Economia circolare e acquisti verdi (Gpp), il ruolo del compost spiegato a Siena

Fabbrini: «Per chiudere il cerchio è fondamentale dare uno sbocco ai prodotti della filiera del riciclo, uno dei quali è il compost Terra di Siena di Sienambiente»

[12 giugno 2018]

Non c’è economia circolare se i rifiuti, una volta adeguatamente differenziati, selezionati e avviati a riciclo non si trasformano poi in nuove materie prime (seconde) spendibili sul mercato. E il primo attore chiamato ad acquistare i prodotti riciclati è il settore pubblico, convertendo alla sostenibilità gli acquisti che già compie ogni anno. Si tratta di un potenziale immenso: in Ue la spesa delle pubbliche amministrazioni per opere, beni e servizi è infatti 1.800 miliardi di euro l’anno, circa il 14% del Pil europeo. Anche in Italia invece nel 2016 gli appalti pubblici banditi dallo Stato ammontavano a 111,5 miliardi di euro, circa il 6,7% del Pil, ma la dimensione del Green public procurement (Gpp) nazionale è ferma a 9,5 miliardi di euro, appena l’8,5% del potenziale.

Per imparare la necessità di convogliare nell’alveo della green economy queste cifre enormi, e così aiutare concretamente a convertire l’attuale sistema produttivo, nella Casa dell’ambiente di Siena si è tenuto il workshop “Utilizzo del compost come pratica di economia circolare”, al quale hanno partecipato rappresentanti dei comuni, associazioni e aziende, e dove sono state illustrate le normative in materia di acquisti verdi e i relativi obblighi di legge. Un’occasione di aggiornamento dunque, ma anche un momento di riflessione sulle potenzialità ancora inespresse del Gpp.

«Per chiudere il cerchio – ha spiegato il presidente di Sienambiente Alessandro Fabbrini, nella sua introduzione al workshop – è fondamentale dare uno sbocco ai prodotti della filiera del riciclo, uno dei quali è il compost Terra di Siena di Sienambiente che nasce grazie alla lavorazione delle raccolte differenziata dei rifiuti organici Il compost è un’ottima alternativa ai concimi di origine chimica e un modo per ridare alla terra ciò che è gli è stato tolto, una filiera circolare completa a cui lo strumento normativo degli acquisti verdi può conferire un’accelerazione. E per questa ragione che abbiamo deciso di dedicare una giornata di formazione e approfondimento all’obbligo di adozioni dei criteri ambientali minimi negli appalti».

Anche secondo il presidente del Cic (Consorzio italiano compostatori), Massimo Centemero, il nostro Paese è all’avanguardia nella produzione di compost, ma serve un passo in avanti: «La normativa sui Gpp – ha dichiarato – è ben scritta e può essere un importante volano per dare forza alla filiera di produzione e utilizzo del compost. Il salto di qualità per l’utilizzo del compost deve però passare attraverso la leva fiscale e da un maggior impegno da parte da parte degli enti istituzionali, in particolare comuni e regioni, nella realizzazione di quanto previsto dalle normative». Anche tutti gli altri cittadini, naturalmente, hanno un importante ruolo da svolgere: in primis differenziare correttamente i propri rifiuti organici, in quanto un cattiva qualità della raccolta differenziata pregiudica la possibilità di produrre compost vendibile sul mercato come prodotto.

Più in generale, un avanzamento importante nel rafforzamento alla legislazione sullo sviluppo sostenibile è costituito dal recente Protocollo d’intesa siglato dal ministero dell’Ambiente e dall’Anac per rafforzare la collaborazione finalizzata a dare piena attuazione alle norme in materia di sostenibilità ambientale degli acquisti delle pubbliche amministrazioni contenute nel nuovo Codice degli appalti. Ma le cifre che mostrano l’andamento concreto del Gpp, come già visto, mostrano che in pratica c’è ancora molto da fare.

«Il tema che ci dobbiamo porre come prioritario, è quello di capire  come facciamo a raggiungere gli obiettivi europei in tema di materia di riciclo – ha concluso Andrea Sbandati, direttore di Cispel – Il concetto di economia circolare inserito nello statuto della Regione è un’ottima notizia, ma se non riusciamo a tradurlo anche nella nostra Regione in azioni industriali concrete, l’economia circolare rischia di rimanere un concetto astratto».