie di beni, e anche in questi casi non sono comminate sanzioni per gli inadempienti. In quale misura questa mancanza influenza la domanda pubblica verde?

«Ovviamente i regimi sanzionatori possono influenzare l’applicazione di una norma, ma qui serve un vero e proprio salto culturale. Le norme in campo ambientale, troppe volte, sono vissute come “norme alleggerite”: è necessario rafforzare le norme con un nuovo quadro di convenienze. Il caso Volkswagen chiarisce a tutti di cosa stiamo parlando. Il costo della mancata reputazione ambientale di un impresa, oggi, è ampiamente sottovalutato e invece è enorme.

Quindi le norme sono necessarie, il loro grado di cogenza e le sanzioni sono strumenti in genere efficaci, ma serve anche saper premiare le virtù, le best practices, e accompagnare le trasformazioni, per evitare che aumenti la percezione dei rischi».

In tempo di spending review, crede che il Gpp possa trovare spazio come politica di sviluppo?

Il Collegato ambientale prevede – agli articoli 10 e 11 – degli strumenti di incentivazione dell’Emas, dell’Ecolabel, della carbon footprint, di un sistema di gestione razionale dell’energia. Il Gpp è uno strumento per fare una spending review intelligente, quella che serve. Una razionalizzazione dei costi per gli acquisti inutili, per il cibo non sprecato, per i trasporti non effettuati, per l’energia non consumata, per i rifiuti non prodotti. Il Gpp permette di ridurre i costi, lungo il ciclo di vita, dei prodotti, riducendo in particolare quei costi associati alle esternalità ambientali o ai costi di gestione, manutenzione, smaltimento e dismissione ridotti».