Dopo le critiche, la Commissione sponsorizza la green economy

Economia circolare, l’Europa ora punta a chiudere il cerchio

Entro il 2030 +11% del Pil e gas serra dimezzati: 1,8 mila miliardi di euro i benefici complessivi

[25 giugno 2015]

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Chiudere il cerchio: per dare una spinta alle imprese e ridurre i rifiuti, la Commissione europea sembra voler tornare a puntare sull’economia circolare, forse convinta dei punti di forza e debolezza del Vecchio continente. L’Europa – ammoniscono infatti dalla Commissione – è ricca di competenze, ma povera di materie prime: oggi l’Ue ne importa 6 volte di più di quante ne esporti, e mentre si prevede che 4 miliardi di persone nel mondo varcheranno presto (entro il 2035) le soglie di consumo tipiche della classe media, già oggi in Europa consumiamo le nostre risorse rinnovabili il 50% più rapidamente della loro capacità di rigenerarsi, con gravi rischi per il nostro ambiente, la nostra salute e le nostre industrie.

Secondo la Commissione europea, è dunque ora di cambiare rotta. Forse anche rispetto alle iniziali intenzioni della Commissione stessa. Nemmeno il tempo di insediarsi, e l’anno scorso una delle prime mosse da parte del team guidato da Jean-Claude Juncker è stata infatti quella di ritirare i pacchetti legislativi su aria pulita ed economia circolare, un atto valutato sconsiderato da ambientalisti, ministero dell’Ambiente e dallo stesso ex-commissario europeo Potočnik. Recentemente, esponenti di spicco della Commissione come Timmermans hanno però posto una crescente enfasi sull’economia circolare come perno per l’industria europea, e per il nuovo piano d’azione (che dovrà essere redatto entro fine anno) il carico di aspettative torna a risalire.

Dopo aver inaugurato una consultazione pubblica sul tema, per fare il punto della situazione la Commissione ha convocato oggi a Bruxelles una conferenza aperta agli stakeholder dell’economia circolare – Closing the loop – investendo capitale politico di peso: il commissario all’Ambiente Karmenu Vella è stato affiancato dal primo vicepresidente Frans Timmermans e da Jyrki Katainen, responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività. Al centro del dibattito il rapporto Growth within: a circular economy vision for a competitive Europe, redatto dall’autorevole Ellen MacArthur Foundation insieme al McKinsey Center for Business and Environment e al SUN (Stiftungsfonds für Umweltökonomie und Nachhaltigkeit).

Dai dati presentati risulta chiaro come il modello economico dell’economia circolare, che punta a mantenere alto il valore aggiunto dei prodotti il più a lungo possibile e minimizzare la produzione di rifiuti, rappresenti oggi la strategia di sviluppo economico più credibile per l’Europa. Secondo la Ellen MacArthur Foundation, l’attuale modello di crescita lineare è fortemente dipendente dalle risorse naturali finite cui fa affidamento (e dalla loro volatilità di prezzo), mentre un’economia circolare si tradurrebbe in 1,8 mila miliardi di euro di benefici complessivi per l’Europa da qui al 2030, il doppio di quanto previsto rispetto al modello business-as-usual. L’aumento del Pil sarebbe dell’11% contro il 4%, le emissioni di CO2 si ridurrebbero del 48% nello stesso lasso di tempo e il consumo di materie prime in molti e rilevanti settori economici potrebbe ridursi del 32% (del 53% entro il 2050).

Fattore non trascurabile, a causa dell’implementazione di un’economia circolare alcune produzioni verrebbero certamente spiazzate, ma nel complesso l’effetto netto sull’occupazione si dimostra positivo: già oggi 4 milioni di persone lavorano in ambito green economy, e altri ne verranno. «L’economia verde, come talvolta viene chiamata – ha dichiarato il commissario Vella – non è più il mercato di nicchia che a volte si immagina, ma sta gradualmente diventando l’economia, punto».

Perché questo effettivamente accada, occorre però essere sinceri, andare oltre l’approssimazione di lodi e cifre che sempre circondano l’economia circolare e ammettere che una via per slegare la crescita economica dai vincoli fisici del pianeta (come tra le righe sembra suggerire anche la Ellen MacArthur Foundation) non esiste; le possibilità di sviluppo passano comunque dalla tecnologia più che dalla decrescita, e perché dalle chiacchiere si passi alla realtà servono dunque investimenti e norme ad hoc. È su questo terreno che l’ambizione della Commissione Ue sarà misurata.