Economia circolare, la Toscana si «candida a essere una regione traino a livello europeo»

A Firenze il punto della situazione sulle eccellenze del territorio e il pacchetto normativo proposto dalla Commissione Ue

[15 aprile 2016]

economia circolare toscana

L’industria Toscana che fa perno sull’economia circolare rappresenta un’eccellenza all’interno dei confini nazionali e oltre. Una delle sue realtà di punta, quella che ruota attorno al polo industriale di Pontedera (con aziende come Revet, Revet Recycling, Ecoacciai, Beton Valdera, Geofor, Giorgi Demolizioni, Mansider, Le Rose e a laboratori come Pont Tech e Pont Lab), da sola conta più di 350 milioni di euro di fatturato, 400mila tonnellate di materiali trattati e 600 dipendenti diretti. Questi sono numeri del 2014, epoca dell’ultimo rilevamento disponibile.

Da allora le opportunità si sono moltiplicate, e non solo a Pontedera. Il quadro toscano dell’economia circolare somma però eccellenze ed opportunità a criticità che non possono essere ignorate; per fare il punto della situazione, oggi a Firenze si è svolto il convegno “Verso un’economia circolare. La Toscana laboratorio nazionale”, organizzato da Anci Toscana, Regione Toscana e Cispel.

«La Toscana – ha dettagliato Alfredo De Girolamo, presidente Confservizi Cispel Toscana – è una delle regioni con una più spiccata vocazione industriale al riciclaggio, da sempre. Alle tradizionali filiere del tessile (Prato), della carta (Lucca) del vetro (Empoli) si sono affiancate recentemente altre iniziative industriali importanti nel settore de riciclaggio: l’esperienza di Revet e Revet Recycling, specie nel campo del riciclaggio delle plastiche critiche, quella dei gestori degli impianti di compostaggio e di Valcofert per la diffusione del compost di qualità prodotto dai rifiuti toscani, la collaborazione fra Revet e Lucart per il riciclaggio del Tetrapack, la proposta di RIMateria di riutilizzo delle scorie di lavorazione delle acciaierie di Piombino. Esperienze che testimoniano concretamente che la Toscana oggi è leader europea nell’industria del riciclaggio “tradizionale” ed “innovativo” e guarda con grande interesse alla strategia europea sull’economia circolare, candidandosi ad essere laboratorio e banco di prova al tempo stesso delle azioni che il Parlamento approverà. Possiamo fare molto, anche a scala locale, se seguiamo tutti un’agenda comune per i prossimi anni, fino al 2020».

Il riferimento è a quel pacchetto normativo per l’economia circolare proposto dalla Commissione Ue nello scorso dicembre, che insieme ad alcuni tratti positivi somma purtroppo pesanti lacune oltre ad offrire uno specchio d’interventi assai limitato: tutta la partita dei rifiuti speciali ad esempio, che in Italia ammontano a 4 volte gli urbani, è rimasta fuori dal testo «a causa della diversità di questo flusso». Se, come e quando verrà trattato non è ancora dato sapere.

Un terreno insomma ancora troppo scivoloso, sul quale però la Toscana non rinuncia a dire la sua. «La via della sostenibilità – ha dichiarato oggi l’assessore toscano all’Ambiente, Federica Fratoni – è l’unica possibile per un sviluppo ritrovato dopo una crisi economica che continua a mordere tutt’oggi anche nei nostri territori. E la circolarità fa parte di questo nuovo modello», garantendo inoltre «ricadute certe anche sul piano economico occupazionale». Una prospettiva assai concreta in Toscana, dove secondo il presidente regionale di Anci Matteo Biffoni «ci sono le condizioni: i nostri amministratori hanno già una grande sensibilità sui temi ambientali, e sicuramente sarà facile arrivare ad una consapevolezza più diffusa e profonda sull’economia circolare, per fare il passo successivo e tradurre le parole e le norme in scelte precise anche di carattere amministrativo».

La Regione Toscana, ha spiegato dunque l’assessore, di fatto può fare molto, «a partire dalla pianificazione – è in fase di aggiornamento il Piano regionale dei rifiuti e le bonifiche – con l’attività autorizzatoria, col monitoraggio delle aziende. Ma sostenendo anche la sana imprenditoria di settore con l’utilizzo dei fondi strutturali da destinare all’efficientamento energetico, o all’innovazione». Paradossalmente però nella partita degli incentivi, almeno a livello nazionale, da sempre grande assente è però proprio il settore del recupero di materia. Un’efficace politica industriale deve però poter contare su una regia lungimirante ad ogni livello, compreso quello europeo e nazionale, dove il Collegato ambientale recentemente approvato lascia ancora molto a desiderare.

Secondo De Girolamo è necessario «individuare un mix di incentivi, disincentivi e tasse ambientali che orientino produttori e consumatori verso la produzione e l’acquisto di prodotti ad alta efficienza di uso delle risorse; ripensare profondamente lo strumento della responsabilità estesa del produttore; migliorare i criteri degli acquisti verdi delle pubbliche amministrazioni, punto oggetto anche del Collegato ambientale. Utilizzare meglio i Fondi Strutturali orientando una quota definita di questi per le politiche relative all’economia circolare, punto sul quale il Pacchetto europeo è ancora un po’ generico e dove devono essere individuati bene flussi di finanziamento specifico». Si tratta, di «miglioramenti necessari perché l’Europa si doti di un quadro legale e di indirizzo chiaro ed impegnativo in materia di economia circolare». La parlamentare europea Simona Bonafè, presente oggi a Firenze, concorda: «Economia circolare vuol dire politica industriale. Lavorare insieme in questa direzione potrebbe portare ad un aumento dei posti di lavoro e al miglioramento dei servizi, grazie a regole chiare e condivise che sbloccherebbero investimenti in tempi rapidi», con la Toscana che si «candida a essere una regione traino a livello europeo» per l’economia circolare». Ottenere una reale chiarezza normativa, con la relativa certezza non solo del diritto ma anche del dovere, sarebbe davvero il primo passo da compiere.