Economia circolare, Legambiente: «Proposta Ue depotenziata». Il confronto punto per punto

Obiettivi al ribasso e nessun accenno all’uso efficiente delle risorse. L’unico plus sull’obsolescenza programmata

[2 dicembre 2015]

paragone proposte ue economia circolare

La Commissione europea ha presentato oggi il nuovo pacchetto di misure sull’economia circolare che, nelle intenzioni, è destinato a cambiare il modo in cui produciamo, utilizziamo e smaltiamo i nostri prodotti in Europa: in astratto si tratta dunque della più importante normativa ambientale varata dall’Unione negli ultimi anni, con risparmi potenziali per il settore produttivo pari a 600 miliardi di euro e circa il 2-4 % di taglio annuale di emissioni climalteranti.

«Al momento, però, solo nelle intenzioni – commenta la direttrice generale di Legambiente Rossella Muroni – perché il pacchetto presentato oggi dalla Commissione Juncker è fortemente depotenziato rispetto al progetto iniziale. È evidente che il pacchetto di misure, così com’è congegnato, non va nella giusta direzione, sia per la mancanza di misure cogenti e tempistiche strette, sia perché fissa obiettivi che in una buona parte dei paesi sono già realtà. In questo modo  rischia di non fare scattare quella mole di lavoro e di prodotto interno lordo che la proposta intende promuovere. È anche un pessimo segnale rispetto alla Conferenza sul clima che si sta svolgendo a Parigi, perché per ridurre le nostre emissioni di gas serra e contenere l’aumento della temperatura del pianeta sotto ai due gradi centigradi servono fatti e non proclami».

La nuova normativa è figlia della precedente Commissione Barroso, ma l’attuale commissione Junker la ritirò immediatamente per poi promettere di ripresentarla migliorata a fronte delle critiche ricevute in quell’occasione: il confronto tra le due proposte dimostra però che non è così. Ad esempio, sottolinea Legambiente, l’obiettivo di riciclo dei rifiuti urbani, che era del 70% al 2030 nella prima proposta, scende al 65% con Estonia, Grecia, Croazia, Lettonia, Malta, Romania e Slovacchia che potranno chiedere una proroga di 5 anni. Scende dall’80 al 75% l’obiettivo di riciclo degli imballaggi al 2030, come scendono anche gli obiettivi sulla riduzione del conferimento in discarica. Il documento attuale prevede che possano finire in discarica nel 2030 fino al 10%  dei rifiuti domestici, compresi rifiuti riciclabili o compostabili. Mentre quello precedente fissava, per la stessa data, un massimo del 5% per i rifiuti non pericolosi di origine domestica ed escludeva quelli riciclabili o compostabili. Anche per la raccolta separata della frazione organica, che avrebbe dovuto essere obbligatoria ovunque entro il 2025, c’è un passo indietro: adesso si parla di organizzarla ovunque entro il 2025 laddove si dimostri tecnicamente, economicamente e ambientalmente possibile. «Una clausola, quest’ultima, molto pericolosa – osservano dal Cigno verde – La lobby degli inceneritori qui ha colpito pesantemente, con la pretesa di considerare come rinnovabile la quota di energia derivata dalla combustione della frazione umida dei rifiuti urbani», ma anche assimilando quote di materiali plastici sotto la definizione di “biomasse”. Ancora, per la riduzione dello spreco di cibo, si indicava 30% in meno di cibo finito in spazzatura nel 2025 rispetto ai valori del 2017 mentre ora non viene suggerito nessun obiettivo ma solo una proposta di armonizzazione della metodologia di calcolo.

Non c’è invece nessun accenno all’obiettivo di efficienza nell’uso delle risorse, cioè come fare gli stessi prodotti consumando meno materia. Un punto che era invece alla base del pacchetto precedente, che indicava una riduzione del 30% rispetto al consumo di materie prime impiegate nella produzione manifatturiera.

Un aspetto positivo è, invece, quello legato alla direttiva Ecodesign, dove finalmente verranno inseriti criteri di durevolezza, riciclabilità e riparabilità negli elettrodomestici prodotti e venduti in Europa, così da combattere l’odioso fenomeno della obsolescenza programmata. Positiva anche l’introduzione della prevenzione dell’obsolescenza programmata di cui non si faceva menzione in precedenza.