Il commento di Francesco Ferrante (Green Italia) per greenreport.it

Economia circolare? In quella del governo Renzi c’è posto solo per gli inceneritori

Previsti 12 nuovi impianti, un piano che dal punto di vista economico si regge soltanto con nuovi incentivi

[11 agosto 2015]

Francesco Ferrante

Di tutte le misure del governo Renzi, lo Sblocca Italia è senz’altro quello che ha causato più mal di pancia agli ambientalisti. Per tre motivi: l’ennesimo cedimento alle lobby delle autostrade, la decisione di sbloccare le trivelle, la norma a favore degli inceneritori dei rifiuti.

Sulle autostrade, l’articolo fortemente voluto dall’ex Ministro Lupi che, in contrasto evidente con le norme europee, voleva prorogare di qualche lustro le concessioni, non è mai stata applicato e sembra che il ministro Delrio saggiamente non voglia farne uso  (anche se le tentazioni di aggirare l’Europa sopravvivono: si vedano le giravolte su Autobrennero e l’ennesimo finanziamento a spese dei contribuenti per salvare l’inutile BreBeMi).

Sulle trivelle il danno è evidente. Le prime Valutazioni di impatto ambientale hanno avuto esito positivo e a questo punto per fermarle serve impegnarsi sui referendum voluti da Possibile e GreenItalia, ma anche da alcune delle Regioni interessate.

La terza norma anti-ambientale (quella sugli inceneritori) sembrava meno grave dal punto di vista degli effetti pratici. Più una norma “manifesto” che obbediva a un’ideologia, ma che non avrebbe avuto conseguenze reali importanti visto che siamo in presenza di una riduzione di rifiuti da smaltire grazie al combinato disposto della riduzione dei consumi, della riduzione (seppur ancora troppo lenta) degli  imballaggi e dell’innovazione tecnologica, che consente di recuperare molta più materia di prima dai rifiuti a costi sempre più convenienti. Innovazione tecnologica che insieme alla crescita della raccolta differenziata, in particolare dell’umido, fa diventare “rifiuti zero in discarica” non più uno slogan utopistico ma piuttosto una frontiera raggiungibile.

Persino il pericolo più grave – segnalato da Legambiente e altri – insito in quella norma con cui si cercava di rivitalizzare inceneritori delle multiutility del Nord in crisi per mancanza di rifiuti permettendogli di bruciare materia proveniente da altre Regioni, sembrava sventato quando alla gara di Ama (l’azienda romana che ha bisogno di smaltire una quantità ingente di rifiuti fuori Regione almeno fino a quando non realizzerà i propri “ecodistretti”) non si è presentata nessuna tra quelle multiutility.

E invece.

E invece il dubbio è che quella gara sia andata deserta perché A2A, Iren, Hera, Acea sapevano che al ministero dell’Ambiente stavano partorendo un decreto attuativo di quell’articolo sugli inceneritori che per loro poteva rappresentare un affare assai più ghiotto.

Cosa prevede il decreto (la cui bozza è stata mandata in questi giorni alle Regioni, visto che la Conferenza Stato-Regioni dovrà dare il suo parere a settembre)? Intanto dopo aver calcolato in 6 milioni di tonnellate all’anno la capacità degli inceneritori attualmente in funzione, ignorando appunto i trend in atto (riduzione consumi, riduzione imballaggi, aumento raccolta differenziata, innovazione tecnologica per recupero di materia) si lancia in previsioni ingiustificate di una presunta “necessità” di bruciare ulteriori 2.500.000 (duemilionicinquecentomila) tonnellate all’anno! E poi individua anche le macroaree dove realizzare 12 nuovi inceneritori o potenziare le capacità esistenti. Apprendiamo così: 150mila tonnellate in Liguria, 150mila in Veneto (la Regione con più alta racconta differenziata!), 140mila in Piemonte (oltre le 400mila che può già bruciare a Torino), due da 150mila tonnellate in Toscana (quindi non basterebbero le 70mila già autorizzate a Rufina), 140mila tonnellate in Umbria, ben 200mila tonnellate nelle Marche (una Regione di 1milione e mezzo di abitanti!), 300mila tonnellate in Campania (con la Regione che appena la settimana scorsa aveva dichiarato che non si sarebbe fatto nessun nuovo inceneritore e che avrebbe comunque smaltito tutte le famigerate ecoballe in 3 anni!), 100mila in Abruzzo, 250mila in Puglia (chissà che ne penserà Michele Emiliano?), 70mila in Sardegna e – per concludere in bellezza – due mega impianti da 350mila tonnellate ciascuno in Sicilia!

Ha senso tutto ciò? Nel 2015? Chi scrive non può essere accusato di alcun pregiudizio ideologico contrario alla termovalorizzazione dei rifiuti. Ma non si può che restare esterrefatti di fronte a un piano che dal punto di vista economico si regge soltanto con nuovi incentivi (che poi peserebbero sulle bollette elettriche) e che rinuncia a sostenere ogni iniziativa che vada incontro all’economia circolare (che magari lo stesso governo declama in convegni e appuntamenti pubblici). Insopportabile.